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	<title>Notizie IN-C@MPUS &#187; Mondo Università</title>
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	<description>E-magazine dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 May 2013 16:54:12 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VINSALUT, lo studio sul valore salutistico del vino condotto dal Cra e dall’Università Roma Tor Vergata</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2013/05/22/vinsalut-lo-studio-sul-valore-salutistico-del-vino-condotto-dal-cra-e-dall%e2%80%99universita-roma-tor-vergata/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 10:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=13635</guid>
		<description><![CDATA[L’interazione gene-dieta potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo e nella protezione contro patologie cronico-degenerative. L’obiettivo della ricerca Vinsalut è indagare come alcuni componenti presenti nel vino possano regolare l’espressione dei geni coinvolti nei principali processi fisio-patologici ed identificare quindi alcuni nutrienti come preventivi nei confronti di malattie cronico-degenerative. Tutte le informazioni verranno inserite in un’etichetta nutrizionale che informerà il consumatore sulle positive proprietà del vino a fini salutistici. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/05/22/vinsalut-lo-studio-sul-valore-salutistico-del-vino-condotto-dal-cra-e-dall%e2%80%99universita-roma-tor-vergata/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini *</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/grappola2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13659" style="margin: 3px; border: black 3px solid;" title="grappola" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/grappola2-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" /></a>VINSALUT è un progetto di ricerca condotto dal prof. Antonino De Lorenzo e la dott.ssa Laura Di Renzo, dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, Sezione di Nutrizione Clinica e Nutrigenomica, e dal dott. Diego Tomasi, del Centro di Ricerca in Agricoltura CRA- vitivinicolo di Conegliano. Sui risultati e gli obiettivi della ricerca, anticipata da Confagricoltura all’ultima edizione di Vinitaly, lo scorso aprile, abbiamo sentito la dott.ssa Laura Di Renzo, PhD, ricercatrice, biologa molecolare, specialista in Scienza dell’Alimentazione.</p>
<p><strong>Come nasce il progetto?</strong></p>
<p>Il progetto VINSALUT si prefigge di individuare modelli di interventi nel vigneto, fino ad ora limitati ad esperienze sperimentali, che consentano di aggiungere al vino un nuovo valore qualitativo legato al potere salutistico di alcuni composti presenti naturalmente nell’uva e dei quali si vuole indurre una maggior sintesi naturale in vigneto. Ciò può essere raggiunto attraverso lo studio della composizione dell’uva, compresi i composti legati al valore salutistico del relativo vino, ed infine grazie ad una verifica diretta dei positivi effetti di un bere moderato sulla salute umana.</p>
<p><strong>Su quali attività si basano le principali linee di ricerca?</strong></p>
<p>A nostro avviso sono tre gli elementi di novità che si possono conseguire mediante le attività di progetto. Innanzitutto interventi agronomici in vigneto che portino la pianta a stimolare la produzione di una maggior quantità di composti utili all’uomo, grazie all’adozione di una tecnica viticola meno invadente rispetto alle reali esigenze della vite, alla naturalità del prodotto e all’equilibrio pianta ambiente. Successivamente si devono valutare direttamente sull’uomo gli effetti ateroprotettivi e cardioprotettivi legati al consumo moderato e controllato di vino, grazie anche alla definizione della DRIs (Dietary Reference Intakes) che tenga conto del sesso, dell’età e dell’attività quotidiana del consumatore. Infine, si certifica il valore salutistico del vino, riportando in etichetta le sue proprietà antiossidanti e benefiche sulla salute. Il progetto prevede quindi di tracciare il “vino” non solo dal campo alla tavola ma fino agli effetti nutrigenomici, cioè benefici sulla salute, sul consumatore. Il crescente interesse dei consumatori verso la salubrità e la qualità degli alimenti ha indotto la Commissione Europea e, sul piano nazionale, il Ministero della Salute a considerare come priorità strategica il raggiungimento degli standard più elevati possibili di sicurezza alimentare.</p>
<p><strong>Su tutti i tipi di coltura vinicola avviene la sperimentazione?</strong></p>
<p>La sperimentazione vuole concentrarsi su potature più povere e meno elaborate delle classiche tecniche, sulla sospensione delle concimazioni azotate e reintegro invece della frazione potassica, sull’utilizzo di prodotti antiperonosporici a sola base di rame e di fosfiti (alluminio e potassio) che fungono da stimolatori della sintesi degli stilbeni, ossia i composti utili all’uomo. Sulle uve ottenute nelle diversi tesi a confronto si analizzeranno i contenuti nei macro e micro componenti responsabili della qualità organolettica e quelli invece legati alla qualità salutistica. In fase di vinificazione si applicheranno dei protocolli tali da ottenere vini che conservino al massimo i valori salutistici del prodotto di partenza.</p>
<p><strong>È noto che l’utilizzo di anidride solforosa, nonostante la sua utilità sul piano tecnico, ha un’azione tossica sull’uomo. Quali sono le reazioni del nostro corpo se veniamo a contatto con questa sostanza?</strong></p>
<p>Il principale effetto negativo dell&#8217;anidride solforosa (SO2), in individui non affetti da ipersensibilità, è connessa all&#8217;azione degradativa a carico della vitamina B1, la cui carenza nell&#8217;uomo può provocare significative alterazioni a carico del metabolismo degli zuccheri. Il mal di testa che si può verificare dopo ingestione di anidride solforosa sembrerebbe legato all&#8217;azione dell’enzima solfito-ossidasi che impiegando sia pure in quantità limitate l&#8217;ossigeno nella formazione di solfati, delimiterebbe l&#8217;afflusso dell’ossigeno al cervello.A basse concentrazioni gli effetti dell’anidride solforosa sono principalmente legati a patologie dell’apparato respiratorio come bronchiti, asma e tracheiti e ad irritazioni della pelle, degli occhi e delle mucose. L&#8217;inalazione di SO2 causa inoltre lesioni cerebrali simile a quella di ischemia cerebrale, e la sua esposizione in ambiente atmosferico contribuisce allo sviluppo e alla progressione di ictus ischemico. Presi insieme, questi risultati suggeriscono che la SO2 ed i suoi derivati a certe dosi sono agenti tossici a livello di tutti gli organi.</p>
<p><strong>Come si può ovviare a questi rischi per la salute?</strong></p>
<p>Alla luce di tutte queste evidenze sulla salute umana, si rende necessario lo sviluppo di pratiche alternative all’uso di SO2 e suoi derivati nella pratica vitivinicola, al fine di tutelare maggiormente la salute del consumatore, anche se oggi vige l’obbligo della dichiarazione. L’obiettivo è quello di ottenere vini senza SO2 aggiunta, elemento che possa garantire ancora maggiormente il consumatore da alimenti potenzialmente pericolosi. Le pratiche di coltivazione e di vinificazione biologiche e biodinamiche possono indubbiamente concorrere alla produzione di vini esenti
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<p> da sostanze tossiche esogene e da additivi i quali possono provocare reazioni avverse anche gravi in soggetti già predisposti. Il larghissimo consumo di vino, impone quindi una continua e sempre maggiore attenzione nella ricerca di sostanze alternative all’anidride solforosa.</p>
<p><strong> </strong><strong>Che un bicchiere di vino, specialmente rosso, durante il pasto faccia bene lo abbiamo sentito dire tante volte, anche dagli esperti in nutrizione, ma quale sono i componenti benefici presenti in questa millenaria bevanda?</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/vino13.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13645" style="margin: 3px; border: black 3px solid;" title="vino1" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/vino13-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Sì, un bicchiere di vino fa bene, soprattutto se rosso, ma dobbiamo considerare anche il tipo di pasto. Negli ultimi anni la ricerca scientifica è giunta a varie  interpretazioni intorno agli effetti biologici di alcuni composti del vino, positivi per l&#8217;organismo. In particolar modo sono stati messi in relazione agli effetti positivi, in caso di consumo moderato di vino, i composti fenolici e  i peptidi bioattivi. I polifenoli sono classificati in composti non-flavonoidi &#8211; gli acidi fenolici, nonché altri derivati fenolici come gli stilbeni &#8211; e i flavonoidi e composti che includono invece principalmente i flavonoli, flavan-3-oli e antociani, nonché flavanonoli e flavoni, in bassa percentuale. A causa della loro struttura chimica stilbeni e flavonoidi hanno dimostrato di essere i composti più bioattivi nel vino. Bisogna, quindi, dimostrarne l’azione diretta sul consumatore e verificare se l’azione epatotossica dell’alcool possa</p>
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<p> essere in qualche modo attenuata dalla presenza di molecole in bioattive in grado di modulare la regolazione di quei geni protettivi deputati ai processi di detossificazione, antiossidanti ed antinfiammatori. La seconda fase del progetto Vinsalut prevede la verifica diretta su consumatori consapevoli dell’azione benefica di un consumo controllato di vino.</p>
<p>Il lavoro è quello di identificare i cambiamenti nel profilo di espressione di 252 geni legati all’effetto benefico del vino, in relazione a due differenti regimi dietetici, l’uno naturalmente ricco di sostanze antiossidanti quale quello adeguato alla Dieta Mediterranea, l’altro un pasto ad alto contenuto lipidico. Quaranta soggetti ambosesso, sani, di età compresa tra i 25 e i 50 anni sono stati inclusi in uno studio incrociato e divisi in 4 gruppi che prevedevano l’assunzione di: pasto mediterraneo; pasto mediterraneo più 250ml di vino rosso; pasto ad alto contenuto lipidico; pasto ad alto contenuto lipidico più 250ml di vino rosso. I prelievi di sangue intero sono stati effettuati a due ore dall’assunzione del pasto. Dai primi risultati emerge che i maggiori benefici si manifestano quando il vino viene consumato dopo un pasto mediterraneo, sottolineando l’azione additiva dei componenti antiossidanti e antinfiammatori dell’abbinamento.</p>
<p><strong>La ricerca è entrata nella fase della sperimentazione sull’uomo…Quali sono stati i primi risultati? </strong></p>
<p>Dal punto di vista termografico, sono stati osservati i cambiamenti della dispersione del calore dopo l’assunzione di 200 ml di vino. Questo dato è il principale responsabile della vasodilatazione superficiale. I dati  delle concentrazioni di etanolo nel plasma  sono</p>
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<p>stati confrontati con il sesso, il peso e le percentuali di grasso corporeo. In primis è evidente una stretta correlazione tra sesso femminile ed un’alta concentrazione di etanolo plasmatico. Oltre al sesso è stata osservata una correlazione tra alti livelli alcolemici e il  peso. Infine è stato osservato che nell’esperimento non è stata trovata alcuna correlazione  tra le concentrazioni plasmatiche di etanolo e la percentuale di grasso corporeo. I dati delle pressioni arteriose hanno dimostrato una fondamentale diminuzione della pressione sia diastolica che sistolica. Tale effetto è dovuto  all’ azione vasodilatatoria diretta dell’etanolo e del suo metabolita acetaldeide, all’attivazione dell’ossido nitrico sintasi  endoteliale e della catecol-O-metil-transferasi, all’inibizione dell’ormone antidiuretico, all’azione dei peptidi vasoattivi e al ruolo dei fenoli contenuti nel vino. La variabilità del campione di pazienti permetterà di quantificare l’apporto giornaliero di vino compatibile con una sua azione benefica in relazione alla composizione corporea del consumatore e al suo metabolismo alcolico di base.</p>
<p><strong>Ai fini salutistici,  rosso e bianco hanno le stesse proprietà?</strong></p>
<p>Sia le antocianine che i flavanoli sono più abbondanti nel vino rosso e sono in gran parte responsabili del colore, dell’astringenza e della stabilità chimica di questi vini. Un bicchiere di  vino rosso fornisce circa 100 mg di polifenoli. I vini bianchi sono privi di antociani, e questo è dovuto all’ assenza di contatto tra la cuticola  e i semi nel corso della macerazione e della fermentazione, e possiedono un minore contenuto di composti fenolici, in particolare di flavonoidi. Studi di modelli in vitro e su animali hanno dimostrato che i polifenoli del vino rosso sono agenti protettivi contro lo sviluppo e la progressione dell&#8217;aterosclerosi. Inoltre i polifenoli mostrano anche attività antivirale, antibatterica e antiulcera. Gli effetti sulla salute osservati in vitro e in modelli animali sono stati parzialmente confermati nei soggetti umani. I <em>biomarkers</em> interessati in maniera significativa in questi studi legati al vino rosso sono:  effetto antiossidante, effetti anti – trombotici, effetti sulla funzione vascolare e anti – infiammatori.</p>
<p><strong>Prof.ssa Di Renzo, quali sono i vantaggi per il consumatore?</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/Vigneto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13648" style="margin: 3px; border: black 3px solid;" title="Vigneto" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/Vigneto-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Questo studio evidenzia che il consumo di vino rosso determina delle variazioni nel profilo trascrizionale genetico, indicando un rilevante effetto nutraceutico di tale bevanda. L’obiettivo ultimo di Vinsalut e delle sue varie linee di indagine è rilevare e confermare la qualità salutistica del vino, portando un contributo per una miglior conoscenza dei composti che la determinano, degli accumuli nel prodotto fresco (uva) e trasformato (vino) e degli effetti</p>
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<p>diretti sulla salute umana. Partendo da una innovativa gestione del vigneto, passando per opportune pratiche enologiche per arrivare al consumatore finale, si vuole indagare tutto il percorso produttivo, articolando alla fine precise informazioni da inserire in una etichetta nutrizionale che riporti i nuovi valori qualitativi del vino e informi così correttamente e compiutamente il consumatore sulle positive proprietà del vino ai fini salutistici.</p>
<p>La dott.ssa Di Renzo presenterà i risultati di VINSALUT nell&#8217;ambito della manifestazione <a href="http://www.solovino.org/conferenze.html">Solovino</a> venerdì 31 maggio presso il Centro per la Cultura del Vino “I Lecci”, Montespertoli (Firenze).</p>
<p><strong>* con la collaborazione di Jes. Marz.</strong></p>
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		<title>Medicina e ingegneria, pubblicati i bandi per i test di ammissione</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2013/05/20/pubblicati-i-bandi-relativi-ai-test-di-ammissione-alle-facolta-a-numero-chiuso-dell%e2%80%99universita-degli-studi-di-roma-tor-vergata/</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 11:33:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=13513</guid>
		<description><![CDATA[Sono disponibili sull’homepage del sito dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata i bandi che definiscono le modalità di iscrizione per i test d’accesso alle facoltà di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e protesi dentaria ed Ingegneria edile – architettura. Le date dei test, rispetto agli anni accademici passati, sono state anticipate insieme ai relativi termini di scadenza per la presentazione delle domande. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/05/20/pubblicati-i-bandi-relativi-ai-test-di-ammissione-alle-facolta-a-numero-chiuso-dell%e2%80%99universita-degli-studi-di-roma-tor-vergata/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/studenti2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13523" style="margin: 3px; border: black 3px solid;" title="studenti" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/studenti2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le date in cui si svolgeranno le prove di ammissione saranno le stesse in tutta Italia e sono state decise dal decreto ministeriale n. 334 del 24 aprile</p>
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<p> 2013, così come le modalità di svolgimento e valutazione dei test. Rispetto agli anni precedenti, lo svolgimento delle</p>
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<p> prove è stato anticipato da settembre a luglio. Già disponibili inoltre le date per i test del 2014, ulteriormente anticipate ad aprile. Anticipati di conseguenza anche i termini delle iscrizioni, ai quali gli interessati devono porre particolare attenzione. Cambiamenti anche riguardo alla modalità delle prove: 90 minuti a disposizione per rispondere a 60 domande, contro i 120 minuti dello scorso anno accademico per rispondere a 80 domande.</p>
<p>I posti disponibili per il <strong>corso di laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia</strong> sono 220 e 12 per i cittadini non comunitari residenti all’estero. Per iscriversi alla prova di ammissione è necessario effettuare la procedura online disponibile unicamente sul sito <a href="http://www.universitaly.it">www.universitaly.it</a>. <strong>L’iscrizione online è attiva dal 6 maggio 2013 e si chiuderà alle ore 15.00 del 7 giugno 2013. </strong><strong>La prova di ammissione si svolgerà il 23 luglio 2013 alle ore 11.00.  </strong>Per maggiori informazioni consultare il <a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;action=showpage&amp;content_id=15386&amp;section_id=4466">bando</a>.</p>
<p>I posti disponibili per il <strong>corso di laurea Magistrale a Ciclo Unico in Odontoiatria e protesi dentaria</strong> sono 42 e 3 per i cittadini non comunitari residenti all’estero. Per iscriversi alla prova di ammissione è necessario effettuare la procedura online disponibile unicamente sul sito <a href="http://www.universitaly.it">www.universitaly.it</a>. <strong>L’iscrizione online è attiva dal 6 maggio 2013 e si chiuderà alle ore 15.00 del 7 giugno 2013. </strong><strong>La prova di ammissione si svolgerà il 23 luglio 2013 alle ore 11.00. </strong>Per maggiori informazioni consultare il <a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;action=showpage&amp;content_id=15390&amp;section_id=4466">bando</a>.</p>
<p> I posti disponibili per il <strong>corso di laurea Magistrale a Ciclo Unico in Ingegneria edile – architettura</strong> sono 60 e 1 per i cittadini non comunitari residenti all’estero. Per iscriversi alla prova di ammissione è necessario effettuare la procedura online disponibile unicamente sul sito <a href="http://www.universitaly.it">www.universitaly.it</a>. <strong>L’iscrizione online è attiva dal 6 maggio 2013 e si chiuderà alle ore 15.00 del 7 giugno 2013. </strong><strong>La prova di
<div style="display: none"><a href='http://buy-cialiss-online.com'>cialis buy</a></div>
<p> ammissione si svolgerà il 25 luglio 2013 alle ore 11.00. </strong>Per maggiori informazioni consultare il <a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=949">bando</a>.</p>
<p>Nessun cambiamento invece per coloro che puntano alle professioni sanitarie: i test sono programmati il 4 settembre 2013.</p>
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		<title>Tor Vergata, approfondire e lavorare con le International Summer Schools</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2013/05/06/tor-vergata-approfondire-e-lavorare-con-le-international-summer-schools/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2013/05/06/tor-vergata-approfondire-e-lavorare-con-le-international-summer-schools/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 12:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-formazione]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Università di Roma “Tor Vergata” ha pubblicato i bandi di iscrizione alle International Summer Schools, corsi intensivi della durata massima di quattro settimane che danno ai neolaureati la possibilità di partecipare, nei mesi di giugno e luglio, a processi formativi e progetti multidisciplinari, lezioni frontali e workshop, svolti prevalentemente in lingua inglese - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/05/06/tor-vergata-approfondire-e-lavorare-con-le-international-summer-schools/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/foto-profilo-fb-tv.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-13121" style="margin: 3px; border: black 3px solid;" title="foto profilo fb tv" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/05/foto-profilo-fb-tv-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Le Summer Schools sono un’occasione di approfondimento e aggiornamento per chi desidera investire, nel periodo estivo, in competenze e ricerca. Sono corsi di elevata qualità, che consentono di ampliare il proprio bagaglio personale, e luoghi d’incontro e lavoro con docenti, esperti e studenti provenienti da diversi paesi del mondo. I corsi, insieme ai numerosi programmi di Ricerca che vedono Tor Vergata coinvolta a livello europeo ed extraeuropeo, sono un’ulteriore espressione del grado di internazionalizzazione dell’ateneo e uno strumento in continua evoluzione che trova riscontro nell’interesse sempre più diffuso di studenti stranieri verso l’ateneo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Le International Summer Schools attivate dall’Università Tor Vergata per l’estate 2013 sono diverse e abbracciano molteplici ambiti disciplinari:</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">- <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=3032">International summer school in conservation of historical, monumental and  archaeological sites</a></span>: dal 19 luglio al 1 agosto 2013, presso la Facoltà di Ingegneria dell’università.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">E’ rivolta a studenti laureati e dottorandi dell’area dell’ingegneria civile o dell’architettura e consiste in 40 ore di lezione, 40 ore di attività di apprendimento e formazione e 45 ore   dedicate alla preparazione di un progetto finale. Nelle 125 ore totali sono comprese inoltre visite di siti archeologici, di laboratori, di musei e di monumenti che si svolgeranno anche nei weekend. Le pre-registrazioni devono essere inviate entro il 10 maggio 2013 tramite un form scaricabile al seguente indirizzo: </span><a href="http://www.summerschool-ch.uniroma2.it/"><span style="color: #800080; font-size: small;">www.summerschool-ch.uniroma2.it</span></a><span style="font-size: small;">.</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">- <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4683">International Summer School in Therapeutic Targets for Cell Death in Cancer and Neurodegeneration</a></span>: dal 24 giugno al 5 luglio 2013.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Nell’organizzazione di questo corso sono coinvolte istituzioni accademiche e di ricerca situate in Italia, Inghilterra, Belgio, Svezia e Portogallo. Le lezioni saranno dedicate alle diverse strategie che vengono utilizzate per progettare, sviluppare e ottimizzare i farmaci. Durante i seminari e i workshop gli studenti avranno la possibilità di prendere familiarità con avanzate strategie diagnostiche e terapeutiche destinate alla cura dei pazienti. </span><span style="font-size: small;">Per partecipare è necessario compilare, entro il 21 maggio 2013, l’application form al seguente indirizzo: </span><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4683"><span style="font-size: small;">http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4683</span></a></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">- <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4684">Multidisciplinary MultiCore Summer School</a></span>: dal 24 giugno al 5 luglio 2013.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il progetto prevede la partecipazione di professori provenienti da tutti gli istituti coinvolti (</span><a href="http://www.ntnu.no/"><span style="font-size: small;">Norges Teknisk-Naturvitenskapelige Universitet;</span></a><a href="http://www.enseeiht.fr/fr/index.html"><span style="font-size: small;">Université de Toulouse Inpt-Enseeiht-Irit</span></a><span style="font-size: small;">; </span><a href="http://www.kuleuven.be/kuleuven/"><span style="font-size: small;">Ku Leuven</span></a><span style="font-size: small;">; </span><a href="http://www.uvt.ro/en/"><span style="font-size: small;">West Universty Of Timisoara)</span></a><span style="font-size: small;">. Il programma ruota attorno ai molteplici aspetti della progettazione di un’applicazione HPC per l’ingegneria; l’incontro di matematica, scienza del computer e ingegneria permetterà agli studenti di sviluppare uno sguardo multidisciplinare rispetto alle realtà di simulazioni molto complesse.</span><span style="font-size: small;">E’ possibile registrarsi entro il 21 maggio 2013, consultando il sito: </span><a href="http://multicoresummerschool.uniroma2.it/registration"><span style="font-size: small;">ulticoresummerschool.uniroma2.it/registration</span></a></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">- <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4701">Summer Courses in Italian Language and Culture for foreigners</a></span>: dall’8 al 27 luglio 2013.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il corso è rivolto agli studenti stranieri (principianti &#8211; A1/A2; studenti di livello intermedio &#8211; B1/B2; studenti di livello avanzato &#8211; C1/C2, in base al Quadro Comune Europeo</span><span style="font-size: small;">) che vogliano imparare la lingua italiana o incrementarne la conoscenza. Il corso si compone di   90 ore: 45 di lezioni della lingua italiana e 45 di conversazione con docenti italiani madrelingua, unitamente a numerose escursioni volte a scoprire il territorio di Roma e del Lazio.È possibile iscriversi entro il 14 giugno 2013. Per maggiori informazioni consultare il sito: </span><a href="http://linguaitaliana.lettere.uniroma2.it/"><span style="color: #800080; font-size: small;">linguaitaliana.lettere.uniroma2.it</span></a></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">- <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4391">The Economics of Culture:</a><strong> </strong><strong>Creativity, Happiness and Growth - IV edition</strong></span><strong>: </strong>dal 16 luglio al 27 luglio 2013, presso la Facoltà di Economia dell’università.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il corso è parte del Master Internazionale in Economia della Cultura: Politica, Governo e Management del CEIS (Centre for Economic and International Studies dell’Università di Roma “Tor Vergata”) in cooperazione con il BAICR (Consorzio delle Istituzioni Culturali).</span><span style="font-size: small;">Il programma è progettato per fornire ai partecipanti sia una visione globale del &#8220;sistema culturale&#8221; sia specifici approfondimenti disciplinari sulla gestione, la progettazione e l’organizzazione di attività culturali. E’ possibile iscriversi entro il 10 luglio 2013, consultando il sito: <a href="http://www.ceistorvergata.it/master/beniculturali/page.php?a=83"><span style="color: #800080;">www.ceistorvergata.it/master/beniculturali/page.php?a=83</span></a></span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;">L’Università di Tor Vergata ha inoltre in programma due Summer Schools, previste per l’estate 2014: la Medical Summer School (</span><a href="http://www.medicalsummerschool.uniroma2.it/"><span style="color: #800080; font-size: small;">www.medicalsummerschool.uniroma2.it</span></a><span style="font-size: small;">) e la </span><a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;section_parent=4632"><span style="font-size: small;">Rome-Moscow School of Matrix Methods and Applied Linear Algebra</span></a><span style="font-size: small;"> (</span><a href="http://www.mat.uniroma2.it/~tvmsscho/Rome-Moscow_School/index.html"><span style="font-size: small;">www.mat.uniroma2.it/~tvmsscho/Rome-Moscow_School/index.html</span></a><span style="font-size: small;">).</span></p>
<p><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: small;"><strong>INFO:</strong>  <a href="http://web.uniroma2.it/modules.php?name=Content&amp;navpath=ARI&amp;section_parent=3029 ">consulta l’Area Internazionale dell’ Ateneo Roma Tor Vergata  </a></span></p>
<p><a href="http://www.summerschool.it/"><span style="color: #800080; font-size: small;">www.summerschool.it</span></a></p>
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		<title>Ricerca: nei geni scoperta chiave del meccanismo &#8220;dr Jekyll mr Hyde&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 11:47:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un recente studio della Facoltà di Medicina dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata in collaborazione con l'Università americana di Vanderbilt, ha dimostrato che un gene può essere sottoposto a fenomeni di selezione diversi nel corso dell'evoluzione e in risposta alle diverse pressioni ambientali. Un gene può quindi mantenere funzioni diverse o addirittura antagoniste tra loro, che devono essere prese in considerazione per stabilire il suo ruolo in una malattia.
