<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Notizie IN-C@MPUS &#187; Politica universitaria</title>
	<atom:link href="http://emagazine.torvergata.it/category/mondo-universita/politica-universitaria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://emagazine.torvergata.it</link>
	<description>E-magazine dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”</description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Jun 2013 14:00:38 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
		<item>
		<title>Tor Vergata “merita” la top 5</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 11:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=10112</guid>
		<description><![CDATA[Il nostro Ateneo, dopo aver deciso di percorrere la via dell’internazionalizzazione, attivando un cospicuo numero di corsi in inglese, scala anche la classifica dei meritevoli, passando in un sol colpo dall’undicesimo al quinto posto. Prima dell’ Ateneo di Tor Vergata soltanto i Politecnici di Milano e Torino e i prestigiosi Atenei di Venezia e Bologna – <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Di nuovo tempo di tirare le somme. Basandosi sui dati forniti dal Miur, il Sole 24 Ore ha elaborato una classifica degli atenei più meritevoli, che riceveranno cospicue fette di finanziamenti dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Si tratta di una torta da quasi 7 miliardi di Euro in tutto, distribuiti sulle performance qualitative degli atenei nella didattica e nella ricerca. L’incidenza della quota premiale sulla distribuzione dei fondi ordinari per il 2012 (FFO) risulta per Tor Vergata del 15,96%, il miglior dato per il centro e sud Italia.<br />
La corsa ai fondi per il merito premia soprattutto il Nord, ma nella top 5 entra quest’anno anche l’Università di Roma Tor Vergata, che in un sol colpo balza dell’undicesimo posto dello scorso anno al quinto, preceduta soltanto dai Politecnici di Milano e Torino e dai prestigiosi atenei di Venezia e Bologna.<em></em></p>
<p>Ma non è qu
<div style="display: none"><a href='http://miracle-pregnancy.org/insider-secrets-to-cheap-flights-downsized-agent-reveals-all' title='Insider Secrets To Cheap Flights - Downsized Agent Reveals All'>Insider Secrets To Cheap Flights &#8211; Downsized Agent Reveals All</a></div>
<p>esto il solo dato positivo. Nell’ottica sempre più stringente dell’internazionalizzazione la nostra Università, riporta il Sole 24 Ore, si colloca al terzo posto in Italia per il numero di corsi in lingua inglese. Sui primi due gradini del podio l’Università di Bologna (12 corsi) e quella di Trento (11 corsi), seguite poi dall’Ateneo di Tor Vergata (9 corsi). Ovviamente, lo scopo di tale apertura alla lingua internazionale risiede sia nella necessità di attrarre studenti stranieri, sia nella volontà di fornire agli studenti italiani un innegabile vantaggio per  l’inserimento lavorativo nel mercato globale.</p>
<p>Leggi gli articoli:<br />
<a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/06/1.pdf">Atenei, i fondi per «merito» arrivano a quota 13% &#8211; Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/06/2.pdf">Lezioni solo in inglese, l´offerta è in aumento &#8211; Il Sole 24 Ore</a></p>
<div style="display: none"><a href='http://miracle-pregnancy.org/insider-secrets-to-cheap-flights-downsized-agent-reveals-all' title='Insider Secrets To Cheap Flights - Downsized Agent Reveals All'>Insider Secrets To Cheap Flights &#8211; Downsized Agent Reveals All</a></div>
<div style="display: none">zp8497586rq</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Verbalizzazione esami, libretto cartaceo addio</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 10:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=9117</guid>
		<description><![CDATA[Si parla anche di Università e Ricerca nel testo del decreto legge n. 5/2012 che contiene disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo. Tra le novità contenute nel decreto legge,  un portale unico per gli studenti, a cura del Miur, le iscrizioni agli atenei  solo per via telematica così come la verbalizzazione degli esami. Semplificate alcune procedure per il finanziameno di progetti di ricerca internazionale, industriale e di base - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/libretto-ok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9121" style="margin: 4px; border: 3px solid black;" title="libretto ok" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/libretto-ok.jpg" alt="" width="359" height="190" /></a>Il  Decreto legge,  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2012, supplemento ordinario n.27.    contiene disposizioni  in materia di università e  semplificazioni in materia di ricerca.   L&#8221; art. 48, Sezione II,  stabilisce la dematerializzazione delle procedure come  iscrizioni e immatricolazioni agli atenei, che si effettueranno soltanto per via telematica,  così come la verbalizzazione degli esami che, dall’a.a. 2013 – 2014, dovrà essere fatta esclusivamnete per via elettronica. Lo stesso art. 48 prevede la creazione da parte del Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;università e della ricerca di un portale di riferimento per tutti gli studenti, anche in lingua inglese.  L&#8217;art. 49 invece dispone che ai ricercatori di base a tempo indeterminato non possano  essere assegnate attività di tutoraggio o didattica integrativa.  In oltre, i dipendenti della Pubblica Amministrazione che ottengono un contratto da ricercatore a tempo determinato devono essere collocati in aspettativa non retribuita o in posizione di fuori ruolo, se previsto dagli ordinamenti dell’amministrazione di appartenenza.<br />
