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Aiutare i bambini testimoni di violenze, a Roma il progetto pilota

Pubblicato da Pamela giovedì, 18 febbraio 2010 | Rubriche: L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizie

Firmato il protocollo d’intesa tra magistratura, strutture ospedaliere, forze dell’ordine e volontari a difesa dei minori testimoni di violenza. Il progetto, applicato in via sperimentale alla città di Roma, è promosso dall’Associazione Differenza Donna e vede la partecipazione, tra gli altri, del Policlinico “Tor Vergata” - Leggi tutto

di Federica Lorini

Se i bambini vittime di violenza sono tutelati dalla legge, non ci sono, al momento, normative che proteggano i minori testimoni di episodi di violenza. Partendo da questa considerazione l’Associazione Differenza Donna, che dal 1992 gestisce i centri antiviolenza nella Capitale,  si è fatta promotrice della nascita di un primo concreto strumento operativo. Il progetto pilota, applicato come primo esperimento alla città di Roma, è stato sottoscritto dal Tribunale Ordinario, dal Tribunale per i minorenni, dal Tribunale Penale, Questura, Prefettura, Policlinico Tor Vergata, Policlinico Umberto I, Ospedale Pediatrico Bambin Gesù e Ospedale San Gallicano.  Alla base del progetto i dati allarmanti di una ricerca svolta dall’Associazione Differenza Donna su un campione di 78 minori, testimoni di angherie familiari. Disturbi del sonno, comportamenti aggressivi, iperattività, depressione, difficoltà di socializzazione sono solo alcuni dei possibili  effetti della violenza e di modalità più diffuse con cui si manifesta il disagio.

Psicologi e avvocati dell’Associazione Differenza Donna da anni sostengono a gran voce che non occorrano lividi e ferite patiti direttamente sulla propria pelle per rimanere segnati tutta la vita e che i minori testimoni di violenza debbano essere aiutati e trattati con la medesima profilassi utilizzata per i bambini vittime dirette di violenza. Le aggressioni in casa, spiega il Presidente dei minori, Melita Cavallo, sono in continua crescita e si rende dunque sempre più urgente l’allontanamento dei bambini dagli ambienti familiari, e non, in cui vengono compiute violenze.Il testo del protocollo impegna, infatti, le istituzioni coinvolte a collaborare efficacemente ciascuna nel proprio ambito, su fronti diversi ma decisivi: completezza e rapidità degli interventi, esaustività dei dati ottenuti, specializzazione degli operatori e delle procedure. Spesso proprio le istituzioni che dovrebbero dare risposte non sono all’altezza del proprio compito e sottovalutare, delegare, rimandare e non comunicare diventano i comportamenti più abituali.  In questo modo sarà possibile creare una rete di mutua informazione sui maltrattamenti di donne e minori, agendo con rapidità ed efficacia e, al tempo stesso, fornendo ai tribunali indicazioni non solo sui casi di violenza, ma anche su eventuali e adeguati provvedimenti di tutela.

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