Leggi la notizia riportata da Adnkronos Salute <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/05/02/ricerca-nei-geni-scoperta-chiave-del-meccanismo-dr-jekyll-mr-hyde/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;">Roma, 29 apr. (Adnkronos Salute) &#8211; Anche nei geni è attivo un meccanismo del tipo dottor Jekyll e mister Hyde, che &#8216;premia&#8217; le &#8216;tessere del Dna&#8217; dall&#8217;azione bifronte: negativa per certi versi, ma ben più positiva per altri. Ora un gruppo di ricercatori internazionali, fra cui un team italiano dell&#8217;Università di Roma Tor Vergata, ne ha spiegato il funzionamento. &#8220;&#8216;La mutazione propone, la selezione dispone&#8217;, affermava tempo fa il genetista Luca Cavalli-Sforza per indicare proprio il ruolo della selezione nell&#8217;evoluzione dei geni e della loro funzione. Infatti &#8211; dice all&#8217;Adnkronos Salute il genetista Giuseppe Novelli, preside della Facoltà di Medicina dell&#8217;ateneo romano &#8211; la selezione agisce positivamente quando in una specie, oppure in una popolazione, la frequenza di un gene aumenta perché conferisce un determinato vantaggio e quindi viene premiato dalla selezione stessa&#8221;. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma come fa un gene a essere premiato se svolge funzioni diverse o addirittura antagoniste tra loro? Ebbene, in un recente studio appena pubblicato su &#8216;Circulation&#8217;, ricercatori americani (Università di Vanderbilt) insieme ai colleghi italiani (Università Tor Vergata e San Pietro Fatebenefratelli) hanno dimostrato che un gene può essere sottoposto a fenomeni di selezione diversi tra loro nel corso dell’evoluzione e in risposta alle diverse pressioni ambientali. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">I ricercatori hanno studiato come modello un gene (Olr1), che produce il recettore delle lipoproteine a bassa densità ossidate (LOX-1, ox-LDL) che, una volta trasportate nell&#8217;endotelio, scatenano una risposta infiammatoria molto seria che può condurre all’infarto: un tipico Mr. Hyde. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ma perché allora è stato premiato dalla selezione? I ricercatori, studiando questo gene in diversi primati e in numerose popolazioni umane, hanno dimostrato che la pressione selettiva positiva è avvenuta grazie al fatto che questo gene, oltre a catturare il colesterolo ossidato, cattura anche batteri e altri agenti patogeni, svolgendo quindi un ruolo fondamentale nell&#8217;immunità innata di grande importanza per l&#8217;evoluzione: e dunque &#8220;ecco il Dr. Jeckill&#8221;, dice Novelli.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Il mantenimento di entrambe queste funzioni biologiche nell&#8217;uomo è avvenuto attraverso la formazione di un forma diversa di questo recettore che non tutti gli umani producono &#8211; la loxina, scoperta proprio a Tor Vergata nel 2005 &#8211; ma solo in quelle popolazioni e quindi gli individui che appaiono essere protetti dall&#8217;infarto. Questa isoforma infatti è difettosa e non riesce a trasportare colesterolo ossidato nelle cellule. Dunque, la funzione biologica di un gene potrebbe essere nascosta da complesse storie evolutive, che devono essere prese in considerazione prima di escludere o stabilire il ruolo di un gene in una malattia sulla base di solo studi statistici di associazione genetica.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">(Mal/Adnkronos)</span></p>
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		<title>Unistem 2013 a Tor Vergata</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2013/03/11/unistem-2013-a-tor-vergata/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 15:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
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		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Tor Vergata parteciperà a Unistem 2013, la giornata divulgativa per gli studenti delle superiori, che avranno l’occasione per apprendere, scoprire e confrontarsi nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali. Il grande appuntamento verrà ospitato in contemporanea da 34 Atenei italiani (collegati tra loro via web) ai quali si uniranno, quest’anno per la prima volta, anche sette Università di Spagna e Regno Unito. L’edizione di quest’anno sarà dedicata alla passione scientifica di Rita Levi Montalcini – <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/03/11/unistem-2013-a-tor-vergata/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Il 15 Marzo torna UniStem Day, la giornata divulgativa dedicata alla ricerca sulle cellule staminali per gli studenti delle scuole superiori. Si tratta di un grande appuntamento che verrà ospitato in contemporanea da 34 Atenei italiani (collegati tra loro via web) ai quali si uniranno, quest’anno per la prima volta, anche sette Università di Spagna e Regno Unito. Numeri alla mano, saranno dunque 41 gli Atenei coinvolti da questa ormai consolidata occasione di riflessione sul valore educativo ed emancipativo dell’esperienza scientifica nel mondo delle cellule staminali. All’happening parteciperà un totale di 15.000 studenti provenienti da oltre 250 scuole superiori.</p>
<p>Giunta alla sua 5° edizione, UniStem Day 2013 sarà dedicata alla passione scientifica di Rita Levi-Montalcini. Nata a Milano, la manifestazione ha l’obiettivo di fornire un’occasione per l’apprendimento, la scoperta e il confronto nell’ambito della ricerca sulle cellule staminali. Verranno trattate esperienze collegate alla ricerca e alle sue aspettative culturali, all’essere scienziato giorno dopo giorno e ai meccanismi di formazione e consolidamento della conoscenza.</p>
<p>Ospite d’eccezione nell’Aula Magna della Statale di Milano sarà l’attore, regista e autore Marco Paolini (noto per le sue narrazioni di forte impatto civile, sociale e scientifico), il cui intervento verrà trasmesso in diretta streaming e potrà quindi essere seguito da tutti gli Atenei collegati.</p>
<p>L’Università di Tor Vergata parteciperà con entusiasmo all’evento, che potrà essere seguito dall’Aula Fleming della Facoltà di Medicina e Chirurgia, in via Montpellier 1, all’interno della quale si alterneranno numerosi ospiti di rilievo. Dopo i saluti del rettore, prof. <strong>Renato Lauro</strong>, interverranno tra gli altri <strong>Giuseppe Novelli</strong>, docente di Genetica Umana presso l’Università di Tor Vergata ed <strong>Elena Dusi</strong>, storica firma de “La Repubblica”, quotidiano per il quale cura ormai da anni le pagine medico-scientifiche.</p>
<p>Elena Cattaneo, direttore del Centro UniStem, ha così commentato l’iniziativa: “Se l&#8217;esperienza scientifica è una eccellente opportunità di crescita individuale, per le sfide continue davanti a cui pone chi vi si dedica, è in momenti di mutamento e di disorientamento che il suo richiamo, fatto di libertà di giudizio, di rigore, di trasparenza delle azioni e di passione per ciò che ci circonda, può divenire un indispensabile sostegno per il futuro e per il riscatto della nostra società”.</p>
<p>Presso gli Atenei italiani partecipanti è disponibile un numero limitato di posti per non-studenti interessati all&#8217;evento. Per verificarne la disponibilità è necessario consultare i programmi delle singole Università sul sito Unistem, raggiungibile all’indirizzo <strong><a href="http://www.unistem.it">www.unistem.it</a></strong>. Ulteriori informazioni e approfondimenti sull&#8217;evento saranno pubblicati giornalmente fino al 15 marzo sul medesimo sito.</p>
<p>Con questa iniziativa UniStem vuole anche ricordare alle istituzioni politiche che l&#8217;istruzione scientifica è un contenuto indispensabile dell&#8217;educazione civica.</p>
<p>Facebook: <a href="http://www.facebook.com/unistem?ref=hl">http://www.facebook.com/unistem?ref=hl</a></p>
<p>Twitter: <a href="https://twitter.com/Unistem2013">https://twitter.com/Unistem2013</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/03/UniversitàRomaTorVergata1.pdf">Scarica il programma completo della giornata Unistem a Tor Vergata</a></p>
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		<item>
		<title>I campioni dello sport a Tor Vergata, contro il bullismo e il doping</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2013/02/26/i-campioni-dello-sport-a-tor-vergata-contro-il-bullismo-e-il-doping/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 09:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanti campioni olimpici italiani hanno aderito, assieme a 21 federazioni sportive nazionali, alla campagna di prevenzione 2013 lanciata dall'Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping. Il progetto andrà avanti per tutto il 2013 con incontri, convegni e appuntamenti nelle scuole di tutta Italia. Tra le iniziative, anche un calendario con le immagini degli sportivi - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2013/02/26/i-campioni-dello-sport-a-tor-vergata-contro-il-bullismo-e-il-doping/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11251" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/2013-01-15-11.43.12.jpg"><img class="size-medium wp-image-11251" title="test" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/2013-01-15-11.43.12-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Le testimonial della campagna: Claudia Gerini e Annalisa Minetti</p></div>
<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>I campioni olimpici italiani scendono in campo contro il bullismo e il doping: le medaglie di Londra, da Roberto Cammarelle a Clemente Russo, da Jessica Rossi a Carlo Molfetta, da Vincenzo Mangiacapre a Valerio Aspromonte, da Alessio Sartori a Romano Battisti, hanno aderito, assieme a 21 federazioni sportive nazionali, alla campagna di prevenzione 2013 lanciata dall&#8217;Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping. L’iniziativa, che ha registrato un parterre de rois costituito da
<div style="display:none"><a href='http://genericviagragoo.net/'>cheap generic viagra</a></div>
<p> autorità e ospiti di rilievo, è stata presentata questa mattina, 15 gennaio, presso l’Aula Fleming della Facoltà di Medicina dell’Università Tor Vergata di Roma. Testimonial dell’evento l’attrice Claudia Gerini e l’atleta paralimpica ed ex cantante Annalisa Minetti.</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/DSCF1481.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11253" title="DSCF1481" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/DSCF1481-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>La kermesse ha costituito l’occasione per la presentazione di un calendario con le immagini degli atleti olimpici e slogan contro il bullismo e il doping, realizzato in collaborazione con i gruppi sportivi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia Penitenziaria, della Guardia di Finanza, del Corpo Forestale dello Stato e dell’Aeronautica. Il progetto andrà avanti per tutto il 2013 con iniziative, convegni e appuntamenti in tutta Italia anche grazie alla collaborazione col sindacato di polizia Sap, partner dell’Osservatorio. Molti i campioni presenti all’iniziativa svoltasi nel nostro Ateneo. Oltre ai già citati Clemente Russo, Alessio Sartori e Romano Battisti, anche il campione del mondo di scherma Stefano Pantano, l’argento paralimpico Elisabetta Mijno, i bronzi – sempre paralimpici – Matteo Betti a Alessio Sarri, il pilota di moto Gp Michele Pirro, l’ex campione di scherma Gabriele Magni, assieme a molti altri. L’Università di Tor Vergata è uno dei partner istituzionali che hanno contribuito in maniera determinante al progetto lanciato dall’Osservatorio Nazionale Bullismo e Doping, mentre tra gli altri enti patrocinatori ricordiamo</p>
<div style="display: none"><a href='http://buy-viagra-online-shop.com/'>viagra online</a></div>
<p> il CONI Nazionale, il CONI Regionale Lazio, Roma Capitale e 6Più.</p>
<p>Maggiori informazioni, aggiornamenti e immagini disponibili sul sito ufficiale: <a href="http://www.bullismoedoping.it/">www.bullismoedoping.it</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/cs1.pdf">Scarica e leggi l&#8217;articolo sul Corriere della Sera (ed. NAZIONALE)</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2013/01/cs-roma.pdf">Scarica e leggi l&#8217;articolo sul Corriere della Sera (ed. ROMA)</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Tor Vergata partecipa al Salone dello Studente 2012</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/11/14/salone-dello-studente-2012/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 11:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN-formazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche quest'anno l'Università degli Studi Roma Tor Vergata partecipa all’appuntamento con il “Salone dello Studente” che si terrà a Roma nei giorni 14, 15 e 16 novembre p.v. presso la Fiera di Roma, in via Portuense, ingresso nord, padiglione 11 - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/11/14/salone-dello-studente-2012/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Il Salone dello Studente arriva nella Capitale. Si terrà il 14, 15 e 16 novembre, dalle 9.00 alle 14.00, presso la Fiera di Roma, in via Portuense, ingresso nord, padiglione 11. Stand di Atenei, Accademie, Enti di formazione, simulazioni dei test d&#8217;ingresso per tutte le facoltà, incontri nelle aule,servizi per i giovani, sono alcuni degli strumenti che il Salone offre ai suoi visitatori. L’ingresso è gratuito.</p>
<p>La manifestazione, promossa ed organizzata dalla Soc. Campus Orienta, può essere  considerata come una finestra che si apre sull’universo dell’orientamento universitario, nell’ambito delle molteplici offerte formative presentate dai Docenti dei diversi Atenei partecipanti.</p>
<p>I seminari che i Docenti dell’Ateneo di Tor Vergata terranno pressola Fieradi Roma si svolgeranno secondo il seguente calendario:</p>
<p><strong>MERCOLEDI’ 14 novembre 2012:</strong></p>
<p>ore 9.30/10.15 &#8211; SALA GIALLA – Economia<br />
Relatore: Dott.ssa Antonella Murredda</p>
<p>ore 10.15/11.00 &#8211; SALA ROSSA &#8211; Ingegneria<br />
Relatore: Prof. Marcello Salmeri (Docente di Simulazione e Sintesi di Sistemi Elettronici)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>GIOVEDI’ 15 novembre 2012</strong></p>
<p>ore 9.30/10.15 &#8211; SALA ROSSA &#8211; Scienze MM.FF.NN<br />
Relatore: Prof.ssa Francesca Tovena (Docente di Matematica)</p>
<p>ore 10.15/11.00 &#8211; SALA ROSSA &#8211; Medicina e Chirurgia<br />
Relatore: Prof. Aldo Faia (Docente di Infermieristica Generale Clinica)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>VENERDI’ 16 novembre 2012 </strong></p>
<p>ore 9.30/10.15 &#8211; SALA ROSSA &#8211; Giurisprudenza<br />
Relatore: Dott.ssa Fiammetta Borgia (Ricercatrice in Diritto Internazionale)</p>
<p>Ore 9,30/10,15 &#8211; SALA GIALLA &#8211; Lettere e Filosofia<br />
Relatori: Prof. Ernesto di Renzo e Prof. Fabio Ciotti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso della manifestazione, Il Prof. Paolo Coppa, Presidente della Commissione Orientamento e Tutorato dell’Università degli Studi Roma Tor Vergata, interverrà ai dibattiti, moderati da un giornalista, che si terranno  nei giorni 15 e 16 novembre 2012.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Diritto a essere informati e dovere di informare</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/11/14/diritto-a-essere-informati-e-dovere-di-informare/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Nov 2012 08:51:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[IN-Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=10898</guid>
		<description><![CDATA[Facoltà di Lettere e Filosofia <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/11/14/diritto-a-essere-informati-e-dovere-di-informare/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">26 novembre 2012</td></tr><tr><td class="ec3_start">09:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">11:00</td></tr></table><p><strong>Lunedì 26 novembre alle ore 9.00<a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/11/Natale.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-10899" style="margin: 9px;" title="Natale" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/11/Natale-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></strong></p>
<p>Aula Sabatino Moscati</p>
<p><strong><em>Diritto a essere informati e dovere di informare</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Lunedì 26 novembre, all’interno delle attività didattiche del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione, avrà luogo uno dei seminari del ciclo: Ripensare la democrazia. Nella giornata di lunedì 26, il dott. Roberto Natale, Presidente della Federazione Nazionale della Stampa, terrà una conferenza dal tiolo: <em>Diritto a essere informati e dovere di informare.</em></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Per maggiori info: consultare il sito di Facoltà</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Strategia Energetica Nazionale, analisi del documento di consultazione</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/11/07/10782/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2012 16:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=10782</guid>
		<description><![CDATA[Avviata la consultazione pubblica per la definizione di una Strategia Energetica Nazionale (SEN) dopo la presentazione da parte del Governo del documento  di indirizzo e programmazione.  L'intento è quello di coinvolgere i principali attori interessati, direttamente e indirettamente, al settore energetico. L'analisi della SEN del prof. Angelo Spena pubblicata su chicagoblog di Oscar Giannino - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/11/07/10782/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p>A oltre vent’anni dall’ultimo Piano Energetico Nazionale il Governo ha presentato un documento di Strategia Energetica Nazionale,  ribattezzato più semplicemente SEN.</p>
<p>Attraverso questo documento di programmazione e indirizzo  il Governo ha avviato un ampio dibattito pubblico &#8211; <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;viewType=1&amp;id=2024513&amp;idarea1=0&amp;idarea2=0&amp;idarea3=0&amp;idarea4=0&amp;andor=AND&amp;sectionid=4&amp;andorcat=AND&amp;partebassaType=0&amp;idareaCalendario1=0&amp;MvediT=1&amp;showMenu=1&amp;showCat=1&amp;showArchiveNewsBotton=0&amp;idmenu=3367">tramite il sito del Ministero dello Sviluppo Economico  </a> -  per  un confronto con tutte le parti interessate nel settore energetico del Paese.</p>
<p>Riportiamo l&#8217; analisi del documento   <a href="http://www.chicago-blog.it/">&#8220;L&#8217;argent fait la guerre &#8230; et l&#8217;energie&#8221;  </a>- pubblicato su chicagoblog &#8211; del  prof. Angelo Spena, docente di  Fisica Tecnica Ambientale all&#8217;Università Roma Tor Vergata.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/11/SEN-Documento-di-consultazione.pdf">Il Documento  &#8211; SEN Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile. </a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tor Vergata “merita” la top 5</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 11:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro Ateneo, dopo aver deciso di percorrere la via dell’internazionalizzazione, attivando un cospicuo numero di corsi in inglese, scala anche la classifica dei meritevoli, passando in un sol colpo dall’undicesimo al quinto posto. Prima dell’ Ateneo di Tor Vergata soltanto i Politecnici di Milano e Torino e i prestigiosi Atenei di Venezia e Bologna – <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/09/18/tor-vergata-%e2%80%9cmerita%e2%80%9d-la-top-5/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Di nuovo tempo di tirare le somme. Basandosi sui dati forniti dal Miur, il Sole 24 Ore ha elaborato una classifica degli atenei più meritevoli, che riceveranno cospicue fette di finanziamenti dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Si tratta di una torta da quasi 7 miliardi di Euro in tutto, distribuiti sulle performance qualitative degli atenei nella didattica e nella ricerca. L’incidenza della quota premiale sulla distribuzione dei fondi ordinari per il 2012 (FFO) risulta per Tor Vergata del 15,96%, il miglior dato per il centro e sud Italia.<br />
La corsa ai fondi per il merito premia soprattutto il Nord, ma nella top 5 entra quest’anno anche l’Università di Roma Tor Vergata, che in un sol colpo balza dell’undicesimo posto dello scorso anno al quinto, preceduta soltanto dai Politecnici di Milano e Torino e dai prestigiosi atenei di Venezia e Bologna.<em></em></p>
<p>Ma non è qu
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<p>esto il solo dato positivo. Nell’ottica sempre più stringente dell’internazionalizzazione la nostra Università, riporta il Sole 24 Ore, si colloca al terzo posto in Italia per il numero di corsi in lingua inglese. Sui primi due gradini del podio l’Università di Bologna (12 corsi) e quella di Trento (11 corsi), seguite poi dall’Ateneo di Tor Vergata (9 corsi). Ovviamente, lo scopo di tale apertura alla lingua internazionale risiede sia nella necessità di attrarre studenti stranieri, sia nella volontà di fornire agli studenti italiani un innegabile vantaggio per  l’inserimento lavorativo nel mercato globale.</p>
<p>Leggi gli articoli:<br />
<a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/06/1.pdf">Atenei, i fondi per «merito» arrivano a quota 13% &#8211; Il Sole 24 Ore</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/06/2.pdf">Lezioni solo in inglese, l´offerta è in aumento &#8211; Il Sole 24 Ore</a></p>
<div style="display: none"><a href='http://miracle-pregnancy.org/insider-secrets-to-cheap-flights-downsized-agent-reveals-all' title='Insider Secrets To Cheap Flights - Downsized Agent Reveals All'>Insider Secrets To Cheap Flights &#8211; Downsized Agent Reveals All</a></div>
<div style="display: none">zp8497586rq</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Secondo Dossier Giovani, novità in arrivo</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/10/10355/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/09/10/10355/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 10 Sep 2012 11:43:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=10355</guid>
		<description><![CDATA[La sezione “Il Governo e i Giovani”, presente sul portale del Governo Italiano e nata con l’intento di illustrare le misure concrete adottate finora dal Governo a favore delle giovani generazioni, ha recentemente aggiunto diverse integrazioni e approfondimenti. In particolare è stato pubblicato il Secondo Dossier Giovani, che spiega le ultime novità in tema di riforma del Lavoro e Apprendistato - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/09/10/10355/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Pubblichiamo di seguito i link diretti per il portale e il dossier:</p>
<p><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/gio
<div style="display: none"><a href='http://nasal-polyp-treatment.com/' title='nasal polyp treatment'>nasal polyp treatment</a></div>
<p>vani/index.html&#8221;>Il Governo e i Giovani</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/09/Dossier_Giovani_II.pdf">Secondo Dossier Giovani</a></p>
<div style="display: none">zp8497586rq</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il Bosone di Higgs esiste</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/07/13/il-bosone-di-higgs-esiste/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/07/13/il-bosone-di-higgs-esiste/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2012 11:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=10190</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono voluti più di 20 anni tra progettazione e realizzazione dell’acceleratore LHC e degli esperimenti, ma finalmente le collaborazioni internazionali ATLAS e CMS sono riuscite a provare l’esistenza del bosone di Higgs. La notizia è stata data ufficialmente al Cern in un seminario tenutosi lo scorso 4 luglio. Il componente fondamentale della materia, e del Modello Standard, è stato finalmente osservato dagli scienziati, con gli occhi ricolmi di felicità e commozione. Nella grande “caccia” l’Università di Tor Vergata ha avuto un ruolo di primo piano, grazie al team coordinato dalla professoressa Anna Di Ciaccio - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/07/13/il-bosone-di-higgs-esiste/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Luigi Vespasiani</strong></p>
<p>C’è, ora ne sono sicuri. Il bosone di Higgs esiste, eccome. Su al Cern è tutto un fermento. Gli ultimi giorni hanno portato enormi soddisfazioni e grande gioia a tutti coloro che, da più di 20 anni, hanno deciso di gettare il cuore oltre l’ostacolo e lanciarsi in una caccia affascinante e importantissima, tesa innanzitutto a confermare la validità del Modello Standard (che rappresenta uno dei pilastri fondamentali della fisica moderna per la comprensione del mondo così come lo conosciamo) e conseguentemente ad aprire tutta una serie di nuovi scenari.</p>
<p>Le potenzialità della nuova scoperta sono a dir poco strabilianti, contrariamente a quello che sostengono alcuni detrattori che tendono a ridimensionarne il valore, dal momento che la comprovata esistenza del bosone, oltre a fornire un quadro finalmente completo del mondo fisico nel quale viviamo e del modo in cui la materia si aggrega, consentirà agli scienziati di avere punti di appoggio non più teorici, ma saldi come roccia, dai quali poter partire per esplorare frontiere della fisica ancora ignote.</p>
<p>L’Università di Tor Vergata non è stata alla finestra negli ultimi 20 anni. Ha invece collaborato attivamente alla “caccia”, fornendo scienziati, strumenti e idee che alla fine si sono rivelati fondamentali per il raggiungimento del risultato. Come<a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/05/23/bosone-di-higgs-ecco-forse-l%e2%80%99impronta-del-suo-passaggio/"> abbiamo raccontato qualche settimana fa</a>, proprio su queste pagine, il nostro Ateneo è stato partner dell’esperimento ATLAS con un team di scienziati coordinato dalla professoressa Anna di Ciaccio, che anche in questa occasione è stata disposta ad inviarci un commento di suo pugno, nonostante la grande concitazione degli ultimi giorni e la grande emozione che ha investito l’intera comunità scientifica.</p>
<p>Pubblichiamo di seguito l’intervento della professoressa Anna Di Ciaccio:</p>
<p><em>Dopo una caccia durata più di 20 anni tra progettazione e realizzazione dell’acceleratore LHC e degli esperimenti, le collaborazioni  internazionali ATLAS e CMS sono riuscite a provare che il bosone di Higgs esiste ed ha una massa intorno a 12</em></p>
<div style="display: none;"><a title="buy cheap cialis online" href="http://buycheapcialisonlinee.org/">buy cheap cialis online</a></div>
<p>6 GeV (circa 126 volte quella del protone). La notizia è stata data ufficialmente al CERN in un seminario tenuto il 4 luglio 2012 dagli spokespersons dei due esperimenti: Fabiola Gianotti per ATLAS e Joe Incandela per CMS.</p>