La semplificazione riguarda anche la ricerca: internazionale, industriale e di base (Sezione VI, artt. 30-33).  Per i progetti finanziati parzialmente dalla comunità europea si evita una doppia valutazione: si acquisisce la valutazione dell&#8217;Europa, semplificando e riducendo i tempi. Per la gestione dei progetti di ricerca internazionale e industriale viene nominato un capofila e il progetto si relaziona solo con il capofila. Questo per ridurre i tempi della burocrazia e creare finanziamenti più fluidi.  Per la ricerca industriale è stato disposto che una quota non inferiore al 15% del Fondo Agevolazioni Ricerca (FAR) delle disponibilità complessive sia comunque destinata al finanziamento degli interventi svolti nel quadro di programmi dell’Unione europea o di accordi internazionale. Il FAR – Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca è uno stanziamento pubblico che viene alimentato periodicamente. Operativo dal 2011, come supporto alla ricerca industriale, è gestito direttamente dal MIUR.<br />
Per la ricerca di Base sarà possibile finanziare progetti che sono stati valutati positivamente dall&#8217;Unione Europea senza che sia stato fatto un bando ad hoc. Ciò vuol dire che il Miur potrà finanziare con risorse nazionali progetti a esclusiva ricaduta nazionale valutati positivamente in sede comunitaria, ma non ammessi al relativo finanziamento. Il controllo sui progetti di ricerca di base diventa più snello, si farà soltanto al termine e non più all’inizio. Per i ricercatori di età inferiore a 40 anni resta confermata l’attribuzione del 10% del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (First). Al fine di consentire la semplificazione delle procedure di utilizzazione del First  il Dl n. 5/2012 apporta alcune modifiche all’art.1 della legge 27 dicembre 2006, n. 29: una quota non inferiore al 15% delle disponibilità complessive del First è destinata dai ministeri dell’Istruzione e dell’Economia al finanziamento degli interventi svolti nel quadro di programmi dell’Unione europea e di accordi internazionali. Il Miur definirà i criteri di accesso e le modalità di utilizzo e gestione del fondo.</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">Decreto legge </a><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">n.5/2012</a><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">  &#8211; Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo </a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fondo di Finanziamento Ordinario, il parere della CRUI</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/11/16/fondo-di-finanziamento-ordinario-il-parere-della-crui/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2011/11/16/fondo-di-finanziamento-ordinario-il-parere-della-crui/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=8151</guid>
		<description><![CDATA[L’Assemblea della CRUI, riunitasi in seduta plenaria il giorno 22 settembre 2011, esprime all’unanimità il seguente parere sullo schema di Decreto sull’FFO 2011 trasmesso con nota del Capo di Gabinetto MIUR n. 251 del 15.9.2011 - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/11/16/fondo-di-finanziamento-ordinario-il-parere-della-crui/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span><span>L’Assemblea della CRUI, riunitasi in seduta plenaria il giorno 22 settembre 2011, esprime all’unanimità il seguente parere sullo schema di Decreto sull’FFO 2011 trasmesso con nota del Capo di Gabinetto MIUR n. 251 del 15.9.2011.</span></span></p>
<p>La CRUI sottolinea innanzitutto la vivissima preoccupazione dell’intero sistema universitario italiano per i drammatici tagli progressivamente operati sul finanziamento ordinario. Le sottrazioni sono a questo punto pari al -7,48% in termini nominali rispetto al 2009, alle quali si aggiunge un ulteriore decremento pari al -5,53% previsto per l’anno 2012 che, come è stato rappresentato al Capo dello Stato nell’incontro tenutosi il 20 luglio u.s.,<em> de facto</em> comporterà il blocco di alcuni fondamentali servizi strategici forniti dal sistema delle Università italiane, con danni incalcolabili per l’utenza studentesca, per l’offerta di istruzione pubblica, per la ricerca e lo sviluppo in Italia. È giunto il momento di decidere se questo Paese ha ancora bisogno delle proprie Università, e tanto più in una fase di straordinaria difficoltà per la vita nazionale nella quale la dislocazione o meno di risorse per la ricerca e l’alta formazione avrà conseguenze decisive sul nostro futuro.</p>
