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Università, l’abc della Riforma

Pubblicato da Pamela domenica, 13 febbraio 2011 | Rubriche: Attualità, Le altre notizie, Mondo Università, Politica universitaria

La riforma è legge. Dopo 13 mesi di travagliato iter parlamentare, il Ddl Gelmini è stato approvato dal Senato, in via definitiva, lo scorso 23 dicembre. L’attuazione completa, tra decreti ministeriali, deleghe e regolamenti attuativi, è prevista entro sei mesi dalla data di pubblicazione. All’interno un’analisi dei punti centrali intorno a cui ruota la Legge e il testo ragionato della Riforma - Leggi tutto

di Pamela Pergolini

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il 30 dicembre ha promulgato la riforma dell’Università auspicandosi che con una successiva legislazione ministeriale si risolvano «talune criticità» riscontrate nel testo.  Le maggiori novità si riscontrano sul fronte della governance degli atenei e su quello del reclutamento.  Analizziamo di seguito i punti cardine del testo di legge, che si compone di  29 articoli.

Risorse (art.1, commi 5-6). Finisce l’era dei finanziamenti a “pioggia”: le università saranno valutate. La distribuzione delle risorse deve essere coerente con gli obiettivi.  Sono possibili accordi di programma tra le singole università o aggregazioni delle stesse e il Ministero per favorire la competitività delle università, migliorandone la qualità dei risultati.

Nuova governance universitaria (art. 2). Entro sei mesi dalla conversione in legge del ddl di riforma del sistema universitario, gli atenei dovranno approvare nuovi statuti. Da subito entra invece in vigore un codice etico per evitare incompatibilità e conflitti d’interessi legati a parentele. Il rettore non potrà rimanere in carica per più di 6 anni, non rinnovabili. I componenti di Senato e Cda (con alcune eccezioni per rettore e direttori di dipartimento) non potranno ricoprire altre cariche accademiche. La figura del direttore amministrativo verrà sostituta da quella del direttore generale. Il nuovo Dg avrà compiti di grande responsabilità, come un vero e proprio manager privato, e dovrà rispondere delle sue scelte. Verranno riordinati i dipartimenti, con il compito di organizzare la didattica di settore e tutte le attività connesse. Ogni dipartimento dovrà avere almeno 35 professori e ricercatori, anche, a tempo determinato.

Premi alle università (articolo 5, comma 3) e misure per la qualità del sistema universiatrio (art. 13). Sarà valutata dall’Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca) la qualità della ricerca e della didattica e l’efficienza degli Atenei. Ai migliori arriveranno più soldi dal fondo di finanziamento ordinario. Il governo dovrà introdurre un sistema di accredito delle sedi sulla base di indicatori predefiniti e un sistema di valutazione periodica sulla base di criteri stabiliti ex ante. Il finanziamento premiale degli atenei statali tiene conto del peso del personale e dell’entità dei programmi di ricerca. La quota incentivante deve crescere ogni anno di una somma pari fra lo 0,5% e il 2%.

Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). Entro 90 giorni dall’entrata in vigore della riforma saranno dettate le procedure necessarie per conseguire l’abilitazione,che durerà 4 anni e sarà il requisito per diventare professori ordinari o associati. Tra i parametri previsti, un numero massimo di pubblicazioni che ciascun candidato può presentare (ogni caso non inferiore a 12) e giudizi diversi per funzioni e per area disciplinare. L’abilitazione è attribuita da una commissione nazionale e costituisce titolo preferenziale per l’attribuzione dei contratti d’insegnamento.

Settori concorsuali (art.15). Entro 60 giorni un decreto ministeriale stabilirà i settori concorsuali in relazione ai quali si svolgono le procedure per il conseguimento dell’abilitazione.

Fondo per il merito (art. 4). L’istituzione di un Fondo per il merito ha il compito di promuovere l’eccellenza e il merito tra gli studenti iscritti (per la prima volta) al primo anno. Il fondo garantirà i prestiti d’onore (a tassi molti bassi) e borse di studio, determinate in base ai voti e al reddito. Il fondo per il merito verrà alimentato prevalentemente da versamenti spontanei di privati ma sono previsti, anche, finanziamenti pubblici.

Nucleo di valutazione d’ateneo (art. 2, comma 1, lettere q e r). Composto da soggetti di elevata qualificazione professionale in prevalenza esterni (il cui curriculum sarà reso pubblico nel sito internet dell’università) e da una rappresentanza degli studenti, avrà, la funzione di verifica della qualità e dell’efficacia dell’offerta didattica e della congruità del curriculum scientifico o professionale dei titolari di contratto di insegnamento.

Ricercatori a tempo determinato (art.24). La norma prevede l’introduzione di contratti «tenure track», per la progressione di carriera da ricercatore a professore ordinario. Questa tipologia di contratti riguarda i “nuovi” ricercatori a tempo determinato. Si tratta di contratti triennali rinnovabili e riservati i ai candidati che abbiano usufruito già dei contratti o di assegni di ricerca per tre anni o di borse post dottorato. Questa tipologia di contratto è stipulato solo con il regime di tempo pieno e prevede al terzo anno, una valutazione del candidato – che nel frattempo dovrà conseguire l’abilitazione scientifica nazionale- da parte dell’ateneo. L’altra tipologia di contratti prevede una durata triennale prorogabile per due anni per una sola alla volta previa valutazione positiva delle attività svolte. Questi contratti richiedono un impegno annuo complessivo pari a 350 ore per il tempo pieno, che scende a 200 ore per il tempo definito.

Comitato nazionale dei garanti per la ricerca (art.21). Al fine di promuovere la qualità della ricerca e assicurare il buon funzionamento delle procedure di valutazione è stato istituito il Cngr, il Comitato nazionale dei garanti per la ricerca che deve inviare al Miur una relazione annuale di valutazione della ricerca.

Valorizzazione di professori e personale (art. 6). Professori e ricercatori, anche a tempo determinato, devono entrare in aula e tenere lezioni o seminari. L’impegno viene misurato in 1.500 ore annue, di cui, almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti, se rientrano nel regime di tempo pieno. Si scende a 250 ore per quello di tempo definito.

Pensionamento professori e ricercatori (art. 25). Ai docenti non è più consentito il biennio fuori ruolo. Con l’entrata in vigore delle nuove norme i professori ordinari andranno in pensione a 70 anni, gli associati e ricercatori a 68.

Fonte Crui – Il sole 24 Ore

Documenti – Il testo commentato della Riforma – parte 1

Documenti – Il testo commentato della Riforma – parte 2