<p><em>Questa scoperta rappresenta il trionfo del Modello Standard, la teoria che ha l’ambizione di spiegare come si è evoluto il nostro Universo pochi istanti dopo il Big-Bang fino ad oggi. Adesso sappiamo con certezza quale è il meccanismo attraverso il quale le particelle elementari e quindi tutti noi, siamo dotati di  massa, ovvero in parole semplici perchè il mondo esiste così come lo conosciamo.</em></p>
<p><em>E’ stato necessario costruire un nuovo acceleratore di particelle, chiamato LHC (potentissimo microscopio per studiare l’infinitamente piccolo) e due giganteschi apparati sperimentali, ATLAS e CMS, alla frontiera della tecnologia per produrre nelle collisioni protone-protone questa particella elusiva che decade immediatamente dopo essere stata prodotta in altre particelle “stabili”  di cui è possibile rivelare le tracce della loro esistenza grazie ai sofisticati rivelatori di particelle dei due esperimenti.</em></p>
<p><em>Le collisioni protone-protone sono state raccolte fino a pochi giorni fa e i fisici di ATLAS e CMS, sparsi in Istituti di ricerca e Università di tutto il mondo hanno lavorato senza sosta, grazie alla potentissima rete di calcolatori chiamata GRID, all’analisi dati, per cercare come si usa dire, un ago nel pagliaio, ovvero tra miliardi e miliardi di eventi quelle poche centinaia in cui sarebbe stato prodotto un bosone di Higgs.</em></p>
<p><em>Il contributo del gruppo di fisici dell’Università Roma Tor Vergata e della sezione INFN di Roma Tor Vergata, tra i padri fondatori dell’esperimento ATLAS, è stato molto importante poichè hanno ideato e realizzato il rivelatore di trigger per lo spettrometro a muoni (più di 7000m^2 di rivelatore RPC), apparato cruciale per questa scoperta, in quanto serve a “catturare” i muoni, particelle in cui decade il Bosone di Higgs.</em></p>
<p><em>Il programma scientifico di LHC è molto vasto, non si esaurisce con questa scoperta e comprende la ricerca di nuova fisica al di là del Modello Standard.</em></p>
<div style="display: none;">zp8497586rq</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Guerra alle allergie. A Roma è possibile</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/05/26/guerra-agli-starnuti-a-roma-e-possibile/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/05/26/guerra-agli-starnuti-a-roma-e-possibile/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 26 May 2012 14:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[I casi di allergie sono in continuo aumento. Colpa di caldo, smog e siccità, che rendono i pollini sempre più numerosi e aggressivi. Ma grazie al prof. Alessandro Travaglini è attivo a Tor Vergata, dal 1996, un centro di monitoraggio aerobiologico che produce settimanalmente i bollettini pollinici per la città di Roma, liberamente consultabili tramite il sito web dell’Ateneo. Per non dover più dire: “Etciù!” - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/05/26/guerra-agli-starnuti-a-roma-e-possibile/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/04/allergia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9699" title="Allergy Relief" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/04/allergia-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a>di Luigi Vespasiani</strong></p>
<p>Immaginate di alzarvi in un bel mattino di sole, magari una domenica. Guardate fuori dalla finestra e il cielo cristallino, senza neanche una nuvola, vi mette subito di buon umore. Rapidamente iniziate a vagliare le possibilità di svago: cosa faccio? Vado a pesca? Esco in moto? Gita fuori porta? Pranzo in agriturismo? Passeggiata nel parco? Mentre siete lì che fantasticate sul modo di trascorrere il dì di festa, sorridendo e quasi senza pensare aprite la finestra per lasciare entrare aria e sole in casa. E’ un attimo. Il primo respiro vi porta una sensazione strana, che riconoscete velocemente. Un odore particolare, un pizzicore familiare e terribilmente seccante. Sentite il fastidio salire velocissimo e in un baleno… Etciù!!!</p>
<p>Ed è solo l’inizio. Chiudete rapidamente la finestra e, maledicendo la vostra imprudenza, cercate subito un fazzoletto. Ormai il danno è fatto e già sapete cosa vi aspetta. Gli starnuti, in serie, iniziano quasi subito. Uno, due, tre, quattro. Contemporaneamente arrivano lacrimazione e prurito agli occhi. E poi ancora starnuti. Vi soffiate finalmente il naso, ma non serve a molto. Altri starnuti. Avete preso una bella boccata di polline, ora vi tocca pagarne le conseguenze. E ancora giù di starnuti. Se siete fortunati, nel giro di qualche minuto la crisi passa e potete tornare a respirare normalmente. Altrimenti, vi tocca cercare l’antistaminico e sperare che faccia effetto rapidamente. Il tutto continuando a starnutire, ovviamente.</p>
<p>Se vi riconoscete in questa situazione, che chi scrive sperimenta ormai da molti anni, sappiate che non tutto è perduto. Gli antistaminici non funzionano? L’omeopatia non vi convince? Nessun problema. Un vecchio adagio medico insegna che “la prevenzione è la miglior cura”, e non tutti sanno che, da un bel po’ di tempo a questa parte, “prevenire” è possibile anche per gli allergici. Il tutto grazie al Centro di monitoraggio aerobiologico di Tor Vergata, attivo dal 1996. Il Centro produce settimanalmente i bollettini pollinici per la città di Roma, liberamente consultabili tramite il sito web dell’Ateneo. In questo modo, si possono conoscere con buon anticipo le giornate più a rischio, nelle quali la maggior concentrazione di pollini potrebbe rendere la vita difficile a chi soffre di allergie. Ma il Centro è preziosissimo anche per i medici, che in tal modo possono calibrare la somministrazione di antistaminici con estrema precisione.</p>
<p>A coordinare il centro è il prof. Alessandro Travaglini, ricercatore presso il Dipartimento di Biologia dell’Università Tor Vergata. Il prof. Travaglini è stato molto specifico nello spiegarci l’origine dei pollini, il funzionamento del Centro e la sua “mission”. Pubblichiamo di seguito il suo intervento.</p>
<div id="attachment_9700" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/04/alessandro-travaglini.jpg"><img class="size-medium wp-image-9700" title="alessandro-travaglini" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/04/alessandro-travaglini-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Il prof. Alessandro Travaglini</p></div>
<p>“Caldo, siccità e smog stanno rendendo sempre più diffusi nelle città gli agenti responsabili di starnuti, rinite e congiuntiviti. Il polline aerodiffuso, a causa dei cambiamenti del clima e dell’aumento dell’inquinamento, diventano sempre più numerosi e “aggressivi”. In letteratura sono ormai tanti gli studi scientifici che dimostrano come l’aumento dell’anidride carbonica nell’aria e il caldo non solo ne fanno produrre una maggiore quantità alle piante (ad esempio Ambrosia), ma li rendono anche più allergenici e quindi pericolosi per i malati.</p>
<p>In Giappone si è registrato un aumento significativo dell’incidenza della pollinosi causata da Cryptomeria in relazione all’aumento di quantità di polline emesso. Studi spagnoli e anche quelli condotti presso il nostro Ateneo indicano una previsione di aumento di quantità di polline e di periodo di fioritura per il genere Quercus. In condizione di stress le cellule vegetali producono proteine di difesa  e molte molecole allergeniche sono proprio queste proteine di difesa. In aree urbane molto inquinate è ormai dimostrato il notevole aumento di contenuto allergenico, e in generale quello proteico, ad esempio in Cupressus arizonica è notevole l’incremento di Cup a 3, così come l’ozono influenza l’aumento di allergeni in Secale.</p>
<p>Presso l’università di Tor Vergata è attivo dal 1996 un centro di monitoraggio aerobiologico che produce settimanalmente i bollettini pollinici per la città di Roma, consultabile al sito <a href="http://www.uniroma2.it/biologia/polline">www.uniroma2.it/biologia/polline</a>. Al centro afferisce anche la stazione dell’ospedale San Pietro Fatebenefratelli. Questa informazione si rivela preziosissima per gli allergici e per i medici, specialisti e non: possono infatti calibrare la somministrazione dei farmaci sulla base del periodo di fioritura e sulla concentrazione pollinica presente. Proseguire nel tempo questa attività e mantenere costante il livello di qualità del centro costituisce un grosso sforzo i ricercatori impegnati. Il Centro di monitoraggio aerobiologico di Tor Vergata dispone anche di una propria stazione meteorologica, in funzione dal 1991. Questo ha permesso di osservare alcune variazioni climatiche nel corso di questi anni.</p>
<p>Le stagioni di fioritura delle piante stanno anticipando e quindi si allungano. Il cipresso, ad esempio, colpiva gli allergici solo a gennaio e febbraio, oggi può produrre pollini fino ad aprile. Lo scorso anno le graminacee in certe zone del paese, oltre che a primavera, sono fiorite per due mesi in autunno, periodo in cui solitamente hanno un picco di pochi giorni. Seguire nel tempo l’andamento dei cambiamenti stagionali, espressione dei cambiamenti climatici, ha permesso ad esempio di verificare che a Roma, tra il 2006 e il 2011, l’indice pollinico dei cipressi è aumentato di ben sette volte, quello delle graminacee di cinque e mezzo.</p>
<p>Importante in questi anni anche la collaborazione con le amministrazioni locali che iniziano a realizzare spazi verdi a misura dei cittadini allergici, una categoria in continua crescita. Non si tratta solo di scegliere gli alberi giusti, ma anche di assicurare una manutenzione continua per rimuovere le piante infestanti. Dalla collaborazione tra Centro di monitoraggio aerobiologico di Tor Vergata e Comune di Roma, si è pertanto migliorata la manutenzione dei giardini scolastici calibrando gli interventi di taglio in relazione al calendario pollinico e alla presenza di bambini allergici presenti”.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Malattie croniche, prevenzione con il progetto Health Institute</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/03/05/8727/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2012/03/05/8727/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:51:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=8727</guid>
		<description><![CDATA[È stato siglato il 29 novembre al Senato, l’Accordo di programma che sancisce la nascita dell’Health Prevention Institute, con le firme dell’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, dell’Università Roma “Tor Vergata”, della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG)  e della Fondazione “Livio Patrizi”.  il neo Istituto ha l' obiettivo di ridurre del 20% nei prossimi 10 anni l'incidenza delle malattie croniche, come diabete, cancro, ictus, asma, cardiopatie - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/03/05/8727/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/11/health-foto-pp11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9012" style="border: 3px solid black; margin: 3px;" title="health-foto-pp1" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/11/health-foto-pp11.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un nuovo modello di prevenzione per ridurre del 20% entro i prossimi 10 anni le malattie che non guariscono e che devono essere seguite sul territorio. Le patologie croniche non trasmissibili, come diabete, cardiopatie, ictus, cancro, disturbi respiratori cronici, ogni anno colpiscono un&#8217;ampia percentuale di  italiani: sono circa 3,9 milioni i diabetici, 2milioni e 250mila vivono con una diagnosi di tumore. Ancora più alto è l’impatto delle malattie cardiovascolari, la prima causa di morte nel nostro Paese, con circa 250.000 decessi ogni anno (il 40% del totale). La situazione è allarmante, anche per i riflessi di carattere sociale ed economico. Circa l’80% di queste malattie potrebbe essere prevenuto eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, la dieta poco sana, l’inattività fisica e l’abuso di alcol, ma senza un’adeguata prevenzione il loro peso sulla salute globale potrebbe crescere del 17% nei prossimi 10 anni. Per delineare nuove strategie di prevenzione, basate su innovativi sistemi di monitoraggio e campagne di sensibilizzazione, nasce oggi l’Health Prevention Institute, il primo progetto in Italia di questo tipo, con la firma di un accordo di programma tra l’Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, la Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e la Fondazione “Livio Patrizi”. “Abbiamo avviato un progetto di alleanza istituzionale con organizzazioni accademiche e scientifiche che sono in grado di fornire strumenti d’analisi utili a valutare i meccanismi assistenziali, economici, clinici, sociali in atto in Italia – afferma il sen. Antonio Tomassini, Presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato –. Le Istituzioni devono impegnarsi sul fronte della prevenzione attraverso strategie mirate. È necessario sviluppare politiche di sanità pubblica volte a rimuovere gli elementi che favoriscono lo sviluppo delle patologie croniche non trasmissibili”. Verrà realizzato un report annuale nazionale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali volte alla prevenzione. “Restare a guardare è costoso e inaccettabile – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG –. Vogliamo ridurre del 20% l’impatto di queste malattie, i mezzi di controllo sono noti e sperimentati. Individueremo una road map nazionale in grado di tracciare le priorità di intervento. Metteremo a disposizione gli strumenti di monitoraggio che abbiamo sviluppato in questi anni, in particolare Health Search. Nato per raccogliere informazioni sui comportamenti dei medici, Health Search è un database che si è evoluto fino a offrire uno spaccato degli effetti degli interventi di cura. Oggi rappresenta un sistema di valutazione dei costi sanitari ‘pesati’ per risultati, uno strumento essenziale per favorire il governo clinico del sistema”.  Verranno creati tavoli di lavoro con Istituzioni pubbliche, scientifiche e con i rappresentanti delle associazioni dei pazienti, per individuare le strategie idonee alla prevenzione. Tra gli obiettivi dell’Health Prevention Institute anche un think tank in grado di sviluppare un pensiero strategico su queste patologie. “L’Università Tor Vergata – sottolinea il Rettore, prof. Renato Lauro – dispone di dipartimenti di ricerca clinica, epidemiologica ed economica in campo sanitario, in grado di monitorare costantemente l’evoluzione del sistema sanitario nazionale e, in particolare, l’impatto delle malattie croniche, per questo ha costituito al suo interno l’Italian Barometer Diabetes Observatory. Con SIMG è stato inoltre avviato il progetto Sissi, modello di simulazione dei costi sanitari messo a punto in collaborazione con il Ceis di Tor Vergata”. Spesso si crede che le morti per malattie croniche interessino solo le persone più anziane, ma non è vero. A livello globale provocano ogni anno circa 35 milioni di decessi: di questi, 16 milioni riguardano persone al di sotto dei 70 anni di età. Inoltre, nei Paesi a reddito medio-basso questo accade in fasce d’età molto più basse rispetto alla nazioni più sviluppate. “E&#8217; essenziale  realizzare campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini – conclude la dott.ssa Maria Patrizia Patrizi, presidente della Fondazione ‘Livio Patrizi’ –. Finanzieremo anche ricerche economiche, epidemiologiche, sociali, sanitarie e cliniche”.</p>
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		<title>Verbalizzazione esami, libretto cartaceo addio</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 10:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parla anche di Università e Ricerca nel testo del decreto legge n. 5/2012 che contiene disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo. Tra le novità contenute nel decreto legge,  un portale unico per gli studenti, a cura del Miur, le iscrizioni agli atenei  solo per via telematica così come la verbalizzazione degli esami. Semplificate alcune procedure per il finanziameno di progetti di ricerca internazionale, industriale e di base - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/02/15/9117/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/libretto-ok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9121" style="margin: 4px; border: 3px solid black;" title="libretto ok" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/libretto-ok.jpg" alt="" width="359" height="190" /></a>Il  Decreto legge,  pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 33 del 9 febbraio 2012, supplemento ordinario n.27.    contiene disposizioni  in materia di università e  semplificazioni in materia di ricerca.   L&#8221; art. 48, Sezione II,  stabilisce la dematerializzazione delle procedure come  iscrizioni e immatricolazioni agli atenei, che si effettueranno soltanto per via telematica,  così come la verbalizzazione degli esami che, dall’a.a. 2013 – 2014, dovrà essere fatta esclusivamnete per via elettronica. Lo stesso art. 48 prevede la creazione da parte del Ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;università e della ricerca di un portale di riferimento per tutti gli studenti, anche in lingua inglese.  L&#8217;art. 49 invece dispone che ai ricercatori di base a tempo indeterminato non possano  essere assegnate attività di tutoraggio o didattica integrativa.  In oltre, i dipendenti della Pubblica Amministrazione che ottengono un contratto da ricercatore a tempo determinato devono essere collocati in aspettativa non retribuita o in posizione di fuori ruolo, se previsto dagli ordinamenti dell’amministrazione di appartenenza.<br />
La semplificazione riguarda anche la ricerca: internazionale, industriale e di base (Sezione VI, artt. 30-33).  Per i progetti finanziati parzialmente dalla comunità europea si evita una doppia valutazione: si acquisisce la valutazione dell&#8217;Europa, semplificando e riducendo i tempi. Per la gestione dei progetti di ricerca internazionale e industriale viene nominato un capofila e il progetto si relaziona solo con il capofila. Questo per ridurre i tempi della burocrazia e creare finanziamenti più fluidi.  Per la ricerca industriale è stato disposto che una quota non inferiore al 15% del Fondo Agevolazioni Ricerca (FAR) delle disponibilità complessive sia comunque destinata al finanziamento degli interventi svolti nel quadro di programmi dell’Unione europea o di accordi internazionale. Il FAR – Fondo per le Agevolazioni alla Ricerca è uno stanziamento pubblico che viene alimentato periodicamente. Operativo dal 2011, come supporto alla ricerca industriale, è gestito direttamente dal MIUR.<br />
Per la ricerca di Base sarà possibile finanziare progetti che sono stati valutati positivamente dall&#8217;Unione Europea senza che sia stato fatto un bando ad hoc. Ciò vuol dire che il Miur potrà finanziare con risorse nazionali progetti a esclusiva ricaduta nazionale valutati positivamente in sede comunitaria, ma non ammessi al relativo finanziamento. Il controllo sui progetti di ricerca di base diventa più snello, si farà soltanto al termine e non più all’inizio. Per i ricercatori di età inferiore a 40 anni resta confermata l’attribuzione del 10% del Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (First). Al fine di consentire la semplificazione delle procedure di utilizzazione del First  il Dl n. 5/2012 apporta alcune modifiche all’art.1 della legge 27 dicembre 2006, n. 29: una quota non inferiore al 15% delle disponibilità complessive del First è destinata dai ministeri dell’Istruzione e dell’Economia al finanziamento degli interventi svolti nel quadro di programmi dell’Unione europea e di accordi internazionali. Il Miur definirà i criteri di accesso e le modalità di utilizzo e gestione del fondo.</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">Decreto legge </a><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">n.5/2012</a><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/Decreto-legge-n.5-2012.pdf">  &#8211; Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo </a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>2011, cambia (di nuovo) la storia dell’evoluzione. O no?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 15:19:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Primo piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 2011 ha regalato al mondo della scienza più di un evento epocale: tra neutrini che viaggiano a velocità superiori a quelle della luce, isolamento di atomi di antimateria e nuove teorie sull’evoluzione del genere umano, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma, come sempre accade, non mancano contestatori e scettici. Iniziamo un viaggio per approfondire i radicali cambiamenti che le scoperte del 2011 hanno portato alla luce, con la consapevolezza che stiamo ancora, soltanto, grattando la superficie - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2012/02/08/2011-cambia-di-nuovo-la-storia-dell%e2%80%99evoluzione-o-no/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9105" class="wp-caption alignleft" style="width: 318px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/a_sediba_skull_large.jpg"><img class="size-medium wp-image-9105" title="a_sediba_skull_large" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/a_sediba_skull_large-300x230.jpg" alt="" width="308" height="270" /></a><p class="wp-caption-text">Dettaglio del teschio di A. sediba</p></div>
<p><strong>di Luigi Vespasiani</strong></p>
<p>Chissà cosa ha pensato il piccolo Matthew quando ha visto quelle ossa. Chissà se ha provato un senso di inquietudine o solo di curiosità. Di sicuro, non si è reso conto dell’importanza della vicenda. Dopotutto, non capita tutti i giorni di trovarsi davanti ad una scoperta che può rivoluzionare la storia del genere umano. Certe cose sono difficili da comprendere anche per gli adulti, figurarsi per un bimbo di 9 anni. Questa infatti l’età del piccolo, che assieme al suo papà, Lee Berger, studioso dell’Università di Witwatersrand, è stato testimone, nel 2008, del ritrovamento delle ossa di uno scheletro di Australopithecus sediba, rinvenuto nella grotta di Malapa nei pressi di Johannesburg, Sudafrica.</p>
<p>Dopo anni di analisi approfondite, sono stati finalmente pubblicati in pompa magna sulla rivista Science, lo scorso settembre, i risultati delle ricerche condotte su quelle ossa: si tratterebbe dello scheletro di uno dei primi rami del nostro albero evolutivo. Ossa di varie parti del corpo, dalla testa ai piedi, che combinano le caratteristiche dell’Australopithecus e del genere <em>Homo</em>. Dopo gli scavi sono stati rinvenuti cinque individui in perfetto stato di conservazione, tra i quali un bambino. In tutto le ossa ritrovate sono 220 e risalirebbero a quasi 2 milioni di anni fa, per la precisione 1.997.000. Per spiegare meglio la vicenda, utilizziamo una dichiarazione dello stesso Berger: “Penso senza dubbio che questo sia lo scheletro più completo dei primi esseri umani mai scoperto. Dobbiamo riscrivere interi libri di testo”. Ovviamente, non mancano scettici e detrattori, che accusano gli scienziati di gridare al miracolo ogni volta che sulla scena, a dire il vero ormai piuttosto affollata, compare lo scheletro di qualche nuovo ominino.</p>
<p>Gli scienziati hanno a lungo considerato gli australopiteci, a cui appartiene la stessa Lucy, ritrovata negli anni Settanta in Etiopia, i candidati privilegiati come antenati del genere <em>Homo</em>. Secondo i paleontologi <em>A. sediba</em> (sediba significa “sorgente”) aveva una capacità cranica molto bassa, carattere primitivo, mentre l’organizzazione morfologica del cervello è simile a quella delle ultime forme del genere <em>Homo</em>. Camminava in posizione eretta, anche se in modo diverso dall’uomo moderno. Le caviglie sono simili alle nostre, invece i talloni sono deboli, indicando che probabilmente. <em>A. sediba</em> era in grado di arrampicarsi sugli alberi. Le mani hanno pollici opponibili e sviluppati, quindi adatti per eseguire movimenti di precisione, come costruire utensili rudimentali di pietra.</p>
<p>Ne parliamo con la prof. <strong>Olga Rickards</strong>, ordinaria di Antropologia Molecolare presso l’Università  degli studi Roma Tor Vergata.</p>
<div id="attachment_9107" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/australopithecus-sediba-skeleton-phiston-wcatt1.jpg"><img class="size-medium wp-image-9107" title="australopithecus-sediba-skeleton-phiston-wcatt" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2012/02/australopithecus-sediba-skeleton-phiston-wcatt1-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Uno degli scheletri rinvenuti in Sudafrica</p></div>
<p><strong>Professoressa, siamo davvero davanti ad una scoperta tanto significativa?</strong><br />
Sicuramente si tratta di fossili importanti per l’età, la completezza e lo stato di conservazione e per il fatto che presentano un sorprendente mosaico di caratteristiche anatomiche primitive, simili a quelle degli australopiteci più antichi, e derivate, tipiche delle forme del genere Homo con anatomia più moderna, come ergaster ed erectus e dei loro discendenti, compresi noi sapiens. Non sono però convinta che allo stato attuale si possa affermare con certezza che sediba sia il predecessore del genere a cui noi apparteniamo spodestando tutti i precedenti pretendenti. La ricerca paleoantropologica degli ultimi decenni ha portato alla luce tanti nostri parenti diretti o collaterali indicando che il cespuglio evolutivo della sottofamiglia degli ominini è decisamente molto copioso. E sediba potrebbe non essere altro che uno dei tanti rami morti che si sono evoluti e sono poi scomparsi in Africa senza lasciare discendenti.</p>
<p><strong>Trova giusta l’accusa di “sensazionalismo” mossa nei confronti di alcune scoperte particolarmente suggestive?</strong><br />
In effetti, ogni volta che viene trovato un nuovo fossile umano si parla subito di “sensazionale rinvenimento” che porterà a riscrivere la storia evolutiva dell’umanità e guarda caso il reperto nella maggior parte dei casi è visto dallo scopritore come il patriarca più o meno alla lontana del genere Homo e quindi di noi sapiens, dando inizio ad accessi dibattiti tra gli specialisti. Infatti, come nel caso di sediba la presenza di un’anatomia in parte moderna e in parte primitiva, evidente soprattutto nel piede, sottolinea la difficoltà di stabilire se si tratti di un nostro antenato diretto o piuttosto di una linea evolutiva estinta che presentava però alcuni tratti derivati. E quest’ultima interpretazione è forse la più verosimile. Dobbiamo infatti abbandonare la pretesa estremamente antropocentrica di ritenere che la nostra morfologia e il nostro comportamento siano unici e che non si possano essere presentati sulla scena evolutiva più volte. Va ricordato che le caratteristiche che ci hanno resi umani, la stazione eretta, l’andatura bipede e la presa di precisione, erano già presenti in un primate fossile datato tra 7 e 9 milioni di anni fa, l’Oreopithecus bambolii, che la natura aveva relegato in quell’isola del Mediterraneo che nel Miocene era l’area tosco-sarda. Ma l’isola ha impedito che si esportassero queste invenzioni biologiche di successo e si è dovuto aspettare che alla roulette dell’evoluzione si ripresentasse un’altra occasione simile. E questa occasione è capitata di nuovo nella nostra linea evolutiva: noi siamo solo il risultato di un esperimento fortunato che per caso non si è estinto.</p>