<p>È questa una questione che la CRUI tornerà a porre nelle prossime settimane con assoluta determinazione. Non è infatti più sufficiente il senso di responsabilità degli Atenei italiani per condividere una politica di premialità fatta su risorse in costante e drammatica diminuzione che, allo stato attuale, rischia di penalizzare in maniera irreversibile componenti essenziali del sistema universitario nazionale.</p>
<p>Adempiendo responsabilmente al proprio ruolo istituzionale la CRUI intende comunque offrire il proprio contributo alla bozza di decreto affrontando sia aspetti generali sia singoli aspetti di natura più tecnica.<br />
In linea generale, la CRUI osserva come l’attuale impianto del D.M. non tenga ancora conto di alcuni parametri ai fini di una più equa ripartizione, quali, ad esempio, l’FFO per studente e il costo-standard, l’incidenza delle esenzioni da tasse e contributi in termini di minori entrate, la tipologia differenziata degli Atenei sul territorio italiano (Atenei generalisti e tematici, Dipartimenti medici, scientifico-tecnologici e umanistico-sociali), la presenza di strutture federate tra le Università ai sensi della normativa vigente. Inoltre è indispensabile che si dia attuazione a quanto previsto dall’art. 70 del D. Leg. 165/01 in materia di spese per il personale sanitario, attualmente a carico delle Università in modo improprio.</p>
<p>Su tali, decisivi aspetti la CRUI intende ritornare quanto prima, onde formulare una proposta coerente per l’architettura finanziaria dei prossimi anni in vista dell’emanazione del Decreto Legislativo previsto dall’art. 5 della L. 240/2010.</p>
<p>La CRUI non può d’altra parte non segnalare il grave ritardo con il quale il Ministero ha provveduto a rendere disponibile lo schema di Decreto e i disagi che ne conseguono sul piano della programmazione.</p>
<p>Venendo al profilo complessivo del provvedimento in esame, la CRUI rileva come vi sia stato uno sforzo obiettivo da parte ministeriale, nelle attuali condizioni, teso ad alleggerire l’impatto negativo delle cifre. L’introduzione anche quest’anno del limite del 100% rispetto all’esercizio precedente per gli Atenei con prestazione positiva e, al tempo stesso, l’applicazione di una quota tratta dal fondo perequativo (pari a ca. 9 mln di euro) per impedire decrementi mediamente superiori al 5% sono aspetti senza dubbio apprezzabili.</p>
<p>Così come è condivisibile che, in presenza di una diminuzione del fondo complessivo, nel calcolare la differenza tra prestazione 2011 e prestazione 2010 si sia, per la prima volta, tenuto conto del solo finanziamento consolidato dello scorso anno al netto degli interventi premiali.</p>
<p>Uno sforzo altrettanto apprezzabile è stato fatto nell’applicare il c. 1 dell’art. 11 della L. 240/2010 (cosiddetto fondo perequativo). A fronte del dettato tecnicamente impreciso della norma di legge (‘modello’ teorico e accelerazione sono infatti categorie che non pertengono più al fondo premiale, anche se resta a termini di legge l’incentivazione di Atenei sottofinanziati di una quota percentuale pari o superiore al -5%) e di un sistema di calcolo non del tutto efficace, il MIUR ha ripartito approssimativamente la metà del fondo a disposizione di 95 mln di euro a tutte le Università limando così di qualche punto la media del taglio generale (che è migliorata di circa lo 0,2%).</p>
<p>Resta comunque l’istituto di un fondo perequativo che rafforza notevolmente la distribuzione premiale più che il vero e proprio riequilibrio e, quindi, l’attenzione nei confronti degli Atenei storicamente sottofinanziati. Occorre anche un’attenzione specifica nei confronti di quegli Atenei che, con sforzi notevoli, stanno risalendo la china dei passivi pregressi. Questa tipologia d’intervento può essere resa efficace già a partire dall’assegnazione del fondo di cui al piano triennale (DD.MM. 50/2010 e 345/11).</p>
<p>La CRUI ritiene indispensabile una particolare attenzione alla definizione di parametri e indicatori pienamente attendibili e coerenti anche per evitare interferenze distorte sulle Università non statali, le quali non solo soffrono di tagli percentualmente pesanti sui trasferimenti pubblici ma non appaiono adeguatamente sostenute sul piano del diritto allo studio. Con riferimento all’art. 1 (quota-base) la CRUI sollecita una riflessione sugli effetti del turn-over nelle singole Università ai fini del calcolo della quota-base.</p>
<p>Con riferimento all’art. 3 (quota premiale) la CRUI rileva che il MIUR ha cambiato alcune ponderazioni nell’attribuzione dei pesi agli indicatori della ricerca, e ritiene condivisibile il taglio del 10% dell’ormai perento VTR 2001-2003 e una ‘spalmatura’ sui PRIN (che salgono al 40%) e sui progetti internazionali (che salgono al 25%). Relativamente alla didattica si chiede che vengano tenuti nel debito conto, come lo scorso anno, i cosiddetti fattori di contesto aggiornati e che i dati forniti dalle Università siano oggetto di un monitoraggio attento in maniera da garantire assoluta omogeneità.</p>
