Cannabis, a rischio la fertilità maschile
Pubblicato da admin mercoledì, 27 gennaio 2010 | Rubriche: Home, IN-ricerca, impresa e territorio, Le altre notizie
Da anni si parla degli effetti che le sostanze cannabinoidi, principali costituenti della marijuana, possono avere sull’organismo. Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università Roma “Tor Vergata” e del Consiglio Nazionale delle Ricerche confermerebbe il legame tra l’abuso di queste sostanze e l’infertilità maschile. Intervista alla prof.ssa Paola Grimaldi. Leggi tutto
di Federica Lorini
L’esposizione alla cannabis, a lungo andare, potrebbe interferire con la formazione degli spermatozoi. Lo confermerebbe lo studio Endocannabinoid system and pivotal role of the CB2 receptor in mouse spermatogenesis pubblicato sulla rivista internazionale Pnas. Lo studio – condotto in collaborazione tra ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche – Istituto di chimica biomolecolare (Icb-Cnr), Istituto di cibernetica (Ic-Cnr) e Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr) – e dell’Università “Tor Vergata” – apre nuove prospettive sulla comprensione dei fenomeni di azospermia e oligospermia (diminuzione o totale assenza di spermatozoi) in particolare in quei pazienti che presentano normale assetto cromosomico e assenza di difetti genetici noti o patologie occlusive. Ne abbiamo parlato con uno degli autori della ricerca, la prof.ssa Paola Grimaldi, docente di Anatomia Umana alla facoltà di Medicina e Chirurgia Università “Tor Vergata”.
Prof.ssa Grimaldi nell’ultimo decennio si è assistito ad un aumento progressivo dell’incidenza dell’infertilità della coppia, quali sono le percentuali?
Secondo le stime dell’OMS l’infertilità interessa il 15% della popolazione potenzialmente fertile, ma esiste una tendenza ad un aumento di tale incidenza nei prossimi anni, dovuto principalmente allo stile di vita e all’inquinamento ambientale. Su scala mondiale significa che circa 80 milioni di persone soffrono di questo problema, e che una coppia su sette ha problemi di concepimento, ma nei prossimi anni questo numero potrebbe salire a una coppia su tre. Già negli ultimi trenta anni si è osservato un trend negativo nella fertilità e, negli Stati Uniti, la percentuale di pazienti non fertili è passata da circa il 6% nel 1976 al 9-10% nel 1982, fino all’attuale 12-15%. Fattori femminili e fattori maschili rappresentano al 50% le cause dell’infertilità della coppia, ma è particolarmente preoccupante la crescita dell’infertilità maschile dovuta ad una diminuzione sia della quantità che della qualità degli spermatozoi.
Lo studio condotto ha dimostrato che una delle cause dell’oligospermia potrebbe essere riconducibile al cattivo funzionamento del sistema endocannabinoide. In che modo l’abuso di cannabis può interferire?
Nel nostro studio abbiamo dimostrato l’esistenza di un sistema endocannabinoide (cioè il
sistema su cui agisce anche la marijuana)funzionalmente attivo nelle cellule germinali maschili del topo. Tale sistema è costituito da molecole lipidiche endogene che si legano a specifici recettori e attivano un sistema di segnalazione all’interno della cellula che conduce ad una risposta cellulare. In questo lavoro è stato dimostrato per la prima volta che, nel testicolo, le cellule germinali, che differenziano fino alla formazione degli spermatozoi, possiedono di per sé un sistema endocannabinoide completo e che il recettore di tipo CB2 è coinvolto nell’induzione del differenziamento in vitro. E’ possibile quindi che in vivo questo sistema contribuisca a regolare correttamente la spermatogenesi e che sue alterazioni possano portare ad una riduzione del numero di spermatozoi (oligospermia). I principi psicotropi contenuti nella cannabis, poiché sono in grado di legare gli stessi recettori degli endocannabinoidi, vanno ad interferire con il corretto funzionamento di questo sistema modificando così il normale output spermatogenetico.
In caso di accertato cattivo funzionamento del sistema endocannabinoide è possibile, per una coppia, ricorrere alla fecondazione assistita? Ci sono controindicazioni?
Sebbene ancora non siano stati fatti studi sulle alterazioni del sistema endocannabinoide associate a oligospermia, qualora si accertasse un malfunzionamento di questo sistema in una coppia infertile, è possibile ricorrere alla tecnica della fecondazione assistita, che è ormai ampiamente utilizzata ma che, come noto, presenta come controindicazione principale la trasmissione ai figli delle alterazioni genetiche. E’ tuttavia da considerare la possibilità di utilizzare, nel futuro, nuove terapie che si basino su trattamenti farmacologici con molecole capaci di legarsi e attivare il recettore CB2 . Diversi studi condotti in vivo hanno già evidenziato che è possibile modulare il sistema endocannabinoide con questi farmaci e fanno ben sperare sul loro utilizzo nel caso di malfunzionamento del sistema endocannabinoide nella spermatogenesi.

