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Droga: impero sommerso

Pubblicato da luigi lunedì, 16 maggio 2011 | Rubriche: IN-ricerca, impresa e territorio, L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizie

Presentato all’Istat il libro bianco “Il mercato delle droghe. Dimensione, protagonisti, politiche”, redatto da Carla Rossi dell’Università di Tor Vergata e da due ex presidenti dell’Istat: Guido Mario Rey e Alberto Zuliani. Nel libro bianco dati da capogiro sull’entità degli d’affari che assicurano introiti alla criminalità organizzata per circa 24 miliardi di euro l’anno. E quelle del Consiglio Italiano delle Scienze sociali sono stime prudenziali - Leggi tutto

a cura della Redazione

16 maggio – C’è da impallidire. Il dato che davvero colpisce, più degli altri, è quello legato agli introiti: 24 miliardi di euro. Stiamo parlando del mercato della droga in Italia, vera manna per le organizzazioni criminali, che grazie ai guadagni che riescono a incamerare possono sempre contare sul denaro necessario a tenere in piedi dei veri e propri imperi. A far riflettere è anche il numero di “lavoratori del settore”: secondo le ultime stime i soli spacciatori di strada dovrebbero essere circa 3500. I dati di cui parliamo sono stati resi pubblici questa mattina all’Istat, durante la presentazione del libro bianco “Il mercato delle droghe. Dimensione, protagonisti, politiche”, redatto da Carla Rossi dell’Università Roma Tor Vergata e da due ex presidenti dell’Istat: Guido Mario Rey e Alberto Zuliani. Il dato fornito oggi è nettamente al rialzo rispetto a stime precedenti che parlavano nel 2009 di 11,4 miliardi. La differenza è dovuta alla precedente sottostima della domanda di cannabis e cocaina e potrebbe essere ancora superiore, dal momento che la diffusione delle droghe leggere, relativamente a buon mercato, potrebbe essere ancora sottovalutata. Oltre il 50% dei guadagni (12,8 miliardi) proviene dai 540 mila consumatori definiti “problematici” (quelli che assumono più di 200 dosi in un anno), 140 mila hanno meno di 21 anni: “se attraverso politiche di reinserimento si togliessero dal mercato i consumatori problematici si toglierebbe metà dei proventi alle organizzazioni criminali”, ha spiegato Carla Rossi.
Pur non essendo ufficiale, perché non è dell’Istituto di Statistica, il dato resta senza dubbio attendibile: “la stima – ha osservato il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini – “è nettamente superiore a quelle precedenti, perché si avvale di indicatori ulteriori”, che hanno consentito di stimare una forchetta, così come si fa per l’economia sommersa”. L’Istat si impegna a promuovere in campo europeo “una riflessione presso l’Eurostat per arrivare a stime e metodologie corrette in tutta europa”.

Ma non sono i soli consumatori problematici a finanziare le attività criminali. A loro si aggiungono i consumatori regolari, che sono circa 3 milioni. Si tratta di persone che fanno uso di droga almeno una volta a settimana, mentre addirittura 4,3 milioni ne fanno un uso occasionale (due volte al mese). “L’ampia diffusione – ha osservato il presidente del Css, Sergio Ristuccia – appare legata allo spostamento della sottocultura della droga dall’area della devianza a quella degli spazi aggregativi e ricreativi”. Valutazione confermata anche dalla giovane età dei consumatori, come emerge da una ricerca del Dipartimento delle politiche Antidroga in collaborazione con l’Università di Tor Vergata e riportata nello studio: su un campione di 38 mila studenti il 27,3% ha provato la cannabis o la cocaina nella vita; il 21,9% negli ultimi dodici mesi e il 14,4% anche nell’ultimo mese. Infine, il primo contatto con la droga avviene nel 33,2% dei casi prima dei 15 anni, e generalmente si tratta di cannabis (il 22,3%).