<p><strong>Se davvero i libri di testo dovessero essere riscritti, in che modo si dovrebbe fare? Quali le modifiche da apportare? Cosa cambierebbe nella nostra visione dell’evoluzione umana? </strong><br />
Sono più che convinta che, almeno per quanto riguarda la nostra storia evolutiva, i libri di testo scolastici debbano essere riscritti. Negli ultimi anni, e si può dire addirittura negli ultimi mesi, l’antropologia ha visto importanti novità sia sul versante della paleoantropologia che su quello dell’antropologia molecolare. Novità che hanno fatto cadere alcuni paradigmi relativi alla nostra evoluzione che ritenevamo ormai consolidati portandoci a riscrivere alcuni passaggi fondamentali.<br />
Il primo si riferisce all’interpretazione dell’evoluzione biologica umana in voga all’inizio del secolo scorso secondo un modello di tipo lineare, ossia di un’evoluzione graduale da una singola forma alla successiva, in cui nel corso del tempo si sarebbe passati dallo stato scimmiesco all’uomo moderno, passando per le forme intermedie del pitecantropo (ora Homo erectus) e, successivamente, dell’uomo di neandertal. Oggi lo scenario è del tutto diverso e riconducibile all’immagine del cespuglio, in cui diverse specie più o meno contemporanee hanno sperimentato lo sviluppo differenziato dei vari caratteri. In questa ipotesi di evoluzione, uno solo dei tanti rami che costituiscono i cespugli delle diverse fasi dell’ominazione avrebbe portato alla nostra specie. Purtroppo però siamo ancora piuttosto lontani da una conoscenza dettagliata del percorso evolutivo che dai più antichi ominini e poi attraverso gli australopiteci ha portato all’uomo moderno. Tuttavia questo processo evolutivo, basato sul modello di Steven Jay Gould e comune a quello che ha coinvolto gli altri animali, è stato messo in discussione dal paleoantropologo Tim White, dell’Università della California, secondo il quale il cespuglio evolutivo, così come si è andato infoltendo negli ultimo anni, andrebbe potato e il numero delle specie proposte ridimensionato. E, in effetti, quanto sia rigoglioso l’albero evolutivo umano è ancora oggetto di discussione, soprattutto per quanto riguarda il numero di specie recentemente riconosciute all’interno del genere Homo.<br />
E ancora: ci siamo incamminati ad essere uomini 6 milioni di anni fa circa quando abbiamo imparato a camminare dritti sugli arti inferiori, divenuti gambe, e non a seguito dello sviluppo di un cervello grande, acquisito solo 3 milioni e mezzo di anni dopo. Siamo diventati bipedi non in savana ma in foresta, quando ancora ci arrampicavamo sugli alberi, come l’anatomia delle braccia e delle mani dei primi fossili umani ci dimostrano.<br />
E infine, con la recentissima scoperta dell’Homo floresiensis, il primo esempio di nanismo insulare noto per il nostro genere, è caduto anche quello che era considerato il paradigma più distintivo dell’evoluzione umana, cioè il convincimento che la nostra storia biologica fosse stata caratterizzata da un costante aumento del volume del cervello e che questo avesse portato alla produzione di sofisticati utensili. Ebbene, l’uomo di Flores ci ha dimostrato che un nostro antenato con un cervello di soli 417 cc, come quello di una scimmia antropomorfa (il nostro varia tra 1.300 e 1.400 cc), aveva tutte le capacità intellettive per possedere una tecnologia decisamente avanzata, simile a quella prodotta dai coevi sapiens dotati di un cervello quasi 3 volte e mezzo più grande.<br />
L’introduzione dell’analisi molecolare negli studi antropologici, così come in ogni altro settore della biologia e della medica, ha poi inferto una vera e propria spinta evolutiva alla ricerca, permettendo di risolvere alcune delle dispute più accese che l’analisi classica, ossia lo studio della morfologia e morfometria dei reperti fossili, non riusciva a dirimere. Grazie all’analisi del DNA e in particolare del DNA antico siamo riusciti a provare che la nostra specie si è originata recentemente, circa 200.000 anni fa, in Africa e che l’uomo di Neandertal non è nostro padre ma piuttosto un nostro cugino alla lontana. Studi recentissimi condotti sul genoma nucleare di questo antenato ormai estinto sembrerebbero indicare che tra i sapiens e i neandertaliani ci siano stati episodi di mescolamento antichi, attorno a 80.000 anni fa, in Medio Oriente, le cui flebili tracce si riscontrerebbero ancora nel genoma dei moderni popoli europei e asiatici, anche se non tutti i ricercatori concordano sull’attendibilità dei risultati sperimentali.</p>
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		<title>Fondo di Finanziamento Ordinario, il parere della CRUI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 11:25:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Assemblea della CRUI, riunitasi in seduta plenaria il giorno 22 settembre 2011, esprime all’unanimità il seguente parere sullo schema di Decreto sull’FFO 2011 trasmesso con nota del Capo di Gabinetto MIUR n. 251 del 15.9.2011 - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/11/16/fondo-di-finanziamento-ordinario-il-parere-della-crui/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span><span>L’Assemblea della CRUI, riunitasi in seduta plenaria il giorno 22 settembre 2011, esprime all’unanimità il seguente parere sullo schema di Decreto sull’FFO 2011 trasmesso con nota del Capo di Gabinetto MIUR n. 251 del 15.9.2011.</span></span></p>
<p>La CRUI sottolinea innanzitutto la vivissima preoccupazione dell’intero sistema universitario italiano per i drammatici tagli progressivamente operati sul finanziamento ordinario. Le sottrazioni sono a questo punto pari al -7,48% in termini nominali rispetto al 2009, alle quali si aggiunge un ulteriore decremento pari al -5,53% previsto per l’anno 2012 che, come è stato rappresentato al Capo dello Stato nell’incontro tenutosi il 20 luglio u.s.,<em> de facto</em> comporterà il blocco di alcuni fondamentali servizi strategici forniti dal sistema delle Università italiane, con danni incalcolabili per l’utenza studentesca, per l’offerta di istruzione pubblica, per la ricerca e lo sviluppo in Italia. È giunto il momento di decidere se questo Paese ha ancora bisogno delle proprie Università, e tanto più in una fase di straordinaria difficoltà per la vita nazionale nella quale la dislocazione o meno di risorse per la ricerca e l’alta formazione avrà conseguenze decisive sul nostro futuro.</p>
<p>È questa una questione che la CRUI tornerà a porre nelle prossime settimane con assoluta determinazione. Non è infatti più sufficiente il senso di responsabilità degli Atenei italiani per condividere una politica di premialità fatta su risorse in costante e drammatica diminuzione che, allo stato attuale, rischia di penalizzare in maniera irreversibile componenti essenziali del sistema universitario nazionale.</p>
<p>Adempiendo responsabilmente al proprio ruolo istituzionale la CRUI intende comunque offrire il proprio contributo alla bozza di decreto affrontando sia aspetti generali sia singoli aspetti di natura più tecnica.<br />
In linea generale, la CRUI osserva come l’attuale impianto del D.M. non tenga ancora conto di alcuni parametri ai fini di una più equa ripartizione, quali, ad esempio, l’FFO per studente e il costo-standard, l’incidenza delle esenzioni da tasse e contributi in termini di minori entrate, la tipologia differenziata degli Atenei sul territorio italiano (Atenei generalisti e tematici, Dipartimenti medici, scientifico-tecnologici e umanistico-sociali), la presenza di strutture federate tra le Università ai sensi della normativa vigente. Inoltre è indispensabile che si dia attuazione a quanto previsto dall’art. 70 del D. Leg. 165/01 in materia di spese per il personale sanitario, attualmente a carico delle Università in modo improprio.</p>
<p>Su tali, decisivi aspetti la CRUI intende ritornare quanto prima, onde formulare una proposta coerente per l’architettura finanziaria dei prossimi anni in vista dell’emanazione del Decreto Legislativo previsto dall’art. 5 della L. 240/2010.</p>
<p>La CRUI non può d’altra parte non segnalare il grave ritardo con il quale il Ministero ha provveduto a rendere disponibile lo schema di Decreto e i disagi che ne conseguono sul piano della programmazione.</p>
<p>Venendo al profilo complessivo del provvedimento in esame, la CRUI rileva come vi sia stato uno sforzo obiettivo da parte ministeriale, nelle attuali condizioni, teso ad alleggerire l’impatto negativo delle cifre. L’introduzione anche quest’anno del limite del 100% rispetto all’esercizio precedente per gli Atenei con prestazione positiva e, al tempo stesso, l’applicazione di una quota tratta dal fondo perequativo (pari a ca. 9 mln di euro) per impedire decrementi mediamente superiori al 5% sono aspetti senza dubbio apprezzabili.</p>
<p>Così come è condivisibile che, in presenza di una diminuzione del fondo complessivo, nel calcolare la differenza tra prestazione 2011 e prestazione 2010 si sia, per la prima volta, tenuto conto del solo finanziamento consolidato dello scorso anno al netto degli interventi premiali.</p>
<p>Uno sforzo altrettanto apprezzabile è stato fatto nell’applicare il c. 1 dell’art. 11 della L. 240/2010 (cosiddetto fondo perequativo). A fronte del dettato tecnicamente impreciso della norma di legge (‘modello’ teorico e accelerazione sono infatti categorie che non pertengono più al fondo premiale, anche se resta a termini di legge l’incentivazione di Atenei sottofinanziati di una quota percentuale pari o superiore al -5%) e di un sistema di calcolo non del tutto efficace, il MIUR ha ripartito approssimativamente la metà del fondo a disposizione di 95 mln di euro a tutte le Università limando così di qualche punto la media del taglio generale (che è migliorata di circa lo 0,2%).</p>
<p>Resta comunque l’istituto di un fondo perequativo che rafforza notevolmente la distribuzione premiale più che il vero e proprio riequilibrio e, quindi, l’attenzione nei confronti degli Atenei storicamente sottofinanziati. Occorre anche un’attenzione specifica nei confronti di quegli Atenei che, con sforzi notevoli, stanno risalendo la china dei passivi pregressi. Questa tipologia d’intervento può essere resa efficace già a partire dall’assegnazione del fondo di cui al piano triennale (DD.MM. 50/2010 e 345/11).</p>
<p>La CRUI ritiene indispensabile una particolare attenzione alla definizione di parametri e indicatori pienamente attendibili e coerenti anche per evitare interferenze distorte sulle Università non statali, le quali non solo soffrono di tagli percentualmente pesanti sui trasferimenti pubblici ma non appaiono adeguatamente sostenute sul piano del diritto allo studio. Con riferimento all’art. 1 (quota-base) la CRUI sollecita una riflessione sugli effetti del turn-over nelle singole Università ai fini del calcolo della quota-base.</p>
<p>Con riferimento all’art. 3 (quota premiale) la CRUI rileva che il MIUR ha cambiato alcune ponderazioni nell’attribuzione dei pesi agli indicatori della ricerca, e ritiene condivisibile il taglio del 10% dell’ormai perento VTR 2001-2003 e una ‘spalmatura’ sui PRIN (che salgono al 40%) e sui progetti internazionali (che salgono al 25%). Relativamente alla didattica si chiede che vengano tenuti nel debito conto, come lo scorso anno, i cosiddetti fattori di contesto aggiornati e che i dati forniti dalle Università siano oggetto di un monitoraggio attento in maniera da garantire assoluta omogeneità.</p>
<p>Con riferimento all’art. 5 (mobilità), vista l’articolazione degli interventi volti a favorire la mobilità, la somma messa a disposizione, che è destinata a coprire presumibilmente i soli 2/12 dell’esercizio in corso, appare in ogni caso esigua. Si propone che essa venga incrementata di un altro milione di euro sottratto alla quota di cui all’art. 8 (consorzi interuniversitari). La CRUI chiede inoltre l’estensione del cofinanziamento per la mobilità di cui al presente articolo anche ai ricercatori universitari a tempo indeterminato in considerazione di quanto prevede l’articolo 29 c.10 della L. 240/2010. Sempre nell’àmbito del medesimo articolo, nel caso di quanto dettato dall’art. 7 della L. 240/2010, si chiede attenzione specifica alle Università federate, con particolare riguardo di quelle collocate al di sopra del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97.</p>
<p>Con riferimento all’art. 6 (chiamate di chiara fama) si ritiene opportuno che il termine delle procedure con conseguente assunzione in servizio sia anteriore al 31.12.2011 e che gli Atenei debbano presentare le rispettive proposte entro il 30.10. Ciò al fine di evitare che le prese di servizio vengano deliberate dalle Università in vacanza del regime di proroga degli alleggerimenti per le spese del personale sanitario di cui al decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225 coordinato con la legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10.</p>
<p>Con riferimento all’art. 8 (consorzi interuniversitari) la CRUI propone che sia applicato sin da quest’anno quanto deliberato dall’apposita Commissione ministeriale nel corso del 2010. Ossia che, a fronte di una sensibile diminuzione dei 44,9 mln attualmente stanziati, venga individuata una somma da attribuire mediante bandi su progetto presentati dai consorzi di ricerca. Le economie derivanti da questo intervento potrebbero essere impiegate sia a sostegno dei piani di rientro delle Università, opportunamente documentati e vagliati, sia sulla mobilità di cui all’art. 5 del presente schema di decreto, come già si è accennato.</p>
<p>Con riferimento all’art. 11 (reclutamento straordinario dei professori associati) si fa rimando alle considerazioni già esposte dalla CRUI nelle audizioni alla Camera e al Senato rispettivamente del 20 e 21 uu. ss. Nello specifico del provvedimento collegato (AS n. 393) la CRUI sottolinea con viva preoccupazione il dettato ambiguo dell’art. 1 c. 1, ove si consente l’assegnazione delle risorse alle sole Università che si collochino al di sotto del limite del 90% di cui all’art. 51 della L. 449/97. Si richiede in ogni caso che tale comma sia riformulato tenendo conto di quanto previsto da ultimo dal Decreto Legge 29 dicembre 2010, n. 225 coordinato con la Legge di conversione 26 febbraio 2011, n. 10. Peraltro si fa osservare che nel dettato del provvedimento, per una evidente svista, non sono contemplate le Scuole a ordinamento speciale che pure, in passato, hanno fruito di analoghe assegnazioni per l&#8217;incentivazione del reclutamento.</p>
<p>La CRUI chiede comunque uno specifico e immediato intervento legislativo, viste le aspettative legittime dei ricercatori italiani, tale per cui la platea dei possibili fruitori del finanziamento straordinario venga estesa a tutte le Università, indipendentemente dal limite del 90%. La motivazione è semplice: si tratta di un fondo destinato a incentivare le assunzioni di tutti i ricercatori (idoneati oggi, abilitati domani), a prescindere dalla loro collocazione<br />
accademica, in analogia con quanto avvenne per l&#8217;assegnazione dei fondi dei cosiddetti ricercatori Mussi (art. 1 c. 1 della L. 1/2009).</p>
<p>Con riferimento all’art. 13 (interventi specifici) non è chi non veda che la somma prevista di 18 mln di euro per l’attuazione degli artt. 6, c. 14 e 8 in materia di incentivazione premiale dei docenti è assolutamente insufficiente.</p>
<p>Tenuto conto del blocco degli scatti stipendiali di cui all’art. 9 del D. L. 78/2010, peraltro, una somma che copra meno del 30% della platea di quanti avrebbero potuto percepire lo scatto rischia di divenire puramente simbolica.<br />
Infine la CRUI segnala l’assenza dal provvedimento in esame di qualunque stanziamento specifico per i dottorati e per gli assegni di ricerca che pure dovranno costituire l’asse portante della formazione dei giovani ricercatori nel prossimo futuro, in concomitanza con la generale riforma della normativa in materia.</p>
<p>La CRUI, in conclusione, sottolinea il senso di responsabilità e lo spirito di servizio con i quali il sistema delle Università sta affrontando questa difficile fase; lo fa animata dalla vivissima preoccupazione per una situazione che, qualora continuasse, finirebbe con l’infliggere un colpo definitivo all’alta formazione di questo Paese.</p>
<p>(Fonte Crui)</p>
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		<title>“Nucleare pulito”: l’approfondimento</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 09:08:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo Fukushima l’attenzione è puntata sulla sicurezza dell’energia nucleare. I processi di fissione usati nelle centrali generano scorie, mentre quelli di fusione sono stati realizzati solo in laboratorio. Una buona notizia è arrivata pochi giorni fa dal Politecnico di Torino: sembra possibile produrre energia atomica dalla semplice frattura di rocce. Abbiamo chiesto un commento al prof. Maurizio De Crescenzi, Ordinario di Struttura della Materia presso il nostro Ateneo - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/04/29/%e2%80%9cnucleare-pulito%e2%80%9d-l%e2%80%99approfondimento/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7189" class="wp-caption alignleft" style="width: 307px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-fissione-1.jpg"><img class="size-full wp-image-7189" title="Immagine fissione 1" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-fissione-1.jpg" alt="" width="297" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">FIG. 1 - Reazione di FISSIONE</p></div>
<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>In seguito al disastro atomico ancora in corso in Giappone, dove il terremoto dello scorso 11 marzo ha causato danni critici alla centrale nucleare di Fukushima, l’attenzione dell’opinione pubblica è di nuovo proiettata sulle tematiche inerenti l’utilizzo e, soprattutto, la sicurezza dell’energia atomica. La battaglia è a tutto campo, dalla scienza alla politica, passando per l’economia, la cultura, la società. Nel mare di notizie e commenti sull’argomento, alcune hanno attirato l’attenzione più di altre, come quelle pubblicate su alcuni quotidiani di respiro nazionale (La Stampa, La Repubblica) lo scorso 15 aprile. Fortunatamente si tratta di buone notizie e riguardano esperimenti in corso presso il Politecnico di Torino, dove un gruppo di ricerca del prof. Alberto Carpinteri, sembra aver trovato il modo di produrre la tanto agognata energia nucleare “pulita”. Il meccanismo attraverso il quale si raggiunge lo scopo è la semplice frantumazione di rocce contenenti ferro e nichel. Il processo di rottura dovrebbe creare delle fissioni nucleari senza generare scorie radioattive, come avviene invece con l’uranio. Si è arrivati a ipotizzare la presenza di reazioni nucleari partendo dalla comparsa di neutroni in seguito alla frantumazione, risultato inequivocabile dell’avvenuta reazione di fissione atomica.<br />
Abbiamo chiesto un commento al prof. Maurizio De Crescenzi, ordinario di Struttura della Materia presso la Facoltà di Scienze dell’Università Tor Vergata, che ci ha spiegato nel dettaglio che “alla base di quello che è stato definito “il nucleare pulito”, senza cioè alcuna traccia di radioattività residua, c’è l’osservazione, riportata sulla rivista internazionale Physics Letters A, che in alcune rocce granitiche, sottoposte a forte compressione, alla loro frattura avviene una discreta emissione di neutroni. Queste particelle nucleari sono il sintomo che sia avvenuto lo stesso processo fisico-chimico che avviene nelle centrali nucleari tradizionali e senza reazioni a catena che possono essere in alcuni casi fuori del controllo umano. Il risultato principale delle ricerche del prof. Carpinteri sembra essere che, oltre a produrre neutroni, si producono elementi stabili e completamente inerti risolvendo il problema delle scorie radioattive che, come tutti sanno, hanno un tempo di decadimento di molte centinaia di anni e che necessitano di uno stoccaggio in luoghi altamente sicuri e protetti”.<br />
“L’energia nucleare è l’energia che tiene legata la parte interna dell’atomo, cioè il nucleo – prosegue il professore – Albert Einstein fu il primo scienziato ad intuire che dal nucleo si poteva ottenere energia. Nel 1905 espresse nella formula  E=mc<sup>2 </sup>la teoria delle equivalenza tra materia ed energia. Questa formula permette di calcolare esattamente quanta energia si può ottenere dalla trasformazione di una certa quantità di materia. Basta far sparire una piccola quantità di materia per ottenere una grande quantità di energia. Per ricavare energia dal nucleo dell&#8217;atomo ci sono due procedimenti: la fissione nucleare cioè la rottura di nuclei pesanti come quello dell&#8217;uranio; la fusione nucleare cioè l&#8217;aggregazione di nuclei leggeri come quelli dell&#8217;idrogeno.</p>
<div id="attachment_7190" class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-fusione-2.jpg"><img class="size-full wp-image-7190" title="Immagine fusione 2" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/Immagine-fusione-2.jpg" alt="" width="251" height="249" /></a><p class="wp-caption-text">FIG. 2 - Reazione di FUSIONE</p></div>
<p>La fissione nucleare, rappresentata schematicamente nella FIG 1, mostra come un atomo di Uranio se bombardato con neutroni si scinda in due atomi di massa più piccola liberando energia (data dalla differenza delle masse degli atomi coinvolti) e da due neutroni. In questo processo che è alla base del funzionamento delle attuali centrali nucleari le scorie radioattive sono appunto il Cesio o altri prodotti della scissione atomica. I risultati di questo processo sono: liberazione di una grande quantità di energia (l&#8217;energia effettivamente sfruttabile come energia termica è di circa 200 MeV per ogni fissione); l’emissione contemporanea di 2 o più neutroni, che possono fungere da veicolo di reazione, provocando nuove fissioni e innescando una reazione a catena; comparsa di due prodotti di fissione, frammenti del nucleo fissile rotto e a cui si deve la maggior parte della radioattività. Il secondo processo che passa per fusione nucleare avviene quando si vuole riprodurre sulla terra i processi nucleari presenti sulle stelle o sul sole. Come evidenziato dalla FIG. 2, la fusione nucleare avviene quando l&#8217;idrogeno si trasforma in elio, sprigionando grandi quantità di energia.<br />
Sono molti anni che si lavora alla realizzazione di un reattore nucleare che renda possibile l’uso pacifico di energia da fusione ma per ora la fusione nucleare è stata sperimentata solo in laboratorio. I problemi che si pongono sono enormi se pensiamo che la fusione nucleare sul Sole si realizza a circa 6000°C (e con pressioni elevatissime) e che, sulla Terra, per realizzarla occorrono temperature che oscillano intorno ai 100 milioni di gradi (più di sei volte la temperatura all&#8217;interno del Sole). Questi pochi dati sono sufficienti a farci comprendere l&#8217;estrema difficoltà prima di raggiungere quelle folli temperature, e poi di contenerle in un qualche recipiente. Risultati che possano permettere l&#8217;utilizzo commerciale dell&#8217;energia prodotta attraverso il processo di fusione nucleare sono previsti dai ricercatori in un orizzonte piuttosto lontano (non prima del 2040-2050). In linea di principio i problemi ambientali dovrebbero essere minimi a fronte di disponibilità di combustibile praticamente infinita. In questo scenario le ricerche portate avanti del gruppo del prof. Carpinteri appaiono veramente sorprendenti ed interessanti se si pensa che necessitano in principio di una forte pressione da esercitare su un materiale di facile reperimento (contenente ferro o nichel) e di assoluta  mancanza di radioattività residua. Il processo chimico-fisico ipotizzato è il seguente:</p>
<p><strong>Fe30 ( con 26 protoni) &#8212;&gt; 2 Al14 ( con 13 protoni) + 2 neutroni + energia. </strong></p>
<p>Ossia si parte con del Ferro che si decompone ad alte pressioni, con un procedimento chiamato “reazione di fissione piezo-nucleare”, in due atomi di Alluminio, due neutroni ed una quantità di energia termica dovuta alla differenza tra le masse degli atomi coinvolti. Il fenomeno è stato misurato in marmi granitici dove c’è una discreta abbondanza di ferro e non in marmi di Carrara dove il Ferro è quasi assente.  Questo fenomeno è stato ipotizzato anche nel caso del Nichel che rispetto all’Alluminio produce Silicio e tre neutroni. Dalle differenze di massa tra il Ferro e l’Allumino si riesce a trovare una quantità, chiamata difetto di massa, che secondo la formula di Einstein è l’energia che viene liberata al momento della fissione. Si può stimare questa energia in circa 10 MeV  e che rappresenta un’energia enorme se confrontata con quella della fusione che è di “soli” 3.2 MeV. A nostro avviso il punto debole, di tutto quello descritto finora, è che l’energia necessaria per arrivare ad una reazione nucleare, come quella invocata dal prof. Carpinteri, è dello stesso ordine di grandezza di quella che si produce al momento della fissione. Questo perché l’energia spesa nel comprimere gli atomi nei punti di frattura del materiale riesce a raggiungere valori elevatissimi e dello stesso ordine di grandezza di quella che si guadagna nella reazione. Questo ci porta a concludere che il processo è possibile ma non redditizio da un punto di vista energetico. La questione va sicuramente approfondita da un punto di vista sperimentale perché appare molto suggestiva l’idea che spezzando un pezzo di marmo si produca energia a volontà e in maniera controllata. Suggeriamo infatti di ripetere l’esperienza su pezzi di Ferro puro o di Nichel puro in modo da controllare che i prodotti della fissione siano veramente Alluminio e Silicio. Questo fondamentale controllo dei prodotti della reazione coinvolti è facilmente misurabile con le moderne tecniche di analisi quantitative tipo SIMS (emissione di atomi indotta da bombardamento ionico) e renderebbe tutte le misure più quantitative. Si dovrebbe infine misurare con più accuratezza l’energia spesa per creare la frattura nel materiale.  Secondo il nostro punto di vista si devono percorrere tutta una serie di passi sperimentali e verificabili prima di poter asserire che: “il nucleare pulito è alle porte ” come scritto sui giornali. Si rischia di dare fiato ad una propaganda che non fa bene alla scienza ed il risultato è quello di illudere l’opinione pubblica circa la risoluzione di problemi come quello di creare energia superando leggi fisiche ineluttabili soprattutto su scala nucleare. Nel Dipartimento di Fisica della nostra Università – conclude De Crescenzi – ci sono diversi ricercatori impegnati nello sviluppo e nell’utilizzo di rivelatori per neutroni da utilizzare per gli esperimenti di fusione nucleare utilizzando materiali di punta come il diamante e che potrebbero dare un valido contributo alla risoluzione di questo affascinante interrogativo”.</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/file104213.pdf">La Stampa &#8211; Torino / Il nucleare &#8220;alternativo&#8221; del Poli</a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/04/file104253.pdf">La Repubblica &#8211; Torino / Scoperto al Poli il &#8220;nucleare dei sassi&#8221;. La fisica in crisi</a></p>