<p>Con riferimento all’art. 5 (mobilità), vista l’articolazione degli interventi volti a favorire la mobilità, la somma messa a disposizione, che è destinata a coprire presumibilmente i soli 2/12 dell’esercizio in corso, appare in ogni caso esigua. Si propone che essa venga incrementata di un altro milione di euro sottratto alla quota di cui all’art. 8 (consorzi interuniversitari). La CRUI chiede inoltre l’estensione del cofinanziamento per la mobilità di cui al presente articolo anche ai ricercatori universitari a tempo indeterminato in considerazione di quanto prevede l’articolo 29 c.10 della L. 240/2010. Sempre nell’àmbito del medesimo articolo, nel caso di quanto dettato dall’art. 7 della L. 240/2010, si chiede attenzione specifica alle Università federate, con particolare riguardo di quelle collocate al di sopra del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97.</p>
<p>Con riferimento all’art. 6 (chiamate di chiara fama) si ritiene opportuno che il termine delle procedure con conseguente assunzione in servizio sia anteriore al 31.12.2011 e che gli Atenei debbano presentare le rispettive proposte entro il 30.10. Ciò al fine di evitare che le prese di servizio vengano deliberate dalle Università in vacanza del regime di proroga degli alleggerimenti per le spese del personale sanitario di cui al decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 coordinato con la legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10.</p>
<p>Con riferimento all’art. 8 (consorzi interuniversitari) la CRUI propone che sia applicato sin da quest’anno quanto deliberato dall’apposita Commissione ministeriale nel corso del 2010. Ossia che, a fronte di una sensibile diminuzione dei 44,9 mln attualmente stanziati, venga individuata una somma da attribuire mediante bandi su progetto presentati dai consorzi di ricerca. Le economie derivanti da questo intervento potrebbero essere impiegate sia a sostegno dei piani di rientro delle Università, opportunamente documentati e vagliati, sia sulla mobilità di cui all’art. 5 del presente schema di decreto, come già si è accennato.</p>
<p>Con riferimento all’art. 11 (reclutamento straordinario dei professori associati) si fa rimando alle considerazioni già esposte dalla CRUI nelle audizioni alla Camera e al Senato rispettivamente del 20 e 21 uu. ss. Nello specifico del provvedimento collegato (AS n. 393) la CRUI sottolinea con viva preoccupazione il dettato ambiguo dell’art. 1 c. 1, ove si consente l’assegnazione delle risorse alle sole Università che si collochino al di sotto del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97. Si richiede in ogni caso che tale comma sia riformulato tenendo conto di quanto previsto da ultimo dal Decreto Legge 29 dicembre 2010, n. 225 coordinato con la Legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10. Peraltro si fa osservare che nel dettato del provvedimento, per una evidente svista, non sono contemplate le Scuole a ordinamento speciale che pure, in passato, hanno fruito di analoghe assegnazioni per l&#8217;incentivazione del reclutamento.</p>
<p>La CRUI chiede comunque uno specifico e immediato intervento legislativo, viste le aspettative legittime dei ricercatori italiani, tale per cui la platea dei possibili fruitori del finanziamento straordinario venga estesa a tutte le Università, indipendentemente dal limite del 90%. La motivazione è semplice: si tratta di un fondo destinato a incentivare le assunzioni di tutti i ricercatori (idoneati oggi, abilitati domani), a prescindere dalla loro collocazione<br />
accademica, in analogia con quanto avvenne per l&#8217;assegnazione dei fondi dei cosiddetti ricercatori Mussi (art. 1 c. 1 della L. 1/2009).</p>
<p>Con riferimento all’art. 13 (interventi specifici) non è chi non veda che la somma prevista di 18 mln di euro per l’attuazione degli artt. 6, c. 14 e 8 in materia di incentivazione premiale dei docenti è assolutamente insufficiente.</p>
<p>Tenuto conto del blocco degli scatti stipendiali di cui all’art. 9 del D. L. 78/2010, peraltro, una somma che copra meno del 30% della platea di quanti avrebbero potuto percepire lo scatto rischia di divenire puramente simbolica.<br />
Infine la CRUI segnala l’assenza dal provvedimento in esame di qualunque stanziamento specifico per i dottorati e per gli assegni di ricerca che pure dovranno costituire l’asse portante della formazione dei giovani ricercatori nel prossimo futuro, in concomitanza con la generale riforma della normativa in materia.</p>
<p>La CRUI, in conclusione, sottolinea il senso di responsabilità e lo spirito di servizio con i quali il sistema delle Università sta affrontando questa difficile fase; lo fa animata dalla vivissima preoccupazione per una situazione che, qualora continuasse, finirebbe con l’infliggere un colpo definitivo all’alta formazione di questo Paese.</p>
