World University Rankings: gli atenei italiani hanno bisogno di più “appeal”
Pubblicato da Pamela giovedì, 28 gennaio 2010 | Rubriche: IN-ternazionalizzazione, L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizie
Si è tenuto nei giorni scorsi, presso la sala Ferri della Facoltà di Giurisprudenza, il workshop dal titolo “Valutazione della Ricerca” alla luce del World University Ranking di QS, il sistema di valutazione universitaria focalizzato sulla comparazione internazionale tra Campus universitari. Il sistema intende offrire allo studente una conoscenza reale delle potenzialità di ciascun Ateneo investendo così al meglio sulla propria carriera lavorativa. Leggi tutto
di Federica Lorini
«Il processo di globalizzazione ha cambiato il modo di fare business, il modo di pensare e il nostro modo di acquisire informazioni. Le imprese, piccole o grandi che siano, non sono in concorrenza solo a livello locale o nazionale bensì globale alimentando la “guerra dei talenti”, la corsa all’acquisizione, da parte delle organizzazioni, dei migliori futuri leader. Le Università sono, per tradizione, la principale fonte di giovani talenti e, per necessità, protagoniste sempre più agguerrite nella competizione e nel raggiungimento di obiettivi di business». Con queste costatazioni ha esordito Dario Consoli, Manager della Qs Ldt per l’Italia e consulente del Politecnico di Milano per la commercializzazione. Da qui la necessità del World University Ranking, il sistema di valutazione al quale sono stati sottoposti tutti gli Atenei del mondo e i cui risultati sono stati pubblicati dai maggiori quotidiani mondiali. Storia, finalità e metodologia vengono illustrati da Ben Sowter, coordinatore del the QS World University Rankings a livello mondiale. Si tratta di un sistema di valutazione fondato su quattro pilastri: qualità della ricerca, qualità dell’insegnamento, tasso di occupabilità e International Out look, ossia capacità di creare partnership e visibilità internazionali. Il lavoro iniziato nel 2001 ha portato, lo scorso anno, la QS a stilare l’intera classifica degli Atenei secondo sei fattori: Peer Review, Recruiter Review, Student Faculty Ratio, International Faculty, International Students e Citations per Faculty. Una classifica che ha evidenziato le carenze degli atenei italiani per quel che riguarda le nuove tendenze di commercializzazione e business. Quale potrebbe essere la soluzione? Entrambi i relatori hanno evidenziato la necessità, per gli atenei italiani, di focalizzare l’attenzione su ranking più appetibili, sia al livello nazionale che internazionale, concentrando le proprie forze su pochi ma chiari obiettivi.
«Pensare di raggiungerli tutti in breve tempo sarebbe utopia ma è bene che le università inizino a fare opera di “commercializzazione” e sponsorizzazione delle proprie strutture, del proprio modo di creare “sapere”, della capacità di allocazione dei propri laureati e del proprio patrimonio studentesco e non – conclude Ben Sowter. – «E’ fondamentale saper attrarre ed esportare studenti e docenti da e in tutto il mondo, tener conto delle proprie dimensioni e degli indicatori di rapporto tra personale docente, personale non docente e numero dei discenti e soprattutto saper comunicare nel modo più efficace possibile, sia a livello locale che internazionale, i propri obiettivi». E Tor Vergata sembra voler accogliere la sfida.

