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Una vera riforma delle università richiede un cambiamento del sistema di governance

Pubblicato da Pamela mercoledì, 22 aprile 2009 | Rubriche: Mondo Università, Politica universitaria

Il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori, lo sviluppo di una cultura della trasparenza, la gestione delle risorse sulla base del merito: così l’università si prepara a cambiare la sua forma di governo. Leggi tutto

di Pamela Pergolini

Non solo autonomia, ma anche responsabilità: il dibattito sulla governance dell’università, in corso in questi giorni in Italia e in altri paesi europei,  mette in evidenza la necessità di una riforma strutturale dell’Università, basata su un nuovo modello di gestione, un nuovo sistema di valutazione e nuove forme di reclutamento di docenti e ricercatori. L’autonomia, principio imposto già dalla Costituzione, è stata introdotta nel nostro sistema universitario dalla «riforma Ruberti» del 1990 (legge 19 novembre 1990, n. 341). Oggi i tempi sembrano maturi per una modifica delle forme di governo degli atenei in grado di rafforzare questa autonomia individuando  responsabilità chiare, assicurando un bilanciamento dei poteri. In attesa che inizi  al Senato l’esame del disegno di legge “Delega al governo per la riforma della governante di ateneo e il riordino del reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori” (Ddl n. 1387), assegnato alla 7° commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) in sede referente il 19 marzo scorso, il dibattito sulla riforma della governance costituisce un punto di importanza centrale nel percorso verso un’università rinnovata. Ma le ragioni che inducono a porre al centro dell’attenzione il problema della governance degli atenei non sono solo quelle legate al buon uso delle risorse come l’allocazione di una parte consistente delle risorse statali sulla base del merito implica che anche all’interno dei singoli atenei vengano ripartite con gli stessi criteri. La riforma del modello di governance è infatti indispensabile per impostare su base nuova il problema del reclutamento e della carriera dei docenti e dei ricercatori: una gestione degli atenei impostata sulla rigorosa valutazione dei risultati, sia per quanto riguarda la didattica che la ricerca, può favorire una selezione degli studiosi strettamente legata al merito. La maggior parte degli statuti degli atenei mantiene ancora l’impianto originario, quello cioè adottato nei primi anni Novanta, fondato, in sostanza, sull’innesto delle rappresentanze delle diverse categorie di professori, ricercatori e personale tecnico-amministrativo nella tradizionale organizzazione di governo dell’università, sia con riguardo agli organi centrali di governo, sia con riferimento alle strutture di base. Tra le azioni prioritarie di un nuovo sistema di gestione dell’università: sviluppare una cultura della accountability verso l’esterno, incentrata soprattutto sulla comunicazione trasparente dei risultati ottenuti nelle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico e dei finanziamenti esterni acquisiti; distinguere  in modo netto tra le funzioni del Senato Accademico e del Consiglio di Amministrazione, snellendo i processi decisionali e, in particolare, integrando maggiormente la gestione della didattica e della ricerca attraverso processi di riorganizzazione dell’articolazione interna all’ateneo; ridefinire il ruolo del rettore, creando le condizioni affinché questi possa realmente assumere la piena responsabilità delle sue decisioni, limitare a non più di due mandati e comunque un massimo di 6 e 8 anni rispettivamente, la permanenza in carica di presidi e rettori.

Le linee guida del governo per l’Università

Governance delle Università – Le proposte della Crui

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