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		<title>Diabete: nasce l&#8217;osservatorio nazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 13:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentato l'Italian Barometer Diabetes Observatory. L' accordo di programma, siglato tra Associazione parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, Associazione Diabete Italia, con il supporto non condizionante di Novo Nordisk, Farmaceutici S.p.A., prevede la realizzazione di un tavolo di lavoro  per la realizzazione del Progetto Nazionale di lotta al diabete in Italia. Sede dell’Osservatorio è Villa Mondragone, centro di rappresentanza dell’Ateneo - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/04/23/diabete-nasce-l%e2%80%99italian-barometer-diabetes-observatory/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/diabete_zucchero.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6865" style="margin: 2px;" title="diabete_zucchero" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/diabete_zucchero-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a>a cura della Redazione</strong></p>
<p>E’ stato presentato il 22 marzo a Roma, presso la sala Nassiriya del Senato della Repubblica, l&#8217;“Italian Barometer Diabetes Observatory”, un progetto concreto volto ad affrontare la sfida che una malattia in rapida espansione come il diabete pone all’Italia e a tutto il mondo. L’iniziativa nasce dall’impegno congiunto di Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, di Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” Diabete Italia, con il supporto non condizionato dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, che hanno siglato un accordo di programma istitutivo della nuova realtà. L’Osservatorio sarà ospitato a Villa Mondragone, sede di rappresentanza dell’Ateneo romano.</p>
<p>In Italia le persone con diabete sono oltre 3 milioni &#8211; il 4,9% della popolazione secondo i dati ISTAT 2010 &#8211; cui devono aggiungersi circa 1 milione di italiani che ha il diabete senza saperlo, secondo le stime delle Società scientifiche di diabetologia nazionali. I costi della malattia sono raddoppiati in 20 anni: nel 1998, il diabete pesava sulle casse dello Stato per circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa totale per la sanità; oggi le stime parlano di 11 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria. Sempre nel nostro Paese, ogni anno 75.000 persone con diabete subiscono un infarto, 18.000 un ictus, 20.000 vanno incontro a insufficienza renale cronica, 5.000 patiscono l’amputazione degli arti inferiori, 18.000 muoiono.</p>
<p>“L’accordo di programma firmato – spiega Renato Lauro, Rettore dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – ha una durata di 5 anni e promuove l’attuazione di un progetto nazionale nella lotta al diabete in Italia. Prevede, presso il nostro centro di Villa Mondragone, l’istituzione di un tavolo di lavoro operativo, l’Italian Barometer Diabetes Observatory, per definire azioni, indicatori e strumenti di verifica utili alla realizzazione del progetto”.</p>
<p>“Sin dalla sua nascita nel 2008, l’Associazione Parlamentare che ho l’onore di presiedere &#8211; dichiara il Sen. Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato &#8211; ha promosso interventi di carattere legislativo e politico con l’obiettivo di sollecitare Governo e Regioni all’adozione di provvedimenti che garantiscano al cittadino un diritto alla salute completo ed uniforme sul territorio nazionale. Particolarmente importante il nostro impegno nell’ambito del diabete, per il quale questo accordo rappresenta solo l’ultima di una serie di  iniziative tangibili.”</p>
<p>Tra gli obiettivi principali dell’accordo, e dell’Osservatorio sul diabete, si possono ricordare la pubblicazione di un Rapporto annuale sullo stato di attuazione delle politiche sanitarie, assistenziali e sociali per la prevenzione del diabete, la cui redazione e analisi dei dati è affidata  al Consorzio Mario Negri Sud, la realizzazione di una roadmap sul diabete in grado di tracciare le priorità d’intervento nel nostro Paese, l’individuazione di campagne sociali di sensibilizzazione sulla prevenzione del diabete di tipo 2, la realizzazione di un Workshop annuale nazionale e di workshop regionali  per l’analisi e il monitoraggio della situazione del diabete in Italia.</p>
<p>“Il diabete costituisce una sfida che solo operando uniti e in collaborazione tra Istituzioni, organizzazioni di volontariato e mondo scientifico è possibile vincere”, ricorda Umberto Valentini, Presidente Diabete Italia. “L’Italia &#8211; prosegue &#8211; vanta numerosi fiori all’occhiello in diabetologia, dalla legge 115 a tutela dei diritti delle persone con diabete, fortemente voluta dalle associazioni di volontariato e presa a modello da numerosi paesi, a una ricerca scientifica riconosciuta a livello internazionale, a una rete di centri di assistenza tra le meglio organizzate, a un ‘terzo settore’ impegnato in un’opera di assistenza capillare sul territorio. Un progetto che possa ulteriormente facilitare la condivisione delle esperienze non può che essere salutato con interesse.”</p>
<p>“L’Italian Barometer Diabetes Observatory, e il progetto che ne discende, si inquadrano perfettamente nel programma internazionale Changing Diabetes Barometer, che la nostra impresa sostiene economicamente in diversi Paesi, in collaborazione con tutte le organizzazioni sovranazionali e nazionali.  Cambiare il modo in cui una malattia viene percepita dalla società e curata, significa ridurne l’impatto e favorire il miglioramento della qualità della vita delle persone che ne sono colpite. Come azienda leader in diabetologia non potevamo esimerci da un impegno oltre la ricerca medica, favorendo iniziative sociali che, soprattutto alla luce del nostra missione di operare nella massima eticità e rispetto dell’ambiente, rispondono a una logica vocazione”, conclude Lorenzo Mastromonaco, Vice President Novo Nordisk Europe.</p>
<p><a href="http://www.uniroma.tv/?id_video=18371" target="_blank">Guarda il servizio di Uniroma.tv </a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/Programma-Sala-Nassiriya-Senato-della-Repubblica-22-marzo-2011.pdf">Programma &#8211; Sala Nassiriya Senato della Repubblica 22 marzo 2011</a></p>
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		<title>Premio Sapio per Andrea Malizia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 16:17:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
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		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 19 marzo a Torino, nella prestigiosa cornice del Castello del Valentino, si è svolta alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la cerimonia di consegna dei Premi Sapio alla ricerca. Tra i premiati di quest’anno anche Andrea Malizia, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica, che si è guadagnato il riconoscimento con una ricerca sulla “Analisi della dispersione di polveri radioattive per la messa in sicurezza degli impianti a fusione nucleare”  - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/03/28/premio-sapio-per-andrea-malizia/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6926" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/DSC020145.jpg"><strong><img class="size-medium wp-image-6926" title="DSC02014" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/DSC020145-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></strong></a><p class="wp-caption-text">La cerimonia di consegna alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano</p></div>
<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Davvero una bella soddisfazione per il dott. Andrea Malizia e, grazie alla sua attività di ricerca, anche per l’Università di Tor Vergata. Il dott. Malizia, assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Ingegneria meccanica della Facoltà di Ingegneria, ha ricevuto lo scorso 19 marzo il Premio Sapio alla ricerca. A consegnarlo, la prima carica dello Stato: il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Si tratta di un riconoscimento prestigioso, conferito a scienziati che hanno sviluppato studi su applicazioni innovative, tali da rappresentare una qualificata opportunità di sviluppo di progetti e realizzazioni all’avanguardia nel settore della salute, della risonanza magnetica, dell’ambiente e, più in generale, nell’ambito scientifico. Il Premio Sapio si propone di dimostrare quanto sia importante uno stretto collegamento tra il mondo della ricerca e quello dell’ industria per favorire la competitività del paese. Il dott. Malizia, che si è aggiudicato uno dei tre premi Junior, è in forza presso il Gruppo di Ricerca in Elettronica Quantistica e Plasmi, con supervisori interni il dott. Pasquale Gaudio e la dott.ssa Maria Richetta dell’Università di Tor Vergata, e supervisore esterno l’Ing. Maria Teresa Porfiri dell’ENEA. Il coordinatore del progetto è il prof. Carlo Bellecci. Il Premio Sapio, nella stessa categoria, è andato anche a Daniela Galimberti, dottore di ricerca in Scienze Neurologiche presso l’Università di Milano e la dott.ssa Virna Marin, del Centro Ricerca M. Tettamanti, presso la Clinica Pediatrica dell’Università Milano-Bicocca. Il Premio Industria è stato assegnato a Bruno Murari, di STMicroelectronics e il Premio Territoriale Brianza è andato ad Alessio Paiusco, Alessandro Leonida e Fabrizio Carini della Clinica Odontoiatrica dell’Università Milano-Bicocca. Il riconoscimento assume valenza ancora maggiore se si considera che le ricerche candidate erano 114.</p>
<div id="attachment_6923" class="wp-caption alignleft" style="width: 267px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/a4.jpg"><img class="size-full wp-image-6923" title="a" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/03/a4.jpg" alt="" width="257" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Il dott. Malizia e il prof. Bellecci</p></div>
<p>La ricerca che ha fruttato il premio ad Andrea Malizia è un lavoro sulla “Analisi della dispersione di polveri radioattive per la messa in sicurezza degli impianti a fusione nucleare”. La produzione di polveri radioattive e/o tossiche negli impianti a fusione nucleare è uno degli aspetti critici per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori professionalmente esposti e della popolazione. La polvere si genera a seguito del normale esercizio dell’impianto o a causa di erosioni macroscopiche, si deposita prevalentemente sul fondo della camera ed in caso di incidenti può essere risospesa. La risospensione della polvere è un problema di sicurezza nei luoghi di lavoro a causa della sua tossicità e/o radioattività e inoltre, se raggiunge all’interno dell’impianto determinate concentrazioni critiche, può causare esplosioni. Risulta evidente la necessità e l’importanza di possedere uno strumento matematico che permetta di definire con accuratezza i moti di risospensione di tali polveri nel caso di incidente nel normale esercizio degli impianti. Per questo motivo è stata avviata una attività di ricerca, attualmente in corso, con cui si è riusciti a:<br />
• Caratterizzare sperimentalmente il campo delle velocità del flusso d’aria che si forma in caso di incidente (e che può generare la risospensione delle polveri) tramite l’utilizzo di una facility sperimentale che replica (in scala ridotta) una sezione di un impianto nucleare e consente di riprodurre le condizione critiche dello stesso;<br />
• Caratterizzare sperimentalmente, tramite l’utilizzo di suddetta facility, la quantità di polvere mobilizzata e gli andamenti delle concentrazioni in caso di incidente;<br />
• Caratterizzare sperimentalmente i moti di risospensione delle particelle in caso di incidente;<br />
• Sviluppare codici numerici in grado di simulare la risospensione delle polveri;<br />
• Elaborare ed analizzare i risultati sperimentali, per validare le simulazioni numeriche ed estrapolare un modello matematico bidimensionale (in 2D) di risospensione delle polveri.<br />
La validazione, attualmente in fase avanzata, del suddetto modello matematico fornirà uno strumento in grado di: (1) valutare gli itinerari di rilascio delle polveri radioattive e/o radiologiche che possono interessare, in caso di incidente, i lavoratori professionalmente esposti e la popolazione, consentendo di lavorare in condizioni di maggiore controllo; (2) prevedere la formazione di concentrazioni critiche che possono dar luogo ad esplosioni.<br />
Martedì 29 marzo, presso l’Aula Magna del CNR, alle ore 10:00, si terrà il 71° Convegno “Gli scienziati italiani per l’Unità e per lo sviluppo dell’Italia”, durante il quale verrà illustrata, tra le altre, la ricerca del dott. Malizia.</p>
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		<title>Tunisia: non basta l’aiuto finanziario</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/03/28/tunisia-non-basta-l%e2%80%99aiuto-finanziario-l%e2%80%99ue-si-faccia-carico-in-prima-persona-dei-problemi-umanitari/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Mar 2011 11:43:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Unione Europea si faccia carico in prima persona dei problemi umanitari. Ha promesso aiuto finanziario, uomini e mezzi. Basterà per affrontare il carico di rifugiati che, con tutta certezza, continuerà ad arrivare ancora per un pezzo? I soldi serviranno per le spese correnti ma le strutture dei Centri di Accoglienza sono sature e i rifugiati continuano a dormire e mangiare in modo precario. Potremo, certo, dargli un piatto di minestra in più, ma non si può, coi soldi, inventare le strutture che non ci sono - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/03/28/tunisia-non-basta-l%e2%80%99aiuto-finanziario-l%e2%80%99ue-si-faccia-carico-in-prima-persona-dei-problemi-umanitari/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Enzo Rossi &#8211; ordinario di Economia Politica e Presidente del Centro di Ricerche Giuridiche e Economiche Università degli Studi di Roma Tor Vergata</strong></p>
<div id="attachment_6653" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/lampedusa-barconeias2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6653" title="lampedusa barconeias" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/lampedusa-barconeias2-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#39;istantanea del drammatico fenomeno degli sbarchi</p></div>
<p>Necessario porsi degli interrogativi: dove finirà questa massa di persone, una volta che il loro status sia stato riconosciuto, distinguendo i casi umanitari veri (cioè i rifugiati, che in questi giorni sono la maggioranza, come ha dichiarato il Ministro Maroni) dai delinquenti e dai clandestini? Senza trascurare il fatto che per fare questo occorrerà moltissimo tempo, perché le nostre strutture amministrative (Questure, Prefetti, Commissioni Territoriali) non sono strutturate per carichi così elevati. Alla fine, sarà l’Italia a doversi fare carico anche dell’integrazione sociale dei casi umanitari, cosa che ha sempre fatto, e qui, drammaticamente, rileviamo l’assenza di un coordinamento europeo, non solo per le emergenze, che peraltro sono la regola nel panorama attuale, ma anche per una politica di accoglienza che sia veramente Europea, con equo carico di responsabilità per tutti. La dichiarazione della Francia, di questi giorni, che potrà prendere in carico solo pochi casi, perché c’è il rischio che i migranti  clandestini si mescolino ai rifugiati, ne è una conferma. Eppure esistono le procedure per discriminarli, e comunque l’Italia ha lo stesso problema. Ci sono strutture di accoglienza eccellenti negli altri Stati, spesso neanche pienamente utilizzate, mentre i Paesi frontalieri devono gestire tutto il carico, con strutture sufficienti per afflussi normali, ma inadeguate ad affrontare questo tipo di emergenze. Un aereo per Crotone può anche andare a Francoforte o a  Marsiglia. Ciò che di fatto avviene  è: ciascuno si tenga quelli che gli capitano, e un vero desiderio di cooperare non sembra esserci davvero. Con visibile minor rispetto dei Diritti Umani dei rifugiati. <strong> </strong><br />
Eppure è un problema che riguarda tutti e che, a turno, può coinvolgere tutti.<br />
Prima toccò alla Germania, che infatti si fece, negli anni novanta, fautrice di forti misure di cooperazione fra gli Stati Europei. La riallocazione fisica, ma consensuale, dei rifugiati, un maggiore coinvolgimento del sistema Frontex (sistema controllo delle frontiere europee), trasferimenti finanziari per i Paesi di maggior afflusso. Passata quella emergenza, e comunque, allora come oggi, con la contrarietà degli Stati meno coinvolti dai flussi di rifugiati, tali proposte non sono state pienamente attuate: Frontex non è efficace come dovrebbe, ci sono solo i Fondi FER (Fondi Europei per i Rifugiati) quale rimborso, spesso neanche adeguato, delle spese sostenute. Ora sono i Paesi mediterranei, come l’Italia e la Grecia, a ricevere il grosso del carico dal Sud, mentre la Polonia sopporta i flussi provenienti dall’Est.<br />
L’Europa degli Stati, con riferimento ai casi umanitari, cioè ai rifugiati, ha creato un sistema di ripartizione degli oneri, il cosiddetto sistema Dublino II, che lascia a ciascuno Stato il peso dell’accoglienza di tutti i richiedenti asilo che ne abbiano varcato la frontiera per la prima volta.<br />
E’ evidentemente uno scarico di responsabilità sui Paesi di maggiore afflusso ed è la cartina di tornasole del vero atteggiamento degli Stati Europei. In uno studio recente del Parlamento Europeo, la riallocazione fisica dei richiedenti asilo, su base volontaria, è stata proposta come l’unica vera misura di perequazione degli oneri dell’accoglienza e di migliore garanzia dei diritti umani dei rifugiati. Ciò significherebbe rivedere completamente il sistema Dublino, ma ci sono dei dubbi che gli Stati accetterebbero queste modifiche, visto che nel recente “Programma di Stoccolma” sui rifugiati, Dublino è considerato una ”pietra miliare” del sistema di asilo europeo.<br />
Ma quali sono le vere cause di  una drammatica mancanza di cooperazione? A ben guardare, il numero di rifugiati in Europa è basso: meno di due milioni di individui, con un afflusso medio di 250.000 all’anno. Rapportato ai 300 milioni di cittadini europei è una goccia nel deserto e anche i costi finanziari non sono elevati in assoluto (il totale ammonta a 4 mld. di euro all’anno). Il punto è che a chi viene riconosciuto lo status di rifugiato viene poi concesso un permesso di soggiorno di lunga durata. Appare chiaro che gli Stati temono una presenza eccessiva di immigranti nei loro confini. Supportati in questo da opinioni pubbliche che hanno una percezione sensibilmente diversa, nei vari Stati, della presenza dei migranti nel proprio Paese. La ricerca Transatlantic Trends, recentemente divulgata, mostra chiaramente come ci sia un livello di avversione alla migrazione più accentuato in alcuni Stati che non in altri. E non è un caso, come evidenzia uno studio in progress del CREG-Tor Vergata, che i Paesi più avversi alla migrazione abbiano sistemi di accoglienza meno rispettosi dei diritti umani dei rifugiati, prevedendo la detenzione e procedure di esame delle domande di protezione più affrettate e selettive. I Governi, alla fine, devono tener conto delle opinioni del loro elettorato. L’origine del problema, per un Sistema Comune di Asilo Europeo, è che l’opinione pubblica non è abbastanza predisposta all’integrazione dei  migranti, ma soprattutto che non è chiara la distinzione fra migrante economico e rifugiato. Il primo cerca lavoro, il secondo cerca la salvezza personale e familiare. Il primo può esser accettato o no, tenendo conto delle condizioni del mercato del lavoro e delle economie locali, il secondo deve essere protetto comunque. E’ anche a causa di questa confusione, che alle volte gli stessi Governi non hanno interesse a chiarire, che le politiche nel campo dell’asilo non sono cooperative.<br />
L’EASO, ufficio di supporto al sistema di asilo europeo, di recente costituito a Malta, avrà il compito di istituire “un sistema di solidarietà stabile, basato sull’attuazione di programmi volontari di condivisione di responsabilità tra Stati Membri”.  Da quello che sta accadendo in questi giorni, tanto più se si parla di programmi “volontari”, non si può prevedere un lavoro facile.</p>
<p><em>In allegato l&#8217;articolo del prof. Rossi pubblicato su &#8220;La Stampa&#8221; del 18.02.2011:</em><br />
<a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/file0954551.pdf">L&#8217;accordo Dublino II</a></p>
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		<title>Rapporto CNVSU: l’università italiana scricchiola</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/</link>
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		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 12:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario ha reso noto nei giorni scorsi l’undicesimo “Rapporto sullo stato del sistema universitario”. Poche le notizie positive a livello nazionale ma, nel grigio quadro generale degli atenei italiani, l’Università di Tor Vergata riesce a ben posizionarsi grazie ad alcuni indicatori decisamente confortanti - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/03/22/rapporto-cnvsu-l%e2%80%99universita-italiana-scricchiola/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6502" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/gelmini-12.jpg"><img class="size-medium wp-image-6502" title="MARIASTELLA GELMINI" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/gelmini-12-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Mariastella Gelmini - Ministro dell&#39;Istruzione, Università e Ricerca</p></div>
<p><strong>di Luigi Vespasiani</strong></p>
<p>L’Università italiana non sta tanto bene. A parlare, questa volta, sono i numeri. Dall’esame dell’undicesimo “Rapporto sullo stato del sistema universitario”, appena pubblicato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, si ricava l’impressione netta di trovarsi davanti a un sistema in disarmo: meno laureati, meno immatricolati, numero sempre crescente di fuoricorso, possibilità di trovare occupazione come ricercatore ridotte al lumicino (con conseguente esodo verso l’estero per molti di loro) e grande predominanza di atenei privati, che fagocitano gli studenti migliori. Tuttavia, in questo quadro poco confortante,  il nostro Ateneo ha dei valori positivi rispetto all’età media dei docenti (relativamente giovani) e alla qualità dei neo-diplomati che si iscrivono ai suoi corsi (voto al diploma). L’esame del complesso del sistema universitario italiano lo posiziona al quinto posto in Europa, e al decimo nel mondo. Va però evidenziato che la diminuzione del numero degli iscritti va inquadrata nella composizione per età della popolazione italiana e nel crollo del tasso di natalità, che negli anni novanta è arrivato molto vicino allo zero. Oggi, dopo 19 anni, riscontiriamo le conseguenze di queste realtà. Per quanto attiene all’inserimento nel mondo universitario, la causa va ricercata nella sostanziale riduzione dei finanziamenti, diminuiti in questi ultimi anni a seguito di leggi finanziarie severe.</p>
<p><strong>I DATI</strong><br />
Subito un dato fondamentale: ogni anno sono 293mila i laureati che escono dalle università italiane, con un calo percentuale di 13 punti rispetto a soli 8 anni fa. Proseguendo lungo questa strada, troviamo altri numeri poco confortanti: le matricole (cioè i neo-diplomati che si iscrivono all’università) sono in calo, e non di poco. Nel triennio 2003-2006 la percentuale dei giovani che finita la scuola superiore passava all’università per proseguire gli studi, si attestava intorno al 56%. Nel 2009-2010 è scesa in modo vertiginoso, arrivando a una perdita di quasi dieci punti: 47,7%. Gli abbandoni tra primo e secondo anno sono fortunatamente calati, passando dal 17,5% al 16,7%, ma è una magra consolazione, soprattutto a fronte di una elevata percentuale di studenti fuoricorso: circa il 40% degli immatricolati non porta a termine gli studi nei tempi prestabiliti e, ancora peggio, solo il 32,8% del totale arriva a discutere la tesi (1 su 3). In altri termini: è vero che i ragazzi abbandonano con meno frequenza, ma quelli che evitano di andare via restano poi inattivi e finiscono “parcheggiati” come fuoricorso nei corridoi.</p>
<p><strong>PRIVATA O NO?</strong><br />
E’ un dato di fatto: i giovani usciti dalla maturità con volti alti (90-100) preferiscono iscriversi ad atenei privati come la Luiss di Roma (con il 68,1%), la Bocconi di Milano (58%), il Campus Biomedico di Roma (52,6%) e il San Raffaele di Milano (52,5%). In questa particolare classifica rintracciamo un punto a favore dell’Università di Tor Vergata: il nostro Ateneo va infatti a collocarsi al 16esimo posto (su un totale di 88 atenei italiani presi in esame, sia pubblici che privati), risultando come una delle università statali più gettonate dai migliori diplomati. Nel 2009-2010 sono stati infatti 1887 i neo-diplomati con voto di maturità superiore al 90 che hanno scelto di iscriversi a Tor Vergata, andando a costituire un fronte che rappresenta il 29,9% delle immatricolazioni totali (6303). Il 16esimo posto di Tor Vergata è ancora più lusinghiero se messo a confronto con la situazione dei due altri poli universitari pubblici della Capitale: a livello nazionale infatti Roma Tre si trova al 44esimo posto, mentre la Sapienza al 52esimo.</p>
<p><strong>DOCENTI PERENNI (O QUASI)</strong><br />
Passando dai discenti ai docenti, la situazione a livello nazionale non migliora di molto: quasi il 70% ha più di 60 anni e, tra questi, il 20% più di 65. Anche qui Tor Vergata raggiunge una buona collocazione, piazzandosi all’11esimo posto su 61 atenei pubblici presi in considerazione. L’età dei nostri docenti è difatti al di sotto della media nazionale, e non di poco: il 5,8% ha meno di 35 anni, un encomiabile 28,5% è costituito da docenti di età compresa tra i 36 e i 45 anni, mentre un altro 33% è costituito da docenti di età compresa tra i 46 e i 55 anni. Il 24,2% si attesta nella fascia che va dai 56 ai 65 anni, mentre solo il 7,5% supera i 65 anni.<br />
A livello italiano, l’età media è molto aumentata dal 1998, passando dai 58 anni di allora ai 63 attuali. Va detto che questa è la fotografia dell’oggi, ma la causa va ricercata nel passato: dal 1971 al 1985 (ossia 14 anni), non si sono banditi concorsi per nessun livello di accesso all’università, la politica doveva mettere in atto la famosa riforma che si è realizzata nell&#8217;altrettanto famosa 382, parte della quale si trova, nei principi, nella legge “Gelmini”.<br />