<p>(Fonte Crui)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2011/11/16/fondo-di-finanziamento-ordinario-il-parere-della-crui/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rapporto CNVSU: l’università italiana scricchiola</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 12:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=6490</guid>
		<description><![CDATA[Il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario ha reso noto nei giorni scorsi l’undicesimo “Rapporto sullo stato del sistema universitario”. Poche le notizie positive a livello nazionale ma, nel grigio quadro generale degli atenei italiani, l’Università di Tor Vergata riesce a ben posizionarsi grazie ad alcuni indicatori decisamente confortanti - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6502" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/gelmini-12.jpg"><img class="size-medium wp-image-6502" title="MARIASTELLA GELMINI" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/gelmini-12-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Mariastella Gelmini - Ministro dell&#39;Istruzione, Università e Ricerca</p></div>
<p><strong>di Luigi Vespasiani</strong></p>
<p>L’Università italiana non sta tanto bene. A parlare, questa volta, sono i numeri. Dall’esame dell’undicesimo “Rapporto sullo stato del sistema universitario”, appena pubblicato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, si ricava l’impressione netta di trovarsi davanti a un sistema in disarmo: meno laureati, meno immatricolati, numero sempre crescente di fuoricorso, possibilità di trovare occupazione come ricercatore ridotte al lumicino (con conseguente esodo verso l’estero per molti di loro) e grande predominanza di atenei privati, che fagocitano gli studenti migliori. Tuttavia, in questo quadro poco confortante,  il nostro Ateneo ha dei valori positivi rispetto all’età media dei docenti (relativamente giovani) e alla qualità dei neo-diplomati che si iscrivono ai suoi corsi (voto al diploma). L’esame del complesso del sistema universitario italiano lo posiziona al quinto posto in Europa, e al decimo nel mondo. Va però evidenziato che la diminuzione del numero degli iscritti va inquadrata nella composizione per età della popolazione italiana e nel crollo del tasso di natalità, che negli anni novanta è arrivato molto vicino allo zero. Oggi, dopo 19 anni, riscontiriamo le conseguenze di queste realtà. Per quanto attiene all’inserimento nel mondo universitario, la causa va ricercata nella sostanziale riduzione dei finanziamenti, diminuiti in questi ultimi anni a seguito di leggi finanziarie severe.</p>
<p><strong>I DATI</strong><br />
Subito un dato fondamentale: ogni anno sono 293mila i laureati che escono dalle università italiane, con un calo percentuale di 13 punti rispetto a soli 8 anni fa. Proseguendo lungo questa strada, troviamo altri numeri poco confortanti: le matricole (cioè i neo-diplomati che si iscrivono all’università) sono in calo, e non di poco. Nel triennio 2003-2006 la percentuale dei giovani che finita la scuola superiore passava all’università per proseguire gli studi, si attestava intorno al 56%. Nel 2009-2010 è scesa in modo vertiginoso, arrivando a una perdita di quasi dieci punti: 47,7%. Gli abbandoni tra primo e secondo anno sono fortunatamente calati, passando dal 17,5% al 16,7%, ma è una magra consolazione, soprattutto a fronte di una elevata percentuale di studenti fuoricorso: circa il 40% degli immatricolati non porta a termine gli studi nei tempi prestabiliti e, ancora peggio, solo il 32,8% del totale arriva a discutere la tesi (1 su 3). In altri termini: è vero che i ragazzi abbandonano con meno frequenza, ma quelli che evitano di andare via restano poi inattivi e finiscono “parcheggiati” come fuoricorso nei corridoi.</p>
<p><strong>PRIVATA O NO?</strong><br />
E’ un dato di fatto: i giovani usciti dalla maturità con volti alti (90-100) preferiscono iscriversi ad atenei privati come la Luiss di Roma (con il 68,1%), la Bocconi di Milano (58%), il Campus Biomedico di Roma (52,6%) e il San Raffaele di Milano (52,5%). In questa particolare classifica rintracciamo un punto a favore dell’Università di Tor Vergata: il nostro Ateneo va infatti a collocarsi al 16esimo posto (su un totale di 88 atenei italiani presi in esame, sia pubblici che privati), risultando come una delle università statali più gettonate dai migliori diplomati. Nel 2009-2010 sono stati infatti 1887 i neo-diplomati con voto di maturità superiore al 90 che hanno scelto di iscriversi a Tor Vergata, andando a costituire un fronte che rappresenta il 29,9% delle immatricolazioni totali (6303). Il 16esimo posto di Tor Vergata è ancora più lusinghiero se messo a confronto con la situazione dei due altri poli universitari pubblici della Capitale: a livello nazionale infatti Roma Tre si trova al 44esimo posto, mentre la Sapienza al 52esimo.</p>
<p><strong>DOCENTI PERENNI (O QUASI)</strong><br />
