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Fiori di Campus/ Orsi polari cinque volte più vecchi

Pubblicato da Pamela lunedì, 21 maggio 2012 | Rubriche: Fiori di Campus, Le altre notizie

Uno studio pubblicato su Science da un team internazionale di ricercatori di Francoforte dimostra che gli orsi polari hanno origini molto più antiche di quanto si credeva. Questo dato evidenzia quanto siano lunghi tempi evoluzionistici dell’orso bianco e il conseguente pericolo di non riuscire a tenere il passo del repentino surriscaldamento terrestre, mettendo questa specie in pericolo di estinzione - Leggi tutto

di Chiara Giannoni

Per la rubrica Fiori di Campus, la Ricerca e le Università nel resto del mondo, abbiamo scelto di occuparci dello studio, pubblicato su Science ad aprile e condotto da un team internazionale di ricercatori capeggiati da  Frank Hailer del German Biodiversity and Climate Research Centre (BiK-F) di Francoforte, sugli orsi polari e le loro origini. Molto più antiche di quanto si credeva. La tesi sostenuta fino al mese scorso era che l’orso polare fosse un discendente relativamente recente dell’orso bruno (si parla di 150.000 anni) e  avesse sviluppato pelliccia e zampe palmate per adattarsi alla vita del Circolo Polare Artico in un periodo sorprendentemente breve. Lo studio pubblicato dal team di Hailer mette in crisi questa teoria, sostenendo invece che entrambe le specie si sarebbero evolute da un antenato comune all’incirca 600.000 anni fa. Quindi il più grande carnivoro artico sarebbe cinque volte più vecchio rispetto a quanto ritenuto fino a ora. I risultati della ricerca sono importanti soprattutto per la preservazione di questa specie artica a rischio, infatti in base agli studi precedenti si pensava che questa specie fosse in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici con una velocità fuori dal comune, e che quindi sarebbe riuscita a sopravvivere ai repentini cambi climatici che caratterizzano la nostra era. I risultati del nuovo studio condotto a Francoforte evidenziano invece che gli orsi bianchi necessitano di un periodo di tempo lungo per evolversi e quindi il rischio è che non riescano a sopravvivere all’odierno surriscaldamento globale.  La nuova scoperta è stata possibile grazie al progredire delle tecniche di analisi. In passato gli studi del genoma dell’orso polare si erano concentrati soprattutto sul dna mitocondriale (mtDna), ovvero sul materiale genetico extra-nucleare che contiene le informazioni trasmesse soltanto per via materna. Si era stabilito così che l’animale appartenesse a una specie formatasi tra 166mila e 111mila anni fa a partire dall’orso bruno e avesse avuto un rapido adattamento alle condizioni polari. Usando un metodo diverso i ricercatori del BiK-F sono giunti ad analizzare le informazioni genetiche contenute nel nucleo della cellula dove è racchiuso il materiale che passa ai figli da entrambi i genitori.  “Invece del metodo tradizionale – spiega Frank Hailer – che consiste nell’osservare il DNA mitocondriale, abbiamo studiato molti pezzi del DNA nucleare ognuno dei quali è ereditato in modo indipendente. Abbiamo analizzato tali pezzi, o marcatori genetici, in molteplici esemplari di orso polare e bruno. Studi precedenti hanno suggerito che un orso bruno che visse circa 150.000 anni fa fosse l’antenato dell’orso polare. I dati ottenuti dal DNA nucleare indicano invece che la comparsa dell’orso bianco risalirebbe a 600 mila anni fa, a metà del Pleistocene. Questo dato fa notizia: l’età attribuitagli finora era notevolmente inferiore”(non superiore ai 166 mila anni, ndr).

Il diverso risultato ottenuto dallo studio del mtDna è spiegato dagli studiosi ipotizzando che possa avere a che fare con episodi di ibridazione tra le due specie risalenti al Tardo Pleistocene (circa 120mila anni), dove l’mtDna degli orsi bianchi avrebbe subito una contaminazione dall’incrocio con orsi bruni arrivati dall’Alaska o dall’Irlanda.   Lo studio ha evidenziato che l’adattamento al clima freddo ha richiesto agli orsi tempi molto lunghi, quindi questa specie non riesce ad adeguarsi al ritmo veloce con il quale avanza il riscaldamento globale. I ricercatori avvertono: l’attività umana sta accelerando il cambiamento climatico e di conseguenza l’Artico può raggiungere temperature particolarmente elevate in modo repentino. L’adattamento di questa specie oggi potrebbe non arrivare a sopportare il mutamento delle condizioni del clima, col conseguente rischio di estinzione dell’orso bianco.

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