Università olandese di Dartmouth, buchi neri in laboratorio
Pubblicato da Pamela mercoledì, 28 ottobre 2009 | Rubriche: Fiori di Campus, Le altre notizie
Buchi neri riprodotti in laboratorio. E’ questa l’intenzione di un gruppo di fisici dell’università olandese di Dartmouth. “Riprodurre in miniatura questi giganteschi oggetti cosmici – hanno spiegato alla rivista Physical Review Letters – permetterà di verificare le teorie sulla loro attività” Leggi tutto
di Pamela Pergolini
Non è il primo tentativo di riprodurre i buchi neri in laboratorio, ma nessuno fino ad ora si è rivelato efficiente. I fisici olandesi affermano di aver messo a punto un sistema in grado di verificare la teoria dell’astrofisico Stephen Hawking, che risale a 35 anni fa, secondo la quale i buchi neri sono privi di attività ed emettono fotoni (particelle di luce) nella cosiddetta radiazione di Hawking. I ricercatori hanno ricostruito un campo magnetico attraversato da impulsi di microonde e corredato da dispositivi superconduttori a interferenza quantistica che possono esplorare l’eventuale radiazione emessa dal buco nero secondo le previsioni di Hawking.
Stephen William Hawking, nato ad Oxford nel 1942 è un matematico e astrofisico britannico fra i più importanti e conosciuti del mondo. Nel 1974 ha dimostrato che dal punto di vista termodinamico i buchi neri sono corpi neri e obbediscono alle leggi della termodinamica: posseggono una temperatura e un’entropia definite dal loro campo gravitazionale dalla loro superficie. Quindi i buchi neri dovrebbero irradiare particelle con una temperatura e un’entropia definite. Questa irradiazione però porta in un tempo finito alla progressiva diminuzione di massa e quindi alla cosiddetta “evaporazione” completa del buco nero, anche se ancora non è chiaro il possibile risultato finale dell’evaporazione. Ad oggi questa resta ancora una teoria da verificare.
I buchi neri sono gli unici oggetti celesti che non possono essere studiati direttamente in alcun modo, dato che non emettono radiazione di nessun tipo. Solo le nostre conoscenze di fisica e matematica ci permettono di immaginare come sono fatti. La loro esistenza, infatti, è prevista dalla teoria della Relatività generale di Einstein.Tuttavia, esistono delle evidenze indirette dell’esistenza dei buchi neri. Quando un buco nero fa parte di un sistema binario di stelle, esso strappa il gas più esterno della compagna e lo risucchia. Questo gas si mette in rotazione, formando un disco attorno al buco nero, che ruota anch’esso sul proprio asse; da questo disco, pian piano cade dentro al buco nero. Durante la caduta, la materia raggiunge altissime temperature ed emette raggi X: è proprio attraverso questa radiazione che un buco nero può essere rivelato.