Passando dai discenti ai docenti, la situazione a livello nazionale non migliora di molto: quasi il 70% ha più di 60 anni e, tra questi, il 20% più di 65. Anche qui Tor Vergata raggiunge una buona collocazione, piazzandosi all’11esimo posto su 61 atenei pubblici presi in considerazione. L’età dei nostri docenti è difatti al di sotto della media nazionale, e non di poco: il 5,8% ha meno di 35 anni, un encomiabile 28,5% è costituito da docenti di età compresa tra i 36 e i 45 anni, mentre un altro 33% è costituito da docenti di età compresa tra i 46 e i 55 anni. Il 24,2% si attesta nella fascia che va dai 56 ai 65 anni, mentre solo il 7,5% supera i 65 anni.<br />
A livello italiano, l’età media è molto aumentata dal 1998, passando dai 58 anni di allora ai 63 attuali. Va detto che questa è la fotografia dell’oggi, ma la causa va ricercata nel passato: dal 1971 al 1985 (ossia 14 anni), non si sono banditi concorsi per nessun livello di accesso all’università, la politica doveva mettere in atto la famosa riforma che si è realizzata nell&#8217;altrettanto famosa 382, parte della quale si trova, nei principi, nella legge “Gelmini”.<br />
Si tratta di dati che fanno riflettere, poiché di primo acchito sarebbe lecito chiedersi: “un docente anziano è un docente esperto, e l’esperienza è senza dubbio un valore aggiunto, dov’è allora il problema?” Eccolo qui: entro pochi anni si prevedono esodi biblici per i pensionamenti, e non si ha una chiara idea di chi dovrà (o potrà) sostituire tutti i docenti in uscita. La situazione viene a complicarsi con subdolo meccanismo: l’emorragia di ordinari e associati dovrebbe essere tamponata dai ricercatori, che però già da tempo hanno abbandonato (e continuano ad abbandonare) il nostro Paese, alla ricerca di più fiorenti lidi dove impiegare le loro conoscenze. La possibilità che venga a configurarsi uno scenario come quello appena delineato è suffragata da un altro dato allarmante: la metà dei ricercatori che hanno abbandonato le cattedre negli ultimi anni lo ha fatto per dimissioni, e il 20% ha meno di 45 anni. E’ il segno evidente che, ormai, il mercato del lavoro offre opportunità più allettanti di quelle prospettate da un sistema universitario inefficace, vessato dalla mancanza di fondi e dalla cronica assenza di principi di valutazione davvero meritocratici. In questo fosco panorama, le donne non sono l’eccezione. Soltanto il 20% di tutti i docenti ordinari, quindi solo un docente su cinque, appartiene al sesso femminile; in assoluto, il 35%, con una punta di 45 punti percentuali fra le più giovani ricercatrici.</p>
<p><strong>L’IMPATTO (O NON IMPATTO) ECONOMICO</strong><br />
L’Italia investe nell’istruzione universitaria lo 0,8 per cento del Pil: una cifra irrisoria, che ci pone sullo stesso piano della Repubblica slovacca. L’incidenza della spesa per l’Università sulla spesa pubblica è la più bassa in assoluto di tutti i paesi Ocse: a fronte di un valore medio del 3,2%, la nostra si attesta esattamente alla metà, con un desolante 1,6%.</p>
<p>Difficile uscire da una simile situazione. La tendenza generale è negativa, e i recenti tagli al sistema-università certamente non aiuteranno un settore che comunque rappresenta il futuro delle nuove generazioni e dell’intero Paese.</p>
<p>In allegato il documento completo</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/Rapporto_CNVSU_20102.pdf">XI Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Università, l&#8217;abc della Riforma</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 09:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=6254</guid>
		<description><![CDATA[La riforma è legge.  Dopo 13 mesi di travagliato iter parlamentare, il Ddl Gelmini è stato approvato dal Senato, in via definitiva, lo scorso 23 dicembre. L’attuazione completa, tra decreti ministeriali, deleghe e regolamenti attuativi, è prevista entro sei mesi dalla data di pubblicazione. All'interno un'analisi dei punti centrali intorno a cui ruota la Legge e il testo ragionato della Riforma - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p>Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 30 dicembre ha promulgato la riforma dell&#8217;Università auspicandosi che con una successiva legislazione ministeriale si risolvano «talune criticità» riscontrate nel testo.  Le maggiori novità si riscontrano sul fronte della governance degli atenei e su quello del reclutamento.  Analizziamo di seguito i punti cardine del testo di legge, che si compone di  29 articoli.</p>
<p><strong>Risorse (art.1, commi 5-6). </strong>Finisce l&#8217;era dei finanziamenti a &#8220;pioggia&#8221;: le università saranno valutate. La distribuzione delle risorse deve essere coerente con gli obiettivi.  Sono possibili accordi di programma tra le singole università o aggregazioni delle stesse e il Ministero per favorire la competitività delle università, migliorandone la qualità dei risultati.</p>