Si tratta di dati che fanno riflettere, poiché di primo acchito sarebbe lecito chiedersi: “un docente anziano è un docente esperto, e l’esperienza è senza dubbio un valore aggiunto, dov’è allora il problema?” Eccolo qui: entro pochi anni si prevedono esodi biblici per i pensionamenti, e non si ha una chiara idea di chi dovrà (o potrà) sostituire tutti i docenti in uscita. La situazione viene a complicarsi con subdolo meccanismo: l’emorragia di ordinari e associati dovrebbe essere tamponata dai ricercatori, che però già da tempo hanno abbandonato (e continuano ad abbandonare) il nostro Paese, alla ricerca di più fiorenti lidi dove impiegare le loro conoscenze. La possibilità che venga a configurarsi uno scenario come quello appena delineato è suffragata da un altro dato allarmante: la metà dei ricercatori che hanno abbandonato le cattedre negli ultimi anni lo ha fatto per dimissioni, e il 20% ha meno di 45 anni. E’ il segno evidente che, ormai, il mercato del lavoro offre opportunità più allettanti di quelle prospettate da un sistema universitario inefficace, vessato dalla mancanza di fondi e dalla cronica assenza di principi di valutazione davvero meritocratici. In questo fosco panorama, le donne non sono l’eccezione. Soltanto il 20% di tutti i docenti ordinari, quindi solo un docente su cinque, appartiene al sesso femminile; in assoluto, il 35%, con una punta di 45 punti percentuali fra le più giovani ricercatrici.</p>
<p><strong>L’IMPATTO (O NON IMPATTO) ECONOMICO</strong><br />
L’Italia investe nell’istruzione universitaria lo 0,8 per cento del Pil: una cifra irrisoria, che ci pone sullo stesso piano della Repubblica slovacca. L’incidenza della spesa per l’Università sulla spesa pubblica è la più bassa in assoluto di tutti i paesi Ocse: a fronte di un valore medio del 3,2%, la nostra si attesta esattamente alla metà, con un desolante 1,6%.</p>
<p>Difficile uscire da una simile situazione. La tendenza generale è negativa, e i recenti tagli al sistema-università certamente non aiuteranno un settore che comunque rappresenta il futuro delle nuove generazioni e dell’intero Paese.</p>
<p>In allegato il documento completo</p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/02/Rapporto_CNVSU_20102.pdf">XI Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario</a></p>
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		<title>Università, l&#8217;abc della Riforma</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 09:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

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		<description><![CDATA[La riforma è legge.  Dopo 13 mesi di travagliato iter parlamentare, il Ddl Gelmini è stato approvato dal Senato, in via definitiva, lo scorso 23 dicembre. L’attuazione completa, tra decreti ministeriali, deleghe e regolamenti attuativi, è prevista entro sei mesi dalla data di pubblicazione. All'interno un'analisi dei punti centrali intorno a cui ruota la Legge e il testo ragionato della Riforma - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2011/02/13/la-riforma-delluniversita/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p>Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 30 dicembre ha promulgato la riforma dell&#8217;Università auspicandosi che con una successiva legislazione ministeriale si risolvano «talune criticità» riscontrate nel testo.  Le maggiori novità si riscontrano sul fronte della governance degli atenei e su quello del reclutamento.  Analizziamo di seguito i punti cardine del testo di legge, che si compone di  29 articoli.</p>
<p><strong>Risorse (art.1, commi 5-6). </strong>Finisce l&#8217;era dei finanziamenti a &#8220;pioggia&#8221;: le università saranno valutate. La distribuzione delle risorse deve essere coerente con gli obiettivi.  Sono possibili accordi di programma tra le singole università o aggregazioni delle stesse e il Ministero per favorire la competitività delle università, migliorandone la qualità dei risultati.</p>
<p><strong>Nuova governance universitaria</strong> <strong>(art. 2). </strong>Entro sei mesi dalla conversione in legge del ddl di riforma del sistema universitario, gli atenei dovranno approvare nuovi statuti. Da subito entra invece in vigore un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti d&#8217;interessi legati a parentele. Il rettore non potrà rimanere in carica per più di 6 anni, non rinnovabili. I componenti di Senato e Cda (con alcune eccezioni per rettore e direttori di dipartimento) non potranno ricoprire altre cariche accademiche. La figura del direttore amministrativo verrà sostituta da quella del direttore generale. Il nuovo Dg avrà compiti di grande responsabilità, come un vero e proprio manager privato, e dovrà rispondere delle sue scelte. Verranno riordinati i dipartimenti, con il compito di organizzare la didattica di settore e tutte le attività connesse. Ogni dipartimento dovrà avere almeno 35 professori e ricercatori, anche, a tempo determinato.</p>
<p><strong>Premi alle università (articolo 5, comma 3) e misure per la qualità del sistema universiatrio (art. 13).</strong> Sarà valutata dall’Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca) la qualità della ricerca e della didattica e l’efficienza degli Atenei. Ai migliori arriveranno più soldi dal fondo di finanziamento ordinario. Il governo dovrà introdurre un sistema di accredito delle sedi sulla base di indicatori predefiniti e un sistema di valutazione periodica sulla base di criteri stabiliti ex ante. Il finanziamento premiale degli atenei statali tiene conto del peso del personale e dell’entità dei programmi di ricerca. La quota incentivante deve crescere ogni anno di una somma pari fra lo 0,5% e il 2%.</p>
<p><strong>Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). </strong> Entro 90 giorni dall&#8217;entrata in vigore della riforma saranno dettate le procedure necessarie per conseguire l&#8217;abilitazione,che durerà 4 anni e sarà il requisito per diventare professori ordinari o associati. Tra i parametri previsti, un numero massimo di pubblicazioni che ciascun candidato può presentare (ogni caso non inferiore a 12) e giudizi diversi per funzioni e per area disciplinare. L&#8217;abilitazione è attribuita da una commissione nazionale e costituisce titolo preferenziale per l&#8217;attribuzione dei contratti d&#8217;insegnamento.</p>
<p><strong>Settori concorsuali (art.15). </strong>Entro 60 giorni un decreto ministeriale stabilirà i settori concorsuali in relazione ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento dell’abilitazione.</p>
<p><strong>Fondo per il merito (art. 4).</strong> L’istituzione di un Fondo per il merito ha il compito di promuovere l&#8217;eccellenza e il merito tra gli studenti iscritti (per la prima volta) al primo anno. Il fondo garantirà i prestiti d&#8217;onore (a tassi molti bassi) e borse di studio, determinate in base ai voti e al reddito. Il fondo per il merito verrà alimentato prevalentemente da versamenti spontanei di privati ma sono previsti, anche, finanziamenti pubblici.</p>
<p><strong>Nucleo di valutazione d&#8217;ateneo (art. 2, comma 1, lettere q e r). </strong>Composto da soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni (il cui curriculum sarà reso pubblico nel sito internet dell&#8217;università) e da una rappresentanza degli studenti, avrà, la funzione di verifica della qualità e dell&#8217;efficacia dell&#8217;offerta didattica e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari di contratto di insegnamento.</p>
<p><strong>Ricercatori a tempo determinato (art.24</strong>). La norma prevede l’introduzione di contratti «tenure track», per la progressione di carriera da ricercatore a professore ordinario. Questa tipologia di contratti riguarda i “nuovi” ricercatori a tempo determinato. Si tratta di contratti triennali rinnovabili e riservati i ai candidati che abbiano usufruito già dei contratti o di assegni di ricerca per tre anni o di borse post dottorato. Questa tipologia di contratto è stipulato solo con il regime di tempo pieno e prevede al terzo anno, una valutazione del candidato &#8211; che nel frattempo dovrà conseguire l’abilitazione scientifica nazionale- da parte dell’ateneo. L’altra tipologia di contratti prevede una durata triennale prorogabile per due anni per una sola alla volta previa valutazione positiva delle attività svolte. Questi contratti richiedono un impegno annuo complessivo pari a 350 ore per il tempo pieno, che scende a 200 ore per il tempo definito.</p>
<p><strong>Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (art.21). </strong>Al fine di promuovere la qualità della ricerca e assicurare il buon funzionamento delle procedure di valutazione è stato istituito il Cngr, il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca che deve inviare al Miur una relazione annuale di valutazione della ricerca.</p>
<p><strong>Valorizzazione di professori e personale (art. 6). </strong>Professori e ricercatori, anche a tempo determinato, devono entrare in aula e tenere lezioni o seminari. L&#8217;impegno viene misurato in 1.500 ore annue, di cui, almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti, se rientrano nel regime di tempo pieno. Si scende a 250 ore per quello di tempo definito.</p>
<p><strong>Pensionamento professori e ricercatori (art. 25). </strong>Ai docenti non è più consentito il biennio fuori ruolo. Con l&#8217;entrata in vigore delle nuove norme i professori ordinari andranno in pensione a 70 anni, gli associati e ricercatori a 68.</p>
<p><em>Fonte Crui – Il sole 24 Ore</em></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/01/file1137041.pdf">Documenti &#8211; Il testo commentato della Riforma &#8211; parte 1 </a></p>
<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2011/01/file145747.pdf">Documenti &#8211; Il testo commentato della Riforma &#8211; parte 2</a></p>
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		<title>Roma per gli studenti universitari</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2010/10/06/roma-per-gli-studenti-universitari/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 09:21:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Nell’ambito di Roma Capitale nasce iUniversityRoma, il risultato di un’ intesa tra Comune, università capitoline e mondo produttivo romano. Si intensifica così il rapporto tra università e territorio per favorire la formazione dei giovani. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/10/06/roma-per-gli-studenti-universitari/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Un aiuto ai giovani universitari: è questo lo scopo del protocollo di intesa siglato il 30 settembre tra il Comune di Roma, le Università capitoline e importanti settori del tessuto economico e produttivo romano nell’ambito di Roma Capitale. Migliorando la qualità di vita degli studenti, si vuole ridurre il rischio degli abbandoni universitari che in Italia sono particolarmente consistenti specialmente nelle famiglie a basso reddito. Tra le iniziative previste da “iUniversityRoma” si segnala la possibilità, grazie al convenzionamento con gli operatori commerciali della città, di sconti  e offerte speciali erogabili con il possesso del tesserino universitario. Sui rispettivi web universitari saranno pubblicate tutte le iniziative vantaggiose per gli studenti e saranno realizzati sportelli informativi presso ciascun ateneo.</p>
<p>Un comitato tecnico, composto dall’on.le Marco Siclari, rappresentante di Roma Capitale  e Delegato del Sindaco per i rapporti con le università, e da un rappresentante di ogni ente sottoscrittore dell’intesa. Un “Tavolo Universitario Istituzionale”  tra Comune di Roma e Università romane individuerà costantemente soluzioni adeguate al mondo accademico</p>
<p>Info: <a href="http://www.iuniversityroma.it">www.iuniversityroma.it</a></p>
<p><strong><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2010/09/iUniversityRoma-PROTOCOLLO-INTESA.pdf">iUniversityRoma &#8211; PROTOCOLLO INTESA</a></strong></p>
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		<title>Programmazione triennale e requisiti per i corsi di studio</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2010/09/29/universita-2010-2012-programmazione-triennale-e-i-requisiti-necessari/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 11:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Presentati dal ministro Gelmini e dal ministro Tremonti Il Decreto Ministeriale n.17 sui requisiti necessari dei corsi di studio e il piano di programmazione triennale 2010 - 2012. Il DM definisce criteri più rigorosi per il mantenimento e l'attivazione di nuovi corsi di laurea e intende garantire agli studenti una più efficace offerta formativa - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/09/29/universita-2010-2012-programmazione-triennale-e-i-requisiti-necessari/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2010/09/GELMINI-TREMONTI1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-5381" title="GELMINI TREMONTI" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2010/09/GELMINI-TREMONTI1.jpg" alt="" width="217" height="168" /></a></strong></p>
<p><strong>a cura della Redazione</strong></p>
<p>Il 22 settembre 2010, nella Sala stampa di Palazzo Chigi, i Ministri Gelmini e Tremonti hanno illustrato il decreto ministeriale sui nuovi requisiti necessari per i corsi di studio e presentato il piano di programmazione triennale delle Università 2010-2012.</p>
<p><strong> Il piano di programmazione triennale  2010 &#8211; 2012</strong>  </p>
<p>Il Piano di programmazione triennale delle università 2010-2012 definisce obiettivi e regole per il sistema universitario su ricerca, studenti,internazionalizzazione e fabbisogno del personale. Solo chi raggiungerà questi obiettivi potrà ricevere più finanziamenti dal Ministero, sia attraverso la quota premiale del sia attraverso ulteriori fondi triennali messi a disposizione dal Miur. Il piano 2010 – 2012 prevede la fine dei corsi di laurea inutili, delle sedi distaccate non necessarie, dei dottorati con un basso numero di iscritti, più rigore nella valutazione delle università telematiche, eventuali fusioni e  federazioni fra atenei e la valorizzazione dei corsi di laurea nelle materie scientifiche e tecnologiche. La programmazione, tra le altre cose,  prevede anche l&#8217;istituzione dell&#8217;anagrafe delle pubblicazioni scientifiche per monitorare e incentivare il lavoro di ricerca dei docenti.</p>
<p> <em> </em><em> </em><strong>Requisiti necessari per i corsi di studio</strong></p>
<p> Il DM  definisce il numero di corsi di studio che gli atenei possono sostenere in base a nuovi parametri più rigorosi. I requisiti stabiliti dal DM trovano applicazione per tutti i corsi di laurea e di laurea magistrale.  I requisiti necessari per l&#8217;attivazione annuale dell&#8217;offerta formativa degli Atenei (statali e non statali) riguardano: a) i requisiti di <strong>trasparenza</strong> e le condizioni necessarie per una <strong>corretta comunicazione</strong> rivolta agli studenti e a tutti i soggetti interessati; b) i requisiti per la assicurazione della<strong> qualità dei processi formativi</strong>; c) i requisiti di strutture e di <strong>docenza di ruolo</strong>; d) le<strong> regole</strong> dimensionali relative agli studenti sostenibili per ciascun corso di studio; e) i <strong>requisiti organizzativi</strong>.</p>
<p> Essi sono preordinati a indirizzare le azioni delle Università (statali e non statali) nelle seguenti tre fasi: a) attività di progettazione e riprogettazione dei corsi di studio; b) attività correlate all&#8217;attivazione dei corsi di studio; c) funzionamento effettivo del corso di studio, anche ai fini dell&#8217;attribuzione delle risorse ministeriali. Le Università mettono a disposizione un insieme di informazioni da inserire nel <strong>“Regolamenti Didattici di Ateneo” (</strong>RAD), nell&#8217;”<strong>Offerta Formativa” (</strong>Off.F) e nell&#8217;<strong> “Offerta Formativa pubblica”</strong> (Off.F pubblica). Tali informazioni sono individuate sulla base delle indicazioni fornite dal “Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario” (CNVSU). </p>
<p>Le Università predispongono annualmente la propria offerta formativa assicurando livelli di <strong>qualità</strong>, <strong>efficienza</strong> ed <strong>efficacia</strong>. Quanto ai requisiti  di docenza essi sono riportati nell&#8217;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/universita_programmazione/allegato_b.pdf">Allegato B</a> del decreto.</p>
<p>Per lo svolgimento delle operazioni relative alla verifica del possesso complessivo per ogni facoltà  dei necessari requisiti, è predisposta nella Banca dati dell&#8217;offerta formativa un&#8217;apposita sezione, visibile anche dai Nuclei di valutazione, con una procedura informatizzata di autovalutazione della sostenibilità dei corsi di studio in relazione alle risorse disponibili. </p>
<p>Circa i “Piani di raggiungimento dei requisiti di docenza” occorre distinguere fra Università statali e Università non statali:</p>
<p><strong> A) Università statali</strong> </p>
<p>1. Non possono essere sottoscritti piani di raggiungimento dei requisiti necessari per i corsi di studio di tali Università. I piani di raggiungimento già sottoscritti sono portati a compimento entro e non oltre il termine della chiusura della Off.F. relativa all&#8217;a.a. 2012/2013, pena la disattivazione dei corsi di studio interessati.</p>
<p><strong> B) Università non statali</strong></p>
<p> Le Università non statali possono continuare ad attivare, in carenza del possesso dei requisiti di docenza, esclusivamente i corsi di studio per i quali le stesse hanno già sottoscritto un piano  di raggiungimento entro i termini per l&#8217;inserimento dei medesimi nella Off.F. relativa all&#8217;a.a. 2010/2011, ma non possono sottoscrivere nuovi piani di raggiungimento.</p>
<p>Fra l’altro, è importante segnalare che le Università non statali che hanno adottato un piano di raggiungimento dei requisiti minimi e non hanno conseguito gli stessi nei termini per l&#8217;inserimento dei relativi corsi di studio nell&#8217;Off.F. relativa all&#8217;a.a. 2010/2011, devono procedono alla disattivazione di tali corsi a decorrere da tale anno accademico, assicurando comunque la possibilità per gli studenti già iscritti di concludere gli studi conseguendo il relativo titolo e disciplinando la facoltà per gli studenti di optare per l&#8217;iscrizione ad altri corsi di studio attivati.</p>
<p> Il DM stabilisce poi le <strong>“Regole dimensionali” </strong>relative agli <strong>studenti </strong>al fine, soprattutto, di migliorare l&#8217;efficienza dei processi formativi, è subordinata alla relazione favorevole del Nucleo di valutazione, che utilizzano i seguenti criteri:indicatori di efficienza/costo e di efficacia/costo; specificità degli obiettivi e delle attività formative;<br />
localizzazione e rilevanza del corso per il sistema territoriale dove è attivo. Quanto ai Requisiti relativi alle quantità e alle caratteristiche delle strutture per lo svolgimento delle attività formative, i Nuclei di valutazione delle Università hanno l’obbligo di predisporre apposita relazione, valutando per ogni facoltà la compatibilità dell&#8217;offerta formativa dell&#8217;Ateneo con le quantità e le caratteristiche delle strutture messe a disposizione per la durata normale degli studi.<strong> </strong></p>
<p>  Al fine, poi, di razionalizzare l&#8217;organizzazione delle attività didattiche le Università attivano i propri corsi di studio nel rispetto dei requisiti organizzativi indicati nell&#8217;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/universita_programmazione/allegato_d.pdf">Allegato D</a>.</p>
<p>  Per garantire la effettiva sostenibilità dei corsi di studio, anche evitando la eccessiva proliferazione delle attività formative, le Università determinano la quantità massima della didattica assistita che ciascun Ateneo è in grado di erogare, in modo qualitativamente adeguato, senza compromettere lo svolgimento di una proficua attività di ricerca e senza presupporre un utilizzo eccessivo della docenza non di ruolo. In attesa di una esaustiva definizione di appositi standard al riguardo, la quantità di didattica assistita viene determinata secondo quanto indicato all&#8217;<a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/universita_programmazione/allegato_e.pdf">Allegato E</a>, che fa riferimento esclusivamente alla docenza di ruolo disponibile presso le Università, e trova applicazione per le sole Università statali. </p>
<p> Infine, il possesso effettivo dei requisiti necessari per i corsi di studio inseriti nella Off.F delle Università viene verificato anche ex post, utilizzando i sistemi informativi del Ministero; dei risultati di tale verifica si tiene conto ai fini dell’attribuzione dei fondi ministeriali.</p>
<p> <em>Fonte: </em><em>Istruzione, Università e Ricerca</em><em> </em></p>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> </span></span></em></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> </span></span></em></span></span></div>
<div><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> </span></span></em></span></span></div>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><em><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"><span style="font-family: Arial; font-size: medium;"> </p>
<p></span></span></em></span></span></p>
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		<title>Rosse, verdi e bianche: le biotecnologie si presentano</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2010/07/27/4873/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 09:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[La Giornata della Ricerca, edizione 2010, è stata dedicata alle Biotecnologie: un' occasione per presentare tutte le ricerche dell'Ateneo sulle Biotech nei settori medico-farmaceutico, agricolo e agroalimentare, industriale e ambientale - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/07/27/4873/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Pamela Pergolini</strong></p>
<p>Si è svolta lo scorso 16 giugno, a “Tor Vergata” la seconda giornata della Ricerca. La giornata nasce per  promuovere e incentivare la comunicazione all’interno dell’Ateneo, nella prospettiva di creare nuove idee e collaborazioni. Il tema di quest’anno, le Biotecnologie, rappresenta un’area di ricerca  di grande rilievo, sulla quale tutti i governi a livello mondiale stanno investendo miliardi di euro e di dollari. La prima edizione, nel 2009, si era occupata di un’altra grande area, Energia e Fonti Energetiche. L’incontro, promosso dalla prof.ssa Patrizia Aducci, è stato organizzato grazie alla collaborazione, tra gli altri, dei docenti Alessandro Desideri, Barbara Martini, Pietro Masi, Giuseppe Novelli, Francesco Pallone, Mauro Piacentini, Olga Rickards. Nel corso della giornata sono state presentate le Ricerche sulle Biotech , da quelle cosiddette “rosse” (settore medico-farmaceutico),  alle “verdi” (agricolo e agroalimentare) e alle ”bianche” (microrganismi-enzimi e biomasse per industria e per ambiente). Le ricerche investono diverse aree, non solo prettamente scientifiche ma anche umanistiche e giuridiche ed economiche,  e i relatori hanno spesso riferito i risultati di più gruppi e a volte di più Dipartimenti. Ne parliamo con la prof.ssa Aducci, delegato per la Ricerca di Ateneo.</p>
<p><strong>Prof.ssa Aducci, perché una giornata tutta dedicata alla Ricerca? </strong></p>
<p>In primo luogo si tratta di coinvolgere tutte le aree di ricerca e dimostrare come una stessa tematica può essere ampiamente interdisciplinare; in secondo luogo, promuovere sinergie stabili tra Università e Impresa.</p>
<p>Va inoltre ricordato che la qualità della Ricerca è fondamentale per ogni Ateneo e il nostro Rettore ha più volte sottolineato l’importanza della qualità della ricerca come un indicatore primario per la competitività.</p>
<p><strong>Quali sono gli elementi che definerebbe “peculiari” della Ricerca di  “Tor Vergata”? </strong></p>
<p>Per condurre una ricerca di base che sia in rapporto con l’Industria e aumentare, dunque, le possibilità di sviluppo in questo senso un ruolo importante è ricoperto dai finanziamenti esterni, sia comunitari che regionali.  La Regione, per esempio, ha indetto diversi bandi in aree come le biotecnologie, l’energia, l’aerospazio e l’ICT, tutte cioè quelle aree di grande interesse per le PMI, le Piccole e Medie Imprese. E “Tor Vergata” ha saputo rispondere ad alto livello in tutte le aree, dimostrando una spiccata capacità di attrarre finanziamenti. Ricordiamo infatti che in tutti questi settori l’Ateneo ha diversi centri di eccellenza. Qualche esempio:il Centro per lo Studio del Rischio Genomico in Patologie Complesse Multifattoriali (CERiGePC), il Centro multidisciplinare per lo sviluppo di biotecnologie avanzate per la  farmaceutica (dalle staminali alla medicina rigenerativa), il Polo Solare Organico (CHOSE), l’ eccellenza europea per il Dipartimento di Matematica (attribuito dal Center for Higher Education)<strong>, </strong>il  MINAS lab, Interdisciplinary  MIcro and  Nano &#8211; Systems Laboratory per le micro e nano tecnologie.</p>
<p><strong>Finanziamenti e progetti: qual è lo stato della ricerca a “Tor Vergata”?</strong></p>
<p>Attualmente, nelle aree di primario interesse per i distretti industriali (biotecnologie, energia, aerospazio e l’ICT), abbiamo 29 progetti cofinanziati dalle imprese: 11 già attivati nelle bioscienze e  18 in corso di valutazione. Inoltre sono 10, in tutte le aree, i progetti cofinanziati dall’Università per l’attivazione di borse di studio, assegni triennali e dottorati di ricerca, circa 80 circa per un totale di 3.400.000. di Euro(cofinanziamento regionale). Relativamente alle Entrate complessive per la Ricerca nel 2009 c’è stato un considerevole incremento, essendo passati da 35 a 45 milioni. In aumento i fondi della comunità europea, degli Enti pubblici Esteri, Imprese o Enti privati, No profit esteri e italiani, contributi di ateneo.</p>
<p><strong>Un commento sulla giornata? </strong></p>
<p>Il confronto è stato di stimolo a nuove collaborazioni e nuovi progetti di ricerca soprattutto per i più giovani e soprattutto in un momento in cui la Ricerca e l’Università sono così mortificate nelle loro risorse e sovvenzionamenti. Ad esempio,  dopo la prima giornata della ricerca sull’Energia sono nate nuove collaborazioni all’interno dell’Ateneo e presentati nuovi progetti su questa tematica. Ritengo molto importante quindi  andare avanti e difendere le nostre potenzialità ed eccellenze con il nostro lavoro costante di ricercatori.</p>
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		<title>Titoli di studio accademici,  regole per il riconoscimento</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2010/01/18/titoli-di-studio-accademici-regole-per-il-riconoscimento/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 12:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[È in vigore dal 12 gennaio 2010 il Regolamento concernente il riconoscimento dei titoli di studio accademici. Per l'accesso ai concorsi pubblici, la domanda va inviata al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica.

