La maratona rallenta il naturale “suicidio” delle cellule
Pubblicato da Pamela mercoledì, 14 luglio 2010 | Rubriche: IN-ricerca, impresa e territorio, L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizie
La cellula programma la sua morte secondo natura (apoptosi), l’esercizio fisico può rallentare tale meccanismo. E’ quanto emerge da uno studio condotto su cellule mononucleari periferiche del sangue, isolate da campioni di sangue prelevati da maratoneti amatoriali - Leggi tutto
a cura della Redazione
Che effetto ha la maratona sulla modulazione della morte cellulare programmata, la cosiddetta apoptosi? La risposta viene da Gabriella Marfè dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Marco Tafani dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica BMC Physiology, è stato effettuato nel laboratorio della prof.ssa Paola Sinibaldi Salimei su cellule mononucleari periferiche della famiglia dei globuli bianchi isolati da campioni di sangue prelevati da 10 atleti amatoriali impegnati in una maratona di 42 Km. Gli atleti sono stati selezionati dal prof. Vincenzo Manzi, docente del Corso di Laurea in Scienze Motorie a “Tor Vergata” e già preparatore fisico in vari sport di squadra. Questo studio mostra che l’equilibrio tra l’espressione dei geni anti- e pro-apoptotici è spostato a favore dei primi dopo la gara.
“L’apoptosi – spiega Gabriella Marfè – è un meccanismo naturale attraverso il quale la cellula programma la propria morte. Abbiamo dimostrato per la prima volta che l’esercizio fisico estremo può arrestare tale meccanismo modulando la varietà di segnali da cui dipende l’inizio del processo apoptotico e quindi la successiva morte cellulare”. In particolare l’esercizio regola l’espressione della famiglia proteica delle sirtuine. “Crediamo che queste proteine – aggiunge Marco Tafani – possano giocare un ruolo diretto nell’induzione degli effetti protettivi dell’ esercizio fisico sulla nostra salute”. Le sirtuine sono coinvolte in molte funzioni fisiologiche, incluse il controllo dell’espressione genica, l’apoptosi, la riparazione del DNA, il metabolismo, la risposta allo stress ossidativo e l’invecchiamento. Spesso persone non allenate o atleti amatoriali si sottopongono a un duro allenamento senza una guida professionale. “In questo caso – affermano Marfè e Tafani – l’allenamento può essere associato a un esercizio troppo intenso che può risultare pericoloso per la salute”. Saranno necessari dunque ulteriori studi per chiarire meglio il ruolo della famiglia delle sirtuine durante diversi tipi e tempi di esercizio fisico anche se “ questi risultati, per noi che lavoriamo in ambito sportivo, sono già molto importanti - commenta la prof.ssa Paola Sinibaldi Salimei, docente di Patologia Clinica nei Corsi di Laurea in area sportiva e responsabile del laboratorio di colture cellulari e biologia molecolare – Il nostro obbiettivo finale è ottimizzare l’allenamento e la preparazione fisica di chiunque si avvicini allo sport, anche a livello amatoriale, e creare la possibilità di monitorare l’attività con parametri che ci assicurino che stiamo lavorando per la promozione della salute dell’individuo e non per la sua distruzione”.
Il prof. Antonio Lombardo, presidente del Corso di Laurea in Scienze Motorie, conclude: “Sono sempre molto contento quando si raggiungono risultati interessanti nei nostri laboratori perché ci aiutano a dimostrare agli studenti che una buona o forse ottima prestazione si può raggiungere anche con il controllo di alcuni parametri fisiologici senza dover ricorrere necessariamente a sostanze che accorciano i tempi e amplificano i risultati attesi, ma che nello stesso tempo provocano gravi danni sia alla salute che all’etica professionale”.
BMC Physiology - The effect of marathon on mRNA expression of anti-apoptotic and pro-apoptotic proteins and sirtuins family in male recreational long-distance runner