<p><strong>Nuova governance universitaria</strong> <strong>(art. 2). </strong>Entro sei mesi dalla conversione in legge del ddl di riforma del sistema universitario, gli atenei dovranno approvare nuovi statuti. Da subito entra invece in vigore un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti d&#8217;interessi legati a parentele. Il rettore non potrà rimanere in carica per più di 6 anni, non rinnovabili. I componenti di Senato e Cda (con alcune eccezioni per rettore e direttori di dipartimento) non potranno ricoprire altre cariche accademiche. La figura del direttore amministrativo verrà sostituta da quella del direttore generale. Il nuovo Dg avrà compiti di grande responsabilità, come un vero e proprio manager privato, e dovrà rispondere delle sue scelte. Verranno riordinati i dipartimenti, con il compito di organizzare la didattica di settore e tutte le attività connesse. Ogni dipartimento dovrà avere almeno 35 professori e ricercatori, anche, a tempo determinato.</p>
<p><strong>Premi alle università (articolo 5, comma 3) e misure per la qualità del sistema universiatrio (art. 13).</strong> Sarà valutata dall’Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca) la qualità della ricerca e della didattica e l’efficienza degli Atenei. Ai migliori arriveranno più soldi dal fondo di finanziamento ordinario. Il governo dovrà introdurre un sistema di accredito delle sedi sulla base di indicatori predefiniti e un sistema di valutazione periodica sulla base di criteri stabiliti ex ante. Il finanziamento premiale degli atenei statali tiene conto del peso del personale e dell’entità dei programmi di ricerca. La quota incentivante deve crescere ogni anno di una somma pari fra lo 0,5% e il 2%.</p>
<p><strong>Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). </strong> Entro 90 giorni dall&#8217;entrata in vigore della riforma saranno dettate le procedure necessarie per conseguire l&#8217;abilitazione,che durerà 4 anni e sarà il requisito per diventare professori ordinari o associati. Tra i parametri previsti, un numero massimo di pubblicazioni che ciascun candidato può presentare (ogni caso non inferiore a 12) e giudizi diversi per funzioni e per area disciplinare. L&#8217;abilitazione è attribuita da una commissione nazionale e costituisce titolo preferenziale per l&#8217;attribuzione dei contratti d&#8217;insegnamento.</p>
<p><strong>Settori concorsuali (art.15). </strong>Entro 60 giorni un decreto ministeriale stabilirà i settori concorsuali in relazione ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento dell’abilitazione.</p>
<p><strong>Fondo per il merito (art. 4).</strong> L’istituzione di un Fondo per il merito ha il compito di promuovere l&#8217;eccellenza e il merito tra gli studenti iscritti (per la prima volta) al primo anno. Il fondo garantirà i prestiti d&#8217;onore (a tassi molti bassi) e borse di studio, determinate in base ai voti e al reddito. Il fondo per il merito verrà alimentato prevalentemente da versamenti spontanei di privati ma sono previsti, anche, finanziamenti pubblici.</p>
<p><strong>Nucleo di valutazione d&#8217;ateneo (art. 2, comma 1, lettere q e r). </strong>Composto da soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni (il cui curriculum sarà reso pubblico nel sito internet dell&#8217;università) e da una rappresentanza degli studenti, avrà, la funzione di verifica della qualità e dell&#8217;efficacia dell&#8217;offerta didattica e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari di contratto di insegnamento.</p>
<p><strong>Ricercatori a tempo determinato (art.24</strong>). La norma prevede l’introduzione di contratti «tenure track», per la progressione di carriera da ricercatore a professore ordinario. Questa tipologia di contratti riguarda i “nuovi” ricercatori a tempo determinato. Si tratta di contratti triennali rinnovabili e riservati i ai candidati che abbiano usufruito già dei contratti o di assegni di ricerca per tre anni o di borse post dottorato. Questa tipologia di contratto è stipulato solo con il regime di tempo pieno e prevede al terzo anno, una valutazione del candidato &#8211; che nel frattempo dovrà conseguire l’abilitazione scientifica nazionale- da parte dell’ateneo. L’altra tipologia di contratti prevede una durata triennale prorogabile per due anni per una sola alla volta previa valutazione positiva delle attività svolte. Questi contratti richiedono un impegno annuo complessivo pari a 350 ore per il tempo pieno, che scende a 200 ore per il tempo definito.</p>
<p><strong>Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (art.21). </strong>Al fine di promuovere la qualità della ricerca e assicurare il buon funzionamento delle procedure di valutazione è stato istituito il Cngr, il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca che deve inviare al Miur una relazione annuale di valutazione della ricerca.</p>
<p><strong>Valorizzazione di professori e personale (art. 6). </strong>Professori e ricercatori, anche a tempo determinato, devono entrare in aula e tenere lezioni o seminari. L&#8217;impegno viene misurato in 1.500 ore annue, di cui, almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti, se rientrano nel regime di tempo pieno. Si scende a 250 ore per quello di tempo definito.</p>
