Rinnovabili sì, ma con Ricerca
Pubblicato da Pamela lunedì, 25 gennaio 2010 | Rubriche: IN-ricerca, impresa e territorio, L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizieSolare termico, fotovoltaico, eolico, biomasse: il futuro delle energie rinnovabili è nella Ricerca.Il divario tra potenze installate ed energia prodotta, emerso da uno studio condotto sui dati del Gestore Servizi Elettrici, non sembra infatti assicurare un contributo significativo per l’energia di domani. Inoltre, dal punto di vista industriale e sociale, l’incentivazione indiscriminata rischia di creare un’occupazione effimera - Leggi tutto
Energie rinnovabili: opportunità di ricerca e di business, ma gli obiettivi posti da molti governi nel settore non sembrano del tutto realizzabili. Ne abbiamo parlato con il prof. Angelo Spena, direttore dei laboratori di Fisica tecnica ambientale dell’Università Tor Vergata di Roma e coordinatore del dottorato in ingegneria delle fonti di energia. Uno studio condotto sui dati del Gse, Gestore Servizi Elettrici, tra il 2004 al 2008, sulla produzione ottenuta dalle potenze incentivate in Italia, dividendo kilowattora prodotti all’anno per kilowatt installati in modo da far emergere l’ordine di grandezza delle ore di funzionamento, ha rilevato che il solare termico e il fotovoltaico oscillano intorno al migliaio di ore l’anno. Va un po’ meglio l’eolico, con poco più di 1.500 ore. La buona notizia arriva dalle biomasse, con 4.000-5.000 ore. Tenendo conto che in un anno ci sono 8.760 ore e che una centrale termoelettrica a carbone funziona per 7.000 ore, quindi per l’80% del tempo disponibile, i dati consuntivi veri delle producibilità monitorate mostrano che in Italia, all’atto pratico, per ottenere 1 kilowattora dal vento o dal sole occorre installare una potenza da cinque a sette volte più grande di quella di una centrale tradizionale.
“Gli impianti fino ad oggi incentivati sono da considerare sostanzialmente dimostrativi ma ben poco contributivi alla copertura dei fabbisogni energetici” commenta il prof. Spena. “Irrinunciabile risorsa le fonti rinnovabili, ma non con le filiere attuali. Molte di queste tecnologie non appaiono meritevoli di incentivazione né commerciale né industriale, per la evidente ragione che, tal quali, non sono in grado di innescare alcun circolo virtuoso. Una totale revisione dei criteri, delle strategie e dei settori oggetto di incentivazioni, non più indiscriminatamente elargibili, è ineludibile. Ed è soprattutto urgente trasferire gran parte degli investimenti dalla incentivazione di tecnologie odierne poco produttive alla ricerca di rinnovabili di nuova generazione. E’ questa la grande sfida che attende l’Università e i centri di ricerca”. Si va così ponendo la seria questione se per l’Italia possano così costituirsi nel comparto delle rinnovabili valide e solide prospettive industriali e occupazionali. Se infatti le rinnovabili difficilmente, da sole, possono fornire tutta l’energia di domani, quale può essere allora il loro peso specifico? “Prima di fare partire una filiera industriale che si regge solo sugli incentivi - spiega il prof. Spena - occorre fare una attenta riflessione. Una fonte rinnovabile deve soddisfare anzitutto un prerequisito quantitativo, la sua sostenibilità cioè passando da dimensioni di nicchia a dimensioni globali: deve in altre parole esserci abbastanza silicio, abbastanza biomassa, abbastanza litio, abbastanza superficie per i pannelli ecc., anche su larga scala, non solo su quella dimostrativa. E poi deve possedere insieme tre requisiti: costo, durata, efficienza.” Se solo uno di questi non c’è, salta tutto. Il malfunzionamento e problemi di sistema, la geografia del Paese e le analisi preventive, troppo semplicistiche e ottimistiche, che trascurano spesso gli aspetti prestazionali, sono i principali fattori responsabili della bassa producibilità delle potenze installate. ”Una incentivazione indiscriminata produrrebbe occupazione effimera - continua Spena - Se investiamo tutto in incentivi rischiamo di creare un mercato che non cammina con le sue gambe. A parte l’impiantistica termotecnica per le biomasse e l’elettromeccanica per l’eolico, ben radicate e riconvertibili nel tessuto industriale italiano, credo che per il resto occorra monitorare bene l’esistente e dare più risorse alla ricerca”. Tra i filoni più promettenti, l’integrazione dei captatori solari negli edifici, sia sui tetti che sulle facciate, e l’eolico off-shore (in mare), che può sfruttare venti maggiori.

