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L’oro di Roma: Lizzani, il cinema e la memoria storica

Pubblicato da Pamela giovedì, 22 ottobre 2009 | Rubriche: Cultura, Spettacoli & Sport, L'Ateneo IN & OUT, Le altre notizie

Il 16 ottobre 1943, 1259 cittadini romani vennero deportati nei campi di concentramento. Quel giorno è stato ricordato con la proiezione del film L’oro di Roma (1961) firmato da Carlo Lizzani, all’Auditorium “Ennio Morricone”, Facoltà di Lettere e Filosofia. Tra i presenti, il regista, Giulia Sermoneta, con la sua testimonianza diretta, e studenti di diverse scuole romane. Leggi tutto

di Antonio Valerio Spera

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La memoria delle drammatiche deportazioni da parte dei nazisti è spesso cupa e lacunosa. Il ricordo di questi tragici eventi deve rappresentare un insegnamento a non ripetere certi errori, che sono una nefandezza per la razza umana. Per questo, giornate come queste sono importanti: perché le nostre azioni del presente sono costruite sulle esperienze del passato”. Con queste parole, il Rettore Renato Lauro ha commentato e introdotto l’incontro che si è tenuto il 16 ottobre scorso alla facoltà di Lettere.

 ”Io mi sono salvata – ha dichiarato con molta emozione Giulia Sermoneta – Mio padre era già andato via di casa con i miei fratelli e io e mia madre ci siamo lanciate dalla finestra. Siamo riuscite ad evitare i campi di concentramento. Sono felice di essere qui a raccontare la mia esperienza, perché queste cose non devono accadere più”.

Ricordare per non ripetere più gli errori del passato: è stato questo il messaggio principale del Preside Rino Caputo rivolto agli studenti di diverse scuole romane presenti in sala.  Carlo Lizzani ha raccontato al pubblico la genesi del film, tenendo a precisare che la pellicola rientra in un discorso cinematografico più ampio sulla Seconda Guerra Mondiale e gli anni del Fascismo, discorso che occupa un’importante fetta della sua filmografia: “nella mia carriera, ho tentato di ritrarre molto attentamente la storia italiana del ventennio fascista. Pensate, ad esempio, ad Achtung! Banditi! del 1951, o anche a Cronache di poveri amanti del 1954, in cui raccontavo la nascita del fascismo. Nel 1961, quando ho realizzato L’oro di Roma, avevo dunque alle spalle questi due lavori. Il film, che si ispira al libro di Giacomo Debenedetti, racconta il rastrellamento del ghetto avvenuto il 16 ottobre del 1943. Una volta trovati i finanziamenti – conclude Lizzani -  lo girammo e il film quando uscì ebbe un buon successo, anche grazie al clima di forte cambiamento politico in senso liberal-democratico di quel periodo”.

Proprio sul confronto tra l’opera di Lizzani e il romanzo di Debenedetti, sono intervenuti i docenti Andrea Gareffi (Letteratura italiana) e Myriam Silvera  (Storia e cultura degli ebrei in età moderna), mettendo in evidenza alcune varianti tra il testo scritto e il testo filmico e i molti aspetti della cultura ebraica trattati in entrambi.

Il prof. Giovanni Spagnoletti (Storia e critica del cinema) è intervenuto con una panoramica sul cinema italiano degli anni’60, ricordando il clima politico che ispirava i cineasti del periodo mentre  il prof. Giulio Latini (Comunicazione multimediale) ha sottolineato come L’oro di Roma costituisca un unicum all’interno del gruppo di opere cinematografiche sull’Olocausto: “perché presta una forte attenzione al patrimonio culturale ebraico. A parte altri pochissimi casi, i film sulla Shoà solitamente non si basano su contenuti ebraici. Per questo motivo, mettendo da parte la qualità estetica e stilistica, la proiezione del film di Lizzani è uno dei modi migliori per parlare di memoria”.

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