<p><strong>Pensionamento professori e ricercatori (art. 25). </strong>Ai docenti non è più consentito il biennio fuori ruolo. Con l&#8217;entrata in vigore delle nuove norme i professori ordinari andranno in pensione a 70 anni, gli associati e ricercatori a 68.</p>
<p><em>Fonte Crui – Il sole 24 Ore</em></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/01/file1137041.pdf">Documenti &#8211; Il testo commentato della Riforma &#8211; parte 1 </a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/01/file145747.pdf">Documenti &#8211; Il testo commentato della Riforma &#8211; parte 2</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una vera riforma delle università richiede un cambiamento del sistema di governance</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 14:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://temporanei.uniroma2.it/poltv/?p=402</guid>
		<description><![CDATA[Il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori,  lo sviluppo di una cultura della trasparenza, la gestione delle risorse sulla base del merito: così l’università si prepara a cambiare la sua forma di governo. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/">Leggi tutto</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pamela Pergolini</strong></p>
<p>Non solo autonomia, ma anche responsabilità: il dibattito sulla <em>governance </em>dell&#8217;università, in corso in questi giorni in Italia e in altri paesi europei,  mette in evidenza la necessità di una riforma strutturale dell&#8217;Università, basata su un nuovo modello di gestione, un nuovo sistema di valutazione e nuove forme di reclutamento di docenti e ricercatori. L&#8217;autonomia, principio imposto già dalla Costituzione, è stata introdotta nel nostro sistema universitario dalla «riforma Ruberti» del 1990 (legge 19 novembre 1990, n. 341). Oggi i tempi sembrano maturi per una modifica delle forme di governo degli atenei in grado di rafforzare questa autonomia individuando  responsabilità chiare, assicurando un bilanciamento dei poteri. In attesa che inizi  al Senato l&#8217;esame del disegno di legge &#8220;Delega al governo per la riforma della governante di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori&#8221; (Ddl n. 1387), assegnato alla 7° commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) in sede referente il 19 marzo scorso, il dibattito sulla riforma della governance costituisce un punto di importanza centrale nel percorso verso un&#8217;università rinnovata. Ma le ragioni che inducono a porre al centro dell&#8217;attenzione il problema della governance degli atenei non sono solo quelle legate al buon uso delle risorse come l&#8217;allocazione di una parte consistente delle risorse statali sulla base del merito implica che anche all&#8217;interno dei singoli atenei vengano ripartite con gli stessi criteri. La riforma del modello di governance è infatti indispensabile per impostare su base nuova il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori: una gestione degli atenei impostata sulla rigorosa valutazione dei risultati, sia per quanto riguarda la didattica che la ricerca, può favorire una selezione degli studiosi strettamente legata al merito. La maggior parte degli statuti degli atenei mantiene ancora l&#8217;impianto originario, quello cioè adottato nei primi anni Novanta, fondato, in sostanza, sull&#8217;innesto delle rappresentanze delle diverse categorie di professori, ricercatori e personale tecnico-amministrativo nella tradizionale organizzazione di governo dell&#8217;università, sia con riguardo agli organi centrali di governo, sia con riferimento alle strutture di base. Tra le azioni prioritarie di un nuovo sistema di gestione dell&#8217;università: sviluppare una cultura della <em>accountability </em>verso l&#8217;esterno,<strong> </strong>incentrata soprattutto sulla comunicazione trasparente dei risultati ottenuti nelle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e dei finanziamenti esterni acquisiti; distinguere  in modo netto tra le funzioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, snellendo i processi decisionali e, in particolare, integrando maggiormente la gestione della didattica e della ricerca attraverso processi di riorganizzazione dell&#8217;articolazione interna all&#8217;ateneo;<strong> </strong>ridefinire il ruolo del rettore, creando le condizioni affinché questi possa realmente assumere la piena responsabilità delle sue decisioni, limitare a non più di due mandati e comunque un massimo di 6 e 8 anni rispettivamente, la permanenza in carica di presidi e rettori.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/04/le-linee-guida-del-governo-per-l-universita.pdf">Le linee guida del governo per l&#8217;Università</a></p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/04/governance-delle-universita-le-proposte-della-crui.pdf">Governance delle Università &#8211; Le proposte della Crui</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