 proposto dal Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2009. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/01/18/titoli-di-studio-accademici-regole-per-il-riconoscimento/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>a cura della redazione</strong></p>
<p>Il regolamento, proposto dal Ministro dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e l&#8217;innovazione,  era stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2009. Il Decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 luglio 2009, si applica ai titoli di studio accademici rilasciati dagli istituti di istruzione superiore e dagli istituti di istruzione superiore stranieri dei Paesi aderenti alla Convenzione per il riconoscimento dei titoli di studio relativi all&#8217;insegnamento superiore fatta a Lisbona l&#8217;11 aprile 1997. Per il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti negli istituti di istruzione superiore stranieri, per l&#8217;accesso ai concorsi pubblici, si invia la domanda al Ministero dell&#8217;istruzione, dell&#8217;università e della ricerca e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri &#8211; Dipartimento della funzione pubblica. Sono di competenza del Ministero le valutazioni concernenti il riconoscimento dei titoli di studio, ai fini dell&#8217;attribuzione di punteggio in caso di pubblici concorsi, nonché ai fini della progressione in carriera, su richiesta dell&#8217;amministrazione interessata; dei titoli di studio e dei relativi curricula studiorum ai fini previdenziali;dei titoli di studio, ai fini dell&#8217;iscrizione ai Centri per l&#8217;impiego; dei titoli di studio, conseguiti negli istituti di istruzione superiore, ai fini dell&#8217;accesso al praticantato o al tirocinio successivi al conseguimento della laurea e della laurea specialistica o magistrale, sentiti il Consiglio universitario nazionale e il Consiglio o Collegio nazionale della relativa categoria professionale, se esistente.</p>
<p>Fonte: <a href="http://www.governo.it/">Palazzo Chigi</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>La riforma universitaria, intervista a Vittorio Rocco, preside di Ingegneria</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2010/01/15/2773/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2010/01/15/2773/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 13:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Home]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Il preside della facoltà di Ingegneria, Vittorio Rocco, dopo aver raccontato la sua esperienza personale nell’Università e spiegato le linee guida del suo mandato, parla della riforma universitaria. Guarda la video intervista realizzata da Torvergata.tv   (<a href="http://www.torvergata.tv/tv/ricerca.asp?clipID=772&#038;strVideo=rocco&#038;id_macro=">VIDEO</a>) <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/01/15/2773/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Il preside della facoltà di Ingegneria, Vittorio Rocco, dopo aver raccontato la sua esperienza personale nell’Università e spiegato le linee guida del suo mandato, parla della riforma universitaria. Guarda la video intervista realizzata da Torvergata.tv   (<a href="http://www.torvergata.tv/tv/ricerca.asp?clipID=772&#038;strVideo=rocco&#038;id_macro=">VIDEO</a>) <a href="http://emagazine.torvergata.it/2010/01/15/2773/">Leggi tutto</a>]]></content:encoded>
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		<title>Riforma universitaria, intervisteai presidi di Lettere e Medicina</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/12/16/2337/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 11:10:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[Limite massimo di otto anni al mandato dei rettori, funzioni divise di Senato e Cda, scatti di stipendio solo ai «professori migliori», due contratti triennali per i ricercatori: questi alcuni dei principali provvedimenti contenuti nel disegno di legge per la riforma universitaria approvato alla fine di ottobre dal Consiglio dei Ministri. Le interviste di Torvergata.tv ai presidi di Lettere e Medicina, professori Rino L. Caputo (<a href="http://www.torvergata.tv/tv/engine.asp?id_mnu_macro=2&#038;id_area=8&#038;clipID=731">VIDEO</a>) e Giuseppe Novelli (<a href="http://www.torvergata.tv/tv/engine.asp?id_mnu_macro=2&#038;id_area=9&#038;clipID=726">VIDEO</a>) - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/12/16/2337/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.torvergata.tv/tv/engine.asp?id_mnu_macro=2&amp;id_area=9&amp;clipID=726"></a></p>
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		<title>Una Giornata contro la violenza di genere</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luigi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza di genere, si è tenuto alla facoltà di Lettere l’incontro dal titolo “Non una di più”, dedicato alla riflessione e al dibattito  su un problema ormai divenuto emergenza in tutto il mondo: le ripetute violenze cui è sottoposta la donna. L'evento è stato organizzato dal CPO dell'Università "Tor Vergata", in collaborazione con il CPO del Policlinico "Tor Vergata"- <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/12/01/una-giornata-contro-la-violenza-di-genere/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/12/foto-gio-interna-ok.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2582" title="foto-gio-interna-ok" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/12/foto-gio-interna-ok.jpg" alt="foto-gio-interna-ok" width="160" height="231" /></a>di Maria Eva Zurbakis*</p>
<p>Non è necessario andare a guardare dall&#8217;altra parte del pianeta, né nascondersi dietro falsi moralismi: la violenza di genere esiste, è più profonda che mai e ce l&#8217;abbiamo in casa. Sono tanti i casi che vengono alla luce, ma sono ancora troppi quelli rimasti nell&#8217;ombra, impuniti, protetti saldamente da quel disagio e da quel malessere che spingono le vittime a tacerli. E&#8217; per questo che il CPO dell&#8217;Università &#8220;Tor Vergata&#8221; ha organizzato lo scorso 25 novembre, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza di genere, l&#8217;incontro dal titolo &#8220;Non una di più&#8221;, per fermarsi ancora una volta a riflettere sul fatto che, sebbene al giorno d&#8217;oggi molti passi avanti siano stati compiuti, non siamo ancora fuori dal problema: la figura della donna, in molti casi e in molte parti del mondo, non può ancora godere di quel rispetto che dovrebbe invece essere parte integrante della sua vita e condizione stabile all&#8217;interno di una società che si professa civile. All&#8217;incontro hanno partecipato la dottoressa Maria Gabriella Giganti, delegata del Rettore per le Pari Opportunità e le Politiche di Genere,  il preside della Facoltà di Lettere, prof. Rino Caputo,  Laura Silvestri, presidente del CPO di &#8220;Tor Vergata&#8221;, Stella Iezzi, docente di Statistica Sociale presso &#8220;Tor Vergata&#8221;, Massimo Greco del gruppo infermieristico del Policlinico &#8220;Tor Vergata&#8221;,  Cristina Vallini, docente di Linguista generale e presidente del CPO dell&#8217; &#8220;Orientale&#8221; di Napoli e Milena Milone, giornalista e consulente familiare. Dopo i saluti della delegata e del preside, la riunione è stata aperta da Laura Silvestri, che ha ricordato ai presenti l&#8217;uccisione delle sorelle Mirabal, avvenuta il 25 novembre 1960. Data fatidica, poiché proprio quel delitto costituisce la base per l&#8217;istituzione della Giornata Internazionale. La dissertazione è proseguita affrontando i problemi della condizione femminile, coadiuvata da immagini utili a testimoniare i vari modi in cui nel mondo si infierisce sul corpo della donna. In tal senso emblematica è Ciudad Juarez, la città messicana in cui da anni scompaiono centinaia e centinaia di ragazze  per poi essere ritrovate uccise, sepolte nel deserto. Dopo Laura Silvestri è stato il turno di Stella Iezzi, che ha messo in luce il difficile cammino delle donne verso le professioni apicali, riportando dati significativi che testimoniano la preoccupante discriminazione femminile anche nel mondo del lavoro. Subito dopo è stato proiettato il video <em>Rispondere al silenzio</em>, realizzato dal gruppo infermieristico di &#8220;Tor Vergata&#8221; con la partecipazione degli studenti del DAMS della Facoltà di Lettere. Il video, presentato e commentato da Massimo Greco, infermiere del Policlinico Tor Vergata, ci ha mostrato il disagio cui è soggetta la donna vittima di violenza, che spesso nel denunciare gli abusi subisce un&#8217;ulteriore violenza, vedendosi costretta a raccontare ripetutamente ciò che le è accaduto. Successivamente, l&#8217;intervento di Milena Milone è servito a dare testimonianza della mancanza di tutele normative a favore della donna, sottolineando i numerosissimi casi di violenza taciuti e, pertanto, rimasti impuniti. Per finire Cristina Vallini, che ha affrontato il problema del linguaggio, sottolineando come spesso rappresenti gli stereotipi maschili e di come il genere influisca sul modo di parlare. La professoressa Vallini si è detta convinta che la lingua stessa contribuisca a creare l&#8217;identità di genere, ricordando che quella verbale è una forma di violenza da non sottovalutare, a cui oggi si cerca di far attenzione attraverso la promozione del linguaggio non sessista e politicamente corretto.</p>
<p>Nel pomeriggio, l&#8217;incontro è proseguito nella Sala Anfiteatro del Policlinico Tor Vergata con la proiezione del film <em>Un giorno perfetto</em> di Ferzan Ozpetek, che mostra il tragico epilogo di una storia in cui l&#8217;uomo scambia il senso di possesso con l&#8217;amore. Al film ha fatto seguito un&#8217;ampia discussione, coordinata dai redattori della procedura &#8220;La gestione in Pronto Soccorso delle donne vittime di violenza&#8221; e dai componenti del CPO del Policlinico Tor Vergata e a cui ha partecipato anche il CPO d&#8217;Ateneo.</p>
<p>*Studentessa, Corso di Laurea in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica</p>
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		<title>PTV e staminali amniotiche: è primato in Italia</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/11/30/policlinico-tor-vergata-primato-italiano-nelle-staminali-amniotiche-con-biocell-center/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 12:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[L'accordo siglato il 29 ottobre tra la Fondazione Policlinico "Tor Vergata" e l’Istituto Biocell Center di Busto Arsizio in materia di cellule staminali prelevate da liquido amniotico e crioconservazione delle stesse, fa del Policlinico Tor Vergata un centro di riferimento nell’ambito della diagnosi prenatale - <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/11/30/policlinico-tor-vergata-primato-italiano-nelle-staminali-amniotiche-con-biocell-center/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Federica Lorini</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/cellule_staminali_articolo.jpg"></a><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/cellule_staminali_articolook.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2308" title="cellule_staminali_articolook" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/cellule_staminali_articolook.jpg" alt="cellule_staminali_articolook" width="280" height="250" /></a>Dopo aver inaugurato a Boston, cuore della tecnologia e dell’innovazione made in Usa, il primo centro in America in cui raccogliere e crioconservare le staminali prelevate da liquido amniotico, la Biocell Center ha stipulato una convenzione con la Fondazione Policlinico Tor Vergata riguardante la conservazione, caratterizzazione, manipolazione e coltura delle cellule staminali estratte dal liquido amniotico umano, per la cura di patologie del neonato e dell’adulto. A partire d</span><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">a questo mese le pazienti del Policlinico Tor Vergata che intendono, per motivi personali, effettuare l’esame amniocentico, avranno la possibilità di crioconservare il campione residuo di liquido amniotico per preservare le cellule staminali ivi contenute e contribuire così anche ai progetti di ricerca. Rispetto alle cellule staminali provenienti dal sangue del cordone ombelicale, programmate per dare origine a elementi ematici come globuli rossi, bianchi e piastrine, quelle presenti nel liquido amniotico sono di tipo mesenchimale, capaci, cioè, di differenziarsi in un più ampio ventaglio di tessuti corporei: osseo, nervoso, adiposo, cartilagineo e così via. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Inoltre questo tipo di cellule non costringono a una scelta tra donazione solidale e conservazione autologa: attraverso apposito trattamento di coltura e sviluppo possono, infatti, essere utilizzate per entrambe le funzioni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Le pazienti del Policlinico Tor Vergata, se interessate, verranno messe direttamente in contatto con Biocell Center che proporrà loro un trattamento e criocongelamento di un campione residuo di liquido amniotico ad un costo di 980 euro, comprensivo della conservazione per 19 anni.  Il contributo, tra l’altro, servirà a coprire i costi base e, al contempo, a finanziare parte dei progetti di ricerca. Compito del Policlinico sarà quello di utilizzare le cellule ai fini della ricerca, indagando il loro potenziale utilizzo in sede clinica ad uso autologo, stabilendo attraverso apposita regolamentazione e/o protocollo, le procedure da seguire, le modalità e le caratteristiche dell’attività di coltura e della tipizzazione delle cellule. Ogni dato e informazione sul campione destinato alla donazione entrerà a far parte del patrimonio informativo della U.O.C, Laboratorio di Genetica Medica. Le future mamme verranno informate sia<strong> </strong>sui vantaggi della crioconservazione, ossia la possibilità di garantire al nascituro un campione di cellule staminali assolutamente compatibili, sia del fatto che queste cellule, in un caso su quattro, potranno essere compatibili con quelle di un fratello o di un genitore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Questa collaborazione scientifica, come sottolineato sia dal Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, prof. Giuseppe Novelli che dal dottor Renato Colognato, responsabile Ricerca e Sviluppo di Biocell Center, unisce per la prima volta in Italia competenze pubbliche e private, facendo dialogare l’università con l’impresa e ponendo il Policlinico Tor Vergata quale centro di riferimento e di eccellenza nell’ambito della diagnosi prenatale della genetica medica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 141.6pt; text-indent: -141.6pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 141.6pt; text-indent: -141.6pt;"><strong><a href="mailto:quiralex@yahoo.it"></a></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;"> </span></strong></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Giornata Internazionale contro la violenza di genere &#8211; Non una di più</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/11/24/giornata-internazionale-contro-la-violenza-di-genere-non-una-in-piu/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 09:36:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[IN-Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[IN-ternazionalizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Facoltà di Lettere e Filosofia <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/11/24/giornata-internazionale-contro-la-violenza-di-genere-non-una-in-piu/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">25 novembre 2009</td></tr><tr><td class="ec3_start">09:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">18:00</td></tr></table><p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;"></span><a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/locandina_non_una_di_piu2.pdf"></a></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Mercoledì 25 novembre ore 9.00<a rel="attachment wp-att-2412" href="http://emagazine.torvergata.it/2009/11/24/giornata-internazionale-contro-la-violenza-di-genere-non-una-in-piu/donne1/"><img class="alignright size-full wp-image-2412" style="margin: 10px;" title="donne1" src="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/donne1.jpg" alt="donne1" width="114" height="117" /></a></span></strong><strong><br />
</strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Auditorium Ennio Morricone<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Giornata Internazionale contro la violenza di genere &#8211; Non una in più</span></span></em></strong></p>
<p><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per combattere la violenza di genere bisogna estirpare gli stereotipi culturali di cui essa si nutre e che, come un virus, continuano a diffondersi, nonostante le tante leggi e raccomandazioni in materia.</span></span></em></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Comitato pari Opportunità di Tor Vergata e il Comitato Pari Opportunità della Fondazione del Policlinico Tor Vergata, hanno organizzato un incontro della durata di un giorno con interventi e proiezioni per discutere e riflettere. All&#8217;incontro sono invitate tutte <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>le varie componenti dell&#8217;Ateneo, del Policlinico Tor Vergata e le Scuole Superiori del territorio.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><strong>Segreteria organizzativa:</strong><br />
Dott.ssa Manuela Misiano (CPO d&#8217;Ateneo): tel 0672596982; email:</span><a href="mailto:manuela.misiano@uniroma2.it"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">manuela.misiano@uniroma2.it</span></a><br />
<span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Dott.ssa Chiara Simonelli (CPO del Policlinico): tel 0620900158; email:</span><a href="mailto:chiara.simonelli©ptvonline.it"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">chiara.simonelli©ptvonline.it</span></a><em style="mso-bidi-font-style: normal;"></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">In allegato il programma dettagliato della giornata:<br />
<a href="http://emagazine.torvergata.it/wp-content/uploads/2009/11/locandina_non_una_di_piu3.pdf">locandina_non_una_di_piu3</a></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="color: black;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Concorsi pubblici, equiparazione  diplomi di laurea</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/10/15/concorsi-pubblici-equiparazione-diplomi-di-laurea/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 10:04:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, n. 233 del 7 ottobre 2009 il Decreto del 9 luglio 2009 sulle Equiparazioni tra diplomi di lauree di vecchio ordinamento, lauree specialistiche e lauree magistrali contenente la tabella di equiparazione dei diplomi di laurea, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/10/15/concorsi-pubblici-equiparazione-diplomi-di-laurea/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualora vengano richiesti specifici diplomi di laurea, in molti casi bisogna valutare l&#8217;equipollenza della laurea o l&#8217;equiparazione, rispetto a quanto indicato nei bandi: questo  significa identificare un&#8217;equivalenza esistente per i titoli di studio conseguiti a livello accademico tra il vecchio e il nuovo ordinamento a diversi livelli: laurea di primo livello, laurea magistrale, laurea specialistica. Il Decreto prevede che i diplomi di laurea, conferiti dalle università statali e da quelle non statali riconosciute per rilasciare titoli aventi valore legale, siano equiparati alle lauree specialistiche delle classi di cui ai decreti ministeriali 28 novembre 2000, 2 aprile 2001 e 12 aprile 2001 e alle lauree magistrali delle classi di cui ai decreti ministeriali 16 marzo 2007 e 8 gennaio 2009. La corrispondenza deve intendersi solo in modo tassativamente alternativo. Pertanto, tenuto conto della suddivisione delle lauree del vecchio ordinamento in più percorsi indipendenti, qualora una delle citate lauree trovi corrispondenza con più classi di lauree specialistiche o magistrali, sarà compito dell&#8217;Ateneo che ha conferito il diploma di laurea rilasciare, a chiunque ne faccia richiesta, un certificato che attesti a quale singola classe è equiparato il titolo di studio posseduto, da allegare alle domande di partecipazione ai concorsi insieme con il certificato di laurea.</p>
<p class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 10pt; color: #444444; font-family: Tahoma;">Fonte: Newsletter Palazzo Chigi </span></p>
<p> <span style="font-size: 10pt; font-family: Tahoma; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/equiparazione_lauree/" target="_self"><span style="color: windowtext;">Dossier &#8220;Equiparazione dei diplomi di laurea&#8221;</span></a></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://emagazine.torvergata.it/2009/10/15/concorsi-pubblici-equiparazione-diplomi-di-laurea/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Donne fertili anche dopo la chemioterapia</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/10/07/donne-fertili-dopo-la-chemio/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 08:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[IN-ricerca, impresa e territorio]]></category>
		<category><![CDATA[L'Ateneo IN & OUT]]></category>
		<category><![CDATA[Le altre notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://emagazine.torvergata.it/?p=1674</guid>
		<description><![CDATA[Ricercatori del Dipartimento di Biologia scoprono come proteggere la fertilità delle pazienti sottoposte a chemioterapia. La Dr.ssa Stefania Gonfloni e il Prof. Gianni Cesareni hanno pubblicato su Nature Medicine lo studio su nuove strategie per proteggere le ovaie dagli effetti collaterali delle terapie contro il cancro. Lo studio è nato dalla collaborazione dei gruppi di ricerca del Dipartimento di Biologia e della Facoltà di Medicina (Prof. Massimo De Felici e Prof. Gerry Melino). <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/10/07/donne-fertili-dopo-la-chemio/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le armi più comunemente utilizzate per sconfiggere il cancro sono la radio e la chemioterapia, strategie terapeutiche che usano agenti fisici o chimici in grado di indurre lesioni del DNA. Tali lesioni attivano una risposta cellulare che porta le cellule danneggiate al suicidio o morte. Oltre alle cellule trasformate (cancerogene) questi trattamenti aggressivi possono colpire anche cellule di organi sani scatenando effetti collaterali indesiderati. La perdita di fertilità, soprattutto nelle donne, è sicuramente uno degli effetti collaterali permanenti che ha un maggior impatto sulla qualità della vita dei pazienti guariti dalla chemioterapia. </p>
<p>La fertilità nelle donne dipende dal numero di cellule-uovo &#8220;ovociti&#8221; presenti nell&#8217;ovaio al momento della nascita. Questo numero può solo diminuire nel corso della vita fertile della donna. L&#8217; &#8220;ovocita&#8221; è una cellula molto sensibile alle lesioni o rotture del DNA, ed è quindi particolarmente colpita durante I trattamenti chemioterapici. La ragione è semplice: dalla qualità del DNA dell&#8217;ovocita dipende la vita e lo sviluppo corretto di un individuo, così per difendere il DNA dalle costanti minaccie di lesioni e danni la Natura ha evoluto un sistema di monitoraggio estremamente sensibile ed efficiente. Nell&#8217;ovocita il geneTAp63 funziona come &#8220;sentinella&#8221; e codifica per una proteina che vigila per impedire che il DNA della cellula accumuli anche il più piccolo errore o venga danneggiato. La novità dello studio dei ricercatori del nostro Dipartimento consiste nell&#8217;aver identificato nel gene c-Abl un gene &#8220;modificatore&#8221; del gene &#8220;sentinella&#8221; TAp63. Se si verificano delle lesioni del DNA, queste, a loro volta, innescano a loro volta l&#8217;attivazione del prodotto proteico del gene c-Abl che come risposta trasforma rapidamente la proteina TAp63 da &#8221;sentinella&#8221; a potente &#8220;kamikaze&#8221; in grado di portare la cellula &#8220;ovocita&#8221; al suicidio, evitando così che eventuali errori possano essere trasferiti alla progenie. I ricercatori del dipartimento di Biologia hanno dimostrato che, in un sistema modello murino,  bloccando l&#8217;attività della proteina c-Abl con un inibitore specifico si può impedire la trasformazione di TAp63 da &#8220;sentinella&#8221; a &#8220;kamikaze&#8221; durante un trattamento chemoterapico, quindi, l&#8217;utilizzo dell&#8217;inibitore di c-Abl ha permesso di proteggere la cellula ovocita dalla morte e di conseguenza di prolungare la fertilità nelle topoline, che hanno generato una progenie apparentemente normale. Il congelamento degli ovociti, da poter poi utilizzare per la fecondazione in vitro, è attualmente l&#8217;unica possibilità offerta alle giovani pazienti che potrebbero rischiare la loro fertilità in seguito a trattamento chemioterapico. Questa metodologia può però non essere appropriata per alcune pazienti per motivi legati all&#8217;età, o al tipo di cancro. Ora, i risultati ottenuti dai ricercatori romani suggeriscono una valida alternativa. La speranza è che, passando dal modello murino all&#8217;uomo, l&#8217;effetto protettivo dell&#8217;inibitore di c-Abl sugli oociti possa essere confermato in pazienti sottoposti a chemioterapia e quindi, al più presto si possano sviluppare strategie alternative per proteggere la fertilità delle giovani pazienti dagli effetti dannosi della chemioterapia. Lo studio, nato dalla collaborazione dei gruppi di ricerca del Dipartimento di Biologia e della Facoltà di Medicina (Prof. Massimo De Felici,  Dipartimento di Sanità Pubblica e Biologia Cellulare e Prof. Gerry Melino, Dipartimento di Medicina Sperimentale e Scienze Biochimiche ), è stato finanziato dall&#8217;AIRC (Associazione Italiana Ricerca sul Cancro).</p>
<p><a href="http://www.nature.com/nm/journal/vaop/ncurrent/full/nm.2033.html" target="_self">Leggi lo studio su Nature Medicine </a></p>
<p>Selezione degli articoli</p>
<p><a href="http://">Ansa</a></p>
<p>Asca</p>
<p>Daily  Express</p>
<p>Wired.it</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Radio Tor Vergata intervista Umberto Guidoni: ascolti alle “stelle”</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/05/07/radio-tor-vergata-intervista-unberto-guidoni-ascolti-alle-stelle/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 12:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federica</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://temporanei.uniroma2.it/poltv/?p=629</guid>
		<description><![CDATA[Dopo La Notte della Ricerca di Frascati (settembre 2008) Radio Tor Vergata ha avuto lì’occasione di intervistare in diretta Umberto Guidoni, fisico, astronauta e radioamatore. Considerazioni, battute, curiosità e aneddoti spaziali….. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/05/07/radio-tor-vergata-intervista-unberto-guidoni-ascolti-alle-stelle/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: 150%;" align="center"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"><span style="font-family: Times New Roman;"><img class="alignright size-full wp-image-630" style="margin-left: 8px; margin-right: 8px;" title="guidoni" src="/wp-content/uploads/2009/05/guidoni.jpg" alt="guidoni" width="108" height="135" /></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;"></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Radio Tor Vergata ha già avuto modo di intervistarla in occasione della Notte della Ricerca di Frascati dello scorso anno, ci sarà anche quest’anno?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Si ci sarò sicuramente, come negli anni precedenti d&#8217;altronde!. Credo che manifestazioni come la Notte della Ricerca siano molto importanti per avvicinare la gente a quello che avviene e si fa nel mondo della Ricerca che poi riguarda noi tutti e in particolare riguarda i giovani.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Che cosa si aspetta dall’universo e che cosa si aspetta dal nostro pianeta dal punto di vista fisico e biologico?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Ma io direi che per quel che riguarda l’universo quello che ci aspettiamo da anni è di capirne in modo chiaro e completo l’origine e le forze che lo governano. Ormai la teoria che ci permette di avere una descrizione dell’universo dall’origine ai nostri giorni è abbastanza sviluppata e io ritengo che sia una delle cose più formidabili che l’intelletto umano abbia mai prodotto. Per quanto riguarda il nostro pianeta le cose sono un po’ diverse. Le molte informazioni che giungono grazie alle missioni spaziali e alla ricerca hanno diffuso un certo senso di pericolo, la consapevolezza che il nostro pianeta sia malato. Effettivamente siamo stati proprio noi a provocare questa sofferenza ambientale, mettendo in pericolo tutti gli equilibri preesistenti. E’ per questo motivo che si fa sempre più urgente la necessità di prendere importanti decisioni che non siano solo di ordine tecnico ma anche di ordine politico. Decisioni che devono essere prese in modo unitario e collettivo, una sfida che veda la collaborazione stretta tra gli scienziati, preposti a fornire risposte tecniche e società cui spetta la decisione di cambiare il modello di sviluppo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">In Italia si spende per la ricerca la metà di quanto si spende nel resto dell’Europa. Ne avevamo già parlato a settembre dello scorso anno, ad oggi è cambiato qualcosa? </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Purtroppo rispetto a settembre passato non sono cambiate molte cose e i pochi cambiamenti sono stati addirittura peggiorativi. Il divario fra l’Italia e l’Europa si è allargato ulteriormente e i finanziamenti pubblici all’Università e alla Ricerca sono ancor più scarsi e sempre più spesso giungono in ritardo rispetto alle scadenze necessarie. La situazione, a mio avviso, si fa ancora più grave se pensiamo alla realtà dei giovani ricercatori, dei precari che non trovano una sistemazione, non trovano una prospettiva di ricerca e lavoro che sia all’altezza delle competenze che hanno e che sempre più dimostrano di avere. Io credo che questo sia un problema che può porci come fanalino di coda dell’Europa e che dovrebbe essere una delle priorità dell’agenda politica in questo momento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Altro argomento di cocente attualità è quello relativo alle alternative energetiche e a tal proposito lei è proprio uno dei promotori dell’appello “alternativa energetica al nucleare”. Esiste, secondo lei, un sistema sicuro per rendere innocui plutonio e prodotti di fissione e quali sono le alternative energetiche al nucleare applicabili al nostro Paese?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Come dimostrato dall’ampia letteratura ufficiale non ci sono, oggi, soluzioni completamente sviluppate per trattare le scorie nucleari e le scorie dei prodotti di fissione in un reattore nucleare. Le soluzioni che si stanno studiando sono tutte costose e prevedono un impatto ambientale che dura migliaia di anni. Al tempo stesso il nucleare è una soluzione che usa una tecnologia del passato, una tecnologia sviluppata negli anni Cinquanta, frutto della guerra fredda e dunque mi sembra poco realistico riproporre questa tecnologia oggi agli inizi del XXI secolo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Per altro, come astronauta, io ho toccato con mano le tecnologie che si usano nello spazio e posso assicurarvi che non si va nello spazio con il combustibile fossile ne tanto meno con l’uranio bensì con le energie alternative, con il solare e con le celle a combustibile. Queste ultime alimentano lo shuttle mentre i pannelli solari alimentano la stazione spaziale internazionale. Dunque se vogliamo guardare al futuro dobbiamo prendere in considerazione proprio queste alternative, soprattutto in Italia dove la decisione di uscire dal nucleare ha determinato uno sviluppo che purtroppo non ha coinciso con uno sviluppo di fonti alternative. Ci siamo limitati all’utilizzo soprattutto dei combustibili fossili, magari sostituendo il petrolio con il gas, ma non abbiamo fatto quegli investimenti necessari per rendere oggi competitivo il solare, l’eolico, le piovasche e così via. L’Europa non a caso consiglia di intraprendere la strada delle energie rinnovabili e del risparmio energetico che sono tecnologie che danno una risposta immediata nel senso che è tecnologia disponibile, si può impiantare e i benefici si vedono in un lasso di tempo sufficientemente ridotto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">A proposito del suo passato da astronauta può raccontarci qualche aneddoto spaziale?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Volentieri! Quello che notavo è che non si parla mai dei piccoli problemi che ci causa l’assenza di gravità nello spazio. Per esempio una delle cose più difficili è mantenere un po’ di ordine. Questo porta a perdere molti oggetti, soprattutto se piccoli. La cosa curiosa è che quando nello spazio perdi qualcosa istintivamente tendi a cercarla sul pavimento della navicella, quando in realtà potrebbe essere sopra di te o dietro di te. Questa è una splendida dimostrazione di come l’abitudine sia molto più forte di ogni preparazione fisica e mentale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il suo sogno?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Il mio sogno è quello di un mondo lavorativo, ambientale ed umano in cui ci sia una possibilità per tutti, dove non ci siano discriminazioni ma dove ognuno abbia le stesse opportunità, le medesime possibilità, una società in cui l’accesso alla conoscenza sia veramente un bene per tutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Un ultima domanda, un po’ frivola: ci conferma che lei ha partecipato alla Sticcon, la convention di fan di Star Trek nel 2005? Parteciperà anche a quello di quest’anno?</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">Si! Ho partecipato volentieri perché sono stato e sono tuttora una fan della fantascienza in generale e di Star Trek in particolare, quindi è un modo per continuare a coltivare i sogni di quando ero adolescente e a migliorarmi. Fin da giovanissimo ho sempre creduto che la fantascienza abbia un valore evocativo molto importante e cioè quello di fornirci la possibilità di pensare al nostro futuro a volte prospettandoci panorami idilliaci e altre volte catastrofici…Crescendo, naturalmente, ho capito che il futuro lo dobbiamo disegnare e creare noi!</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Qualche curiosità: </span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Gli è stato dedicato un asteroide: <strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">il 10605 Guidoni.</strong> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Al termine della missione del 2001 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi gli ha conferito il titolo di Grand Ufficiale;</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">- Ha condotto, a partire dal 10 settembre 2007, per quattro settimane la trasmissione radiofonica &#8220;Alle 8 della sera&#8221; di rai radio Due intitolata <em>Dallo Sputnik allo Shuttle</em> in cui ha ripercorso le tappe della conquista dello Spazio.</span></span></p>
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		<title>Una vera riforma delle università richiede un cambiamento del sistema di governance</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/</link>
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		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 14:34:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pamela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Politica universitaria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://temporanei.uniroma2.it/poltv/?p=402</guid>
		<description><![CDATA[Il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori,  lo sviluppo di una cultura della trasparenza, la gestione delle risorse sulla base del merito: così l’università si prepara a cambiare la sua forma di governo. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/04/22/una-vera-riforma-delle-universita-richiede-un-cambiamento-del-sistema-di-governance/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Pamela Pergolini</strong></p>
<p>Non solo autonomia, ma anche responsabilità: il dibattito sulla <em>governance </em>dell&#8217;università, in corso in questi giorni in Italia e in altri paesi europei,  mette in evidenza la necessità di una riforma strutturale dell&#8217;Università, basata su un nuovo modello di gestione, un nuovo sistema di valutazione e nuove forme di reclutamento di docenti e ricercatori. L&#8217;autonomia, principio imposto già dalla Costituzione, è stata introdotta nel nostro sistema universitario dalla «riforma Ruberti» del 1990 (legge 19 novembre 1990, n. 341). Oggi i tempi sembrano maturi per una modifica delle forme di governo degli atenei in grado di rafforzare questa autonomia individuando  responsabilità chiare, assicurando un bilanciamento dei poteri. In attesa che inizi  al Senato l&#8217;esame del disegno di legge &#8220;Delega al governo per la riforma della governante di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori&#8221; (Ddl n. 1387), assegnato alla 7° commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) in sede referente il 19 marzo scorso, il dibattito sulla riforma della governance costituisce un punto di importanza centrale nel percorso verso un&#8217;università rinnovata. Ma le ragioni che inducono a porre al centro dell&#8217;attenzione il problema della governance degli atenei non sono solo quelle legate al buon uso delle risorse come l&#8217;allocazione di una parte consistente delle risorse statali sulla base del merito implica che anche all&#8217;interno dei singoli atenei vengano ripartite con gli stessi criteri. La riforma del modello di governance è infatti indispensabile per impostare su base nuova il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori: una gestione degli atenei impostata sulla rigorosa valutazione dei risultati, sia per quanto riguarda la didattica che la ricerca, può favorire una selezione degli studiosi strettamente legata al merito. La maggior parte degli statuti degli atenei mantiene ancora l&#8217;impianto originario, quello cioè adottato nei primi anni Novanta, fondato, in sostanza, sull&#8217;innesto delle rappresentanze delle diverse categorie di professori, ricercatori e personale tecnico-amministrativo nella tradizionale organizzazione di governo dell&#8217;università, sia con riguardo agli organi centrali di governo, sia con riferimento alle strutture di base. Tra le azioni prioritarie di un nuovo sistema di gestione dell&#8217;università: sviluppare una cultura della <em>accountability </em>verso l&#8217;esterno,<strong> </strong>incentrata soprattutto sulla comunicazione trasparente dei risultati ottenuti nelle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e dei finanziamenti esterni acquisiti; distinguere  in modo netto tra le funzioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, snellendo i processi decisionali e, in particolare, integrando maggiormente la gestione della didattica e della ricerca attraverso processi di riorganizzazione dell&#8217;articolazione interna all&#8217;ateneo;<strong> </strong>ridefinire il ruolo del rettore, creando le condizioni affinché questi possa realmente assumere la piena responsabilità delle sue decisioni, limitare a non più di due mandati e comunque un massimo di 6 e 8 anni rispettivamente, la permanenza in carica di presidi e rettori.</p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/04/le-linee-guida-del-governo-per-l-universita.pdf">Le linee guida del governo per l&#8217;Università</a></p>
<p><a href="/wp-content/uploads/2009/04/governance-delle-universita-le-proposte-della-crui.pdf">Governance delle Università &#8211; Le proposte della Crui</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Ricercatori: si prepaparano in Italia e poi scappano</title>
		<link>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/21/fuga-dei-cervelli/</link>
		<comments>http://emagazine.torvergata.it/2009/04/21/fuga-dei-cervelli/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 14:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sergio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mondo Università]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[‘Sono in fuga dal secolo scorso, da ventidue anni. Mi basta cliccare sui siti dei giornali italiani per trovare buone ragioni per continuare a correre’ (Cesare Poppi, laureato in Antropologia culturale, oggi insegnante di antropologia dell´arte africana a Norwick, in Inghilterra).
Negli ultimi tempi, in Italia, si sente sempre più spesso parlare di ‘Fuga dei cervelli’, espressione con la quale si intende indicare il fenomeno dell’emigrazione di giovani neo laureati di talento o di individui ad alta specializzazione professionale verso paesi stranieri. Il termine si utlizza prevalentemente con un’accezione negativa e seppure gli aspetti svantaggiosi siano tanti e da tempo sotto i nostri occhi, per cominciare, può essere interessante analizzare anche quei lati positivi che il fenomeno presenta. <a href="http://emagazine.torvergata.it/2009/04/21/fuga-dei-cervelli/">Leggi tutto</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>A cura di: TORVERGATA.TV -  Silvia Lauretti<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-394" title="cervelli8" src="/wp-content/uploads/2009/04/cervelli8-120x150.jpg" alt="cervelli8" width="120" height="150" /></strong></p>
<p>‘Sono in fuga dal secolo scorso, da ventidue anni. Mi basta cliccare sui siti dei giornali italiani per trovare buone ragioni per continuare a correre’ (Cesare Poppi, laureato in Antropologia culturale, oggi insegnante di antropologia dell´arte africana a Norwick, in Inghilterra).<br />
Negli ultimi tempi, in Italia, si sente sempre più spesso parlare di ‘Fuga dei cervelli’, espressione con la quale si intende indicare il fenomeno dell’emigrazione di giovani neo laureati di talento o di individui ad alta specializzazione professionale verso paesi stranieri. Il termine si utlizza prevalentemente con un’accezione negativa e seppure gli aspetti svantaggiosi siano tanti e da tempo sotto i nostri occhi, per cominciare, può essere interessante analizzare anche quei lati positivi che il fenomeno presenta.<br />
La ´fuga di cervelli´ non è in sè negativa dal momento che la mobilità di studiosi e ricercatori è sin dagli albori delle università uno dei principi fondamentali della tradizione intellettuale europea e un fattore importante di arricchimento culturale e professionale (lo stesso termine università indicava le comunità di studenti di diversi paesi).<br />
Durante il medioevo l’Europa era attraversata dai cosiddetti clerici vagantes: chierici erranti che viaggiavano tra i centri culturali europei, permettendo la circolazione e lo scambio di nuove idee e diventati, dunque, dei veri e propri ‘vettori di cultura’. Uno spirito vagans che rivive ora su scala paneuropea grazie a programmi di scambi di successo come l’Erasmus. Mai come oggi, del resto, vivere all’estero è stato popolare e diffuso.<br />
In quest’ottica il movimento di studenti e cittadini europei può essere considerato un mezzo utile per rendere l’Europa più unita e più competitiva dal punto di vista culturale ed economico.<br />
Inoltre, di per sé, il fatto che i ricercatori italiani desiderino andare all’estero e vincano concorsi in tutti i paesi più avanzati è un dato confortante, dal momento che lì, nella maggior parte dei casi, i ricercatori vengono scelti in base al curriculum e non per conoscenze. Ciò vuol dire che la formazione che si riceve in Italia è buona e che i giovani ricercatori sono dinamici, intraprendenti e nutrono una passione tale per il proprio lavoro da essere pronti a emigrare pur di condurre le loro ricerche nelle migliori condizioni.<br />
Ma se altrove i talenti vengono spinti a girare il mondo (negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia), in virtù dell’idea che il giovane studioso, durante la sua formazione, debba entrare in contatto con il maggior numero possibile di persone, metodi, idee, con l´obiettivo di diventare autonomo, in Italia avviene l´esatto contrario.<br />
Nonostante ciò il fenomeno dell’emigrazione dei giovani ricercatori italiani ha raggiunto proporzioni rilevanti e il saldo tra studiosi che lasciano il paese e stranieri che vi si trasferiscono è sfavorevole, in quanto la ricerca è sottofinanziata e i fondi sono limitati e mal gestiti. Veniamo, così, agli aspetti più noti e negativi della ‘fuga dei cervelli’.<br />
La maggior parte dei studiosi italiani che decidono di recarsi all´estero sono spinti dalla necessità di sfuggire ai mali propri dell´Università italiana – quali baronie, nepotismi e clientelismi, che rendono le procedure di reclutamento e di carriera poco trasparenti – e per le scarse opportunità economiche offerte dal proprio paese.<br />
Molti si allontanano dall’Italia a causa della mancanza di sbocchi professionali, molti perché il posto di lavoro già lo hanno, ma cercano qualcosa di più. Questi ricercatori italiani vengono assorbiti in gran parte da USA, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Francia, Canada. Quelli che ritornano sono pochi semplicemente perché questi paesi offrono condizioni di lavoro molto superiori.<br />
In realtà l´Italia investe nel preparare i cervelli e lo fa in un modo abbastanza adeguato, ma poi lascia che molti di essi vadano a cercare fortuna all´estero (tra questi non sono pochi quelli che riescono a raggiungere livelli di successo impensabili in Italia).<br />
I motivi che spingono alla fuga sono dunque pochi e ben definiti: la mancanza di fondi e lo scontro con un sistema retrogrado governato dalla burocrazia e dal baronaggio. La borsa di studio per un dottorato di ricerca in Italia è oggi di 810 euro mensili, rispetto ai 1100 euro mensili della Germania, ai 1500 euro della Svezia, ai 4000 dollari degli Stati Uniti.<br />
Inoltre, dato che l´Università italiana viene finanziata pubblicamente (il finanziamento privato non è previsto) e la gestione di questi soldi è altrettanto pubblica, nessuno è direttamente responsabile e quindi imputabile per la cattiva gestione dei finanziamenti.<br />
Un problema di gestione comprovato dal fatto che in diverse università italiane più del 90% di tali fondi viene sfruttato per il personale non-docente. Sarebbe, dunque, necessario passare a criteri di competitività e di meritocrazia nella distribuzione dei finanziamenti, nonostante le resistenze dell´Università, che vorrebbe mantenersi autoreferente, senza controlli da parte di nessuno.<br />
Nelle condizioni attuali è impensabile che un ricercatore possa garantirsi un futuro dignitoso, costretto ad attendere una borsa di studio costantemente in ritardo, nonostante i soldi ci siano e siano già stanziati. In questo modo gli anni in cui un ricercatore dovrebbe dare il meglio diventano un calvario, impiegati più che a condurre ricerche, a inseguire un ordinario nella speranza di ottenere un lavoro sottopagato o una promozione.<br />
Va poi sottolineato che la ‘fuga dei cervelli’ dall’Italia non è un fenomeno che riguarda solamente il mondo della ricerca, ma anche molti giovani neolaureati interessati a sviluppare le proprie abilità tecniche in ambito industriale e a cercare all’estero posizioni più adatte alle loro capacità, ben remunerate e soprattutto con migliori prospettive di fare carriera.<br />
Il risultato finale è che gli italiani all´estero sono tra gli stranieri più numerosi. In USA, una presenza altrettanto massiccia è quella cinese e indiana, ma i cinesi e gli indiani, messi insieme, fanno circa 1/3 della popolazione mondiale.<br />
Per concludere, riportiamo le considerazioni di Stefano Giovanardi, riminese di 28 anni, oggi astronomo a Wall Streets: ‘Ricordo lo struggimento per non poter vivere a Roma, città che adoro, ma la Columbia mi ha conquistato: un alloggio a Manhattan in parte pagato dall´università; una borsa di studio di quasi 4 mila dollari l´anno, che copre tuition, tasse e assistenza medica; e in più uno stipendio di 1.350 dollari netti al mese. Il PhD americano è molto più vario del dottorato italiano. Vivo all´International house, un´enorme residenza per studenti di tutto il mondo (700). L´Italia? Mi manca, eccome. Però, la mia gioia più grande è che anche sotto i cieli di New York, malati di luce, ho saputo usare l´astronomia per aiutare la gente &#8220;a riveder le stelle’.